“TERZO LIVELLO”: MESSINA SENZA ACQUA E LA BARRILE CERCAVA L’ACQUA PER SERGIO BOMMARITO…

5 agosto 2018 Senza categoria

di EDG – Abbiamo già scritto del rapporto tra la ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile e Sergio Bommarito, titolare della Fire s.p.a., società leader nel recupero crediti stragiudiziali, principalmente attraverso il sollecito telefonico e l’esazione domiciliare. Dall’attività di intercettazione infatti emergeva una “relazione di cointeressenza tra i due indagati in forza della quale costoro si scambiavano favori reciproci”. “La Barrile, in particolare, si adoperava – come scrive il gip Leanza nell’ordinanza – per agevolare l’iter burocratico di talune pratiche di interesse del Bommarito, chiedendo, e spesso ottenendo, in cambio di posti di lavoro per persone a lei vicine o sponsorizzazioni a favore di società di suo interesse”.

Tra gli episodi raccontati nell’ordinanza ce n’è uno che ci fa tornare in mente uno dei periodi più neri della storia recente della città di Messina, la gravissima crisi idrica che fece rimanere per settimane a secco i rubinetti delle case dei messinesi. Anche in questo caso il Bommarito, tra una promessa e l’altra, non perse l’occasione per approfittare dell’interlocuzione “e chiedere a sua volta un favore alla Barrile, ovvero una fomitura di acqua che gli consentisse, in un momento in cui la città attraversava una grave crisi idrica, di tenere aperte le sue attività economiche (“ti volevo dire… qua io rischio di chiudere perché sono… nonostante cerco di comprare autobotti d’acqua…non . non se ne trovano più… eee… perché qua è un problema… che c’è ne vuole un sacco… ce ne vuole almeno 8000 (ottomila) litri al giorno… io ne consumo 10.000 (diecimila) litri al giorno… quindi magari 8.000 (ottomila) litri…ora…stiamo cercando di risolverlo…ma la cosa è diventata seria…)”.

Come scrive il gip, “la Barrile, compresa al volo la richiesta (“vediamo se te lo posso mandare io?…), si attivò nell’immediatezza, contattando sia Leonardo Termini, presidente dell’Amam, che Natale Micali, titolare della ditta “Intercontinentale” che svolgeva numerosi lavori per conto di Amam, ma riceveva risposte negative, poiché la situazione di emergenza era tale da non consentire ai due soggetti interpellati di far fronte alla sua richiesta. Evidente dispiaciuta di non essere riuscita a favorire l’imprenditore, qualche giorno dopo l’indagata si informava via messaggio se l’emergenza fosse risolta (“come sei ad acqua… “Quando ti è arrivata?”)”.