“TERZO LIVELLO”: QUEL RAPPORTO MAI INTERROTTO DI EMILIA BARRILE CON I PINTO VRACA

5 agosto 2018 Senza categoria

DI EDG -Nell’inchiesta “Terza Livello”, che ha portato agli arresti domiciliari l’ex consigliera comunale Emilia Barrile, torna agli onori della cronaca una vecchia conoscenza come Carmelo Pinto Vraca, già indagato per corruzione in una vecchia indagine (l’inchiesta per entrambi, è bene precisarlo, venne archiviata), assieme proprio alla candidata a sindaco nelle ultime amministrative e ora agli arresti domiciliari.

La Barrile, allora consigliera circoscrizionale dellʼUdc, in vista delle elezioni amministrative del 2008, tenne contatti con politici e imprenditori. E con Melitta Grasso, la moglie dell’ex rettore dellʼateneo, Franco Tomasello. I telefoni dei suoi interlocutori sono intercettati. I magistrati chiedono ed ottengono di intercettare anche la sua utenza telefonica. Indagata per corruzione, il nome di Emila Barrile finisce sul registro degli indagati unitamente a quello di Carmelo Pinto Vraca, imprenditore di Patti che secondo lʼipotesi degli inquirenti si era aggiudicato due cottimi fiduciari per la manutenzione delle strade comunali, in maniera non proprio ortodossa, grazie allʼaiuto dellʼallora consigliere circoscrizionale e dei suoi contatti politici. Il 4 dicembre del 2007 Emilia Barrile è nellʼauto di Pinto Vraca. L’intercettazione, così come la notizia dell’inchiesta, è riportata dal settimanale centonove in un articolo di Michele Schinella: «Ho un appuntamento con la moglie del rettore», comunica la Barrile. “E che deve fare?”, chiede Pinto Vraca: “Eʼ una cosa un pò losca che io so… E loro sanno che io so… che se esce questa cosa al largo li denunciano, li arrestano… perciò li sto mettendo sotto scopa. Perchè lʼunica che potrei tirare una denuncia sono io! Perchè questi mi conoscono, me lo hanno raccontato ed io glielo ho detto a loro. Potrebbe essere per una cosa futura perchè se io gli faccio questo favore un domani…”. La dipendente di Unilav si era procurata lʼappuntamento con la moglie del rettore qualche giorno prima. “Dottoressa Grasso», esordisce la Barrile il primo dicembre 2007. «Uhei, bella dimmi», risponde Melitta. «Senta dovrei parlare con lei», incalza Emilia. «Chi succidiu gioia», domanda Melitta. «Le devo dire una cosa. Mi hanno detto che cʼè lei in questa cosa e se dovesse andare avanti le potrebbe creare … fastidi». La Barrile collabora al patronato di Gravitelli e si dà da fare. Qualche giorno dopo aver incontrato Melitta Grasso è ancora in auto con Carmelo Pinto Vraca: «Ora devo sistemare…Forse sto sistemando la moglie di Lillo», confida il 12 dicembre, intercettata dalla cimice, a Pinto Vraca. «Lillo chi…Ahhh Giusy», ribatte lʼimprenditore. «Glielo avevo promesso. A Lillo gli sistemo sua moglie al Policlinico universitario! Perchè è una promessa fatta! E poi vediamo la moglie di Franco cosa non si merita». «Franco chi?», la incalza lʼamico imprenditore. «Lisa, quello che mi ha dato le… ». Il 30 dicembre invece il consigliere comunale del Pd è al telefono con Giuseppe Pansino, legale rappresentante dellʼOskar Brill srl, società che allʼepoca era titolare dellʼappalto di pulizia dellʼUniversità: «No… niente poi mi devi trovare un paio di posti di lavoro vedi ah», dice a Pansino. Che risponde: “Va bene ma questa poi in ogni caso sarà un programma di lavoro che non dipende dal nostro rapporto». Lʼattuale consigliere comunale taglia corto: «Certo quella è una programmazione pre elettorale». Dʼaltro canto, Emilia Barrile sa che può contare su Giuseppe Pansino, che qualche anno fa fu prima incriminato con lʼaccusa di avere corrotto un funzionario del Policlinico e poi prosciolto, aveva già chiesto altri favori: «Mio cugino, non quello che hai assunto, un altro ce lʼha con me. Dice perchè a lui lo hai fatto assumere e a me no», spiega, in un passaggio di altra conversazione allʼimprenditore di origini napoletane.

“TERZO LIVELLO”  – Insomma, la musica non cambia. Mentre allora i magistrati non ritennero di rilievo penale le intercettazioni e quei rapporti di ‘do ut des’ comuni al modus operandi della Barrile, questa volta lo stesso modo di agire l’ha portata invece agli arresti domiciliari.

AMAM – Secondo la Procura la Barrile è riuscita a costituire un vero e proprio “cartello” di imprese amiche, da iscrivere negli elenchi formati dall’Amam, al fine della partecipazione alle gare d’appalto.

“Si inquadrano in questo sistema gli inserimenti nell’albo dei fornitori dell’azienda pubblica della “Mercuria s.r.l.”, società facente capo a Francesco Clemente, e delle imprese “Loveral” e “Megaedil” riconducibili proprio a Carmelo Pinto Vraca e al figlio Alessandro (che non sono indagati), inserimenti entrambi fortemente caldeggiati dalla Barrile”. L’attività investigativa rivelava l’esistenza “di una stretta relazione caratterizzata da ripetuti scambi di favori tra l’indagata e la famiglia dei Pinto Vraca. Nel corso di una eloquente conversazione la Barrile rappresentava all’Ardizzone di avere individuato per i Pinto Vraca, che erano interessati ad aprire un centro di compostaggio di rifiuti, dei capannoni siti nell’Area di Sviluppo Industriale della città, a Larderia, e gli riferiva che costoro avevano versato a una sua nipote la non indifferente somma di cinquecento euro: inoltre, all’interlocutore che le chiedeva se lei avesse percepito direttamente qualcosa, la donna spiegava che ogni anno gli imprenditori in questione depositavano la somma di cento euro presso una pasticceria, che lei utilizzava per fare regali a soggetti riferibili al suo patronato”. In un’altra circostanza la Barrile sollecitava Carmelo Pinto Vraca, che si dimostarva disponibile, affinché assumesse presso le sue imprese un tale Lillo, “ti volevo dire se ci potevi mettere la buona parola…”. Ancora da un altro dialogo oggetto emergeva che i Pinto Vraca si erano offerti di sostenere politicamente la Barrile, mettendola in contatto con Marcantonio Pinto Vraca, un loro parente candidato alle elezioni politiche del 2013 (“…che questo lavora ed è impelagato in tutti i posti, è vero, perché me lo ha detto suo zio, che ha lavori a non finire… può essere uno che conosce persone vicine a lui a Messina per avere rapporti, dice che ogni cosa è sempre sostanza!!!).

Le verifiche condotte dall’organo inquirente conducevano a riscontare “delle patenti anomalie almeno in una delle procedure di gara indette dall’Amam cui avevano preso parte le imprese dei Pinto Vraca, procedura, si badi bene conclusasi con l’aggiudicazione della commessa da parte proprio della “Universo e Ambiente” della Barrile”. Nello specifico si fa riferimento alla procedura per l’affidamento del “servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria delle fontane monumentali di Messina, anno 2013”). Delle cinque ditte individuate per partecipare alla gara, ben due, la “Megaedil” e la “Pinto Vraca Carmelo” erano riconducibili alla famiglia Pinto Vraca ed entrambe venivano escluse per “aver commesso errori materiali alquanto sospetti per la loro banalità”.

“Il complesso degli elementi appena evidenziati vale pertanto a comprovare come le peculiari modalità di svolgimento della gara incriminata, lungi dall’essere frutto di casualità o di strategia occasionale, siano espressione di una ben rodata prassi operativa posta in essere dalla Barrile e dall’Ardizzone con la complicità del sodale Luciano e del compiacente Leonardo Termini”.