IL LIBRO DI ROBERTO ALAJMO: QUELL’ESTATE DEL ’78 di Antonio Papalia

5 agosto 2018 Senza categoria

Di Antonio Papalia – Parlare di vicende intime, specie se dolorose, è certo una delle cose più difficili di questo mondo. Solitamente si tende a nasconderle, specie agli estranei, perché sono nostre, interamente nostre. Lo si fa pure per proteggerle. Ma anche per difendersi. “L’estate del ‘78” di Roberto Alajmo (Sellerio editore), che oggi ho finito di leggere, è invece un libro in cui lo scrittore quando parla di sé e della sua famiglia, e soprattutto di sua madre e dei suoi rapporti con lei, non si censura. Di Elena sua madre, ne parla con distaccato amore, che si sente tutto e se ne sente pure la sofferenza. Nel libro la chiama per nome, cita di lei debolezze e talenti, fino alla sua crudele morte prematura, senza tirarsi indietro quando deve mettere a nudo le complessità del loro rapporto, e del rapporto di Elena con gli altri e con la vita. Un libro difficile e coraggioso, di cui mi piace ora riportare ciò che credo spieghi il motivo per cui Alajmo non ha potuto fare a meno di scriverlo. «Ci sono dispiaceri piccoli e grandi nella vita. Certuni sono i dolorini che si avvertono toccando la parte indolenzita, magari con l’unico scopo di vedere se fa ancora male. E: sì. L’unica è non pensarci, pensare ad altro. In fondo non fa tanto male se non lo tocchi. Allora basta non toccarlo, no? Ma magari adesso che è passato un po’ di tempo non fa più male. Proviamo. Fa ancora male.» È un libro da leggere.

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