Mafia dei ‘barcellonesi’ : Si pente Aurelio Micale

26 agosto 2018 Senza categoria

Di Leonardo Orlando – Un nuovo pentito di mafia ha infranto la barriera del silenzio che protegge la criminalità organizzata. Ad aver iniziato la sua collaborazione con la giustizia è il barcellonese Aurelio Micale, 40 anni, considerato uno dei più temibili sicari della famiglia dei “Barcellonesi”. Avrebbe partecipato a diversi efferati omicidi di mafia, tanto da essere considerato da inquirenti un esponente di primo piano.

Dalle indagini emerge che Aurelio Micale, fino al 2013 rimasto nell’ombra, quasi uno sconosciuto, sarebbe stato una sorta di luogotenente di Nino Calderone inteso “Caiella”; quest’ultimo uno dei maggiori esponenti del braccio armato della mafia barcellonese, numero due del temuto “gruppo di fuoco” di Pozzo di Gotto, secondo soltanto all’ex boss Carmelo D’Amico.

Il nuovo collaboratore di giustizia Aurelio Micale, che ha iniziato a collaborare con i magistrati della Procura distrettuale antimafia di Messina, era stato arrestato per mafia la prima volta il 10 luglio del 2013, nell’operazione “Gotha IV” per la quale sta ancora scontando la condanna definitiva per associazione mafiosa alla pena di 6 anni e 8 mesi di reclusione. Tuttavia, per le accuse più gravi che riguardano le esecuzioni di morte e la partecipazione a ben sei omicidi in stile mafioso, l’ultimo l’uccisione spietata del 23enne Giovanni Isgrò, eseguita da un commando in via Garibaldi a Barcellona la sera del primo dicembre 2012 all’interno di un salone da barba. Per questo suo ultimo omicidio, Aurelio Micale sarebbe stato uno dei due sicari (l’altro era Domenico Chiofalo, che nutriva rancori nei confronti della giovane vittima) che facendo irruzione all’interno della barberia hanno aperto il fuoco contro il giovane indifeso che si trovava in compagnia degli amici di sempre, tra cui i rampolli di boss storici della città del Longano che quella stessa sera fecero di tutto, una volta portati in caserma dai carabinieri, per far trapelare in maniera confidenziale i loro sospetti sull’identità dei sicari.

Micale otto mesi dopo questo efferato delitto fu arrestato soltanto per la sua partecipazione all’associazione mafiosa dei “Barcellonesi”. Successivamente, grazie alle indagini sia di polizia che avevano racconto le confidenze degli informatori vicini a mafiosi e dei carabinieri, i quali avevano intercettato già subito dopo il delitto i colloqui degli amici di Giovanni Isgrò che facevano i primi nomi sui possibili componenti del gruppo di fuoco, ma anche grazie soprattutto all’apporto dei più importanti pentiti di mafia che nel frattempo avevano la decisione di intraprendere la collaborazione con la giustizia, per la successiva operazione antimafia, Gotha VI, scattata all’alba del 3 febbraio scorso a seguito delle indagini degli allora sostituti procuratori della Dda Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio, che hanno portato all’incriminazione di 18 persone, 5 delle quali gli stessi pentiti che si autoaccusavano dei delitti. L’indagine, grazie alle rivelazioni dei 5 pentiti, ha fatto luce su 17 omicidi e un tentato omicidio. Il giudizio abbreviato scelto solo da 8 imputati, ha già portato alle prime condanne. Per gli altri 10 imputati, tra i quali spicca il nome di Aurelio Micale, che hanno scelto di essere giudicati con il rito ordinario, il relativo processo è ancora pendente in Corte d’assise e riprenderà il prossimo 15 settembre, udienza nella quale la pubblica accusa potrebbe chiedere di citare quale testimone lo stesso nuovo collaboratore di giustizia che in questo processo risponde di aver fatto parte dei diversi gruppi di fuoco di ben sei omicidi, due come sicario protagonista, gli altri quattro con il ruolo di “pilota” di potenti motociclette utilizzate dai sicari per eseguire i delitti secondo le modalità più rapide possibili e per la successiva fuga dalle scene in cui si erano consumate le uccisioni ordinante dalla mafia.

Da ultimo, Aurelio Micale ha avuto una ennesima ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’ultima operazione antimafia, la “Gotha VII”, eseguita il 24 gennaio scorso. Rassegnaweb da gazzetta del sud

 

Chi è

Fino a poche settimane fa Aurelio Micale, conosciuto nell’ambiente criminale di Barcellona con lo pseudonimo di “chiocchio”, tanto che alcuni collaboratori ne indicano solo il soprannome, si trovava rinchiuso al “41 bis”, in regime di carcere duro, relegato in isolamento nell’ala di massima sicurezza del carcere di Novara. Infatti nello scorso mese di marzo, mentre era ristretto nel carcere di Tolmezzo, in Carnia nell’alto Friuli, con decreto dell’allora ministro della Giustizia, Andrea Orlando, era stato destinato al circuito dell’alta sicurezza previsto dall’ordinamento penitenziario. Di certo il nuovo regime carcerario e le prospettive di vita avranno influito sulla decisione di Micale di intraprendere il percorso della collaborazione con l’autorità giudiziaria per i fatti di mafia che hanno riguardato gli ultimi 20 anni di storia recente vissuti sul martoriato territorio di una città che resta ancora ostaggio delle azioni scellerate della mafia.

Aurelio Micale, infatti, nonostante la giovane età (ha 40 anni) oltre all’omicidio di Giovanni Isgrò, l’ultimo della serie commesso il 1° dicembre 2012 nel salone da barba di Barcellona e al quale presero parte oltre allo stesso Micale, il secondo sicario Domenico Chiofalo, e gli altri sodali che collaborarono al delitto che sono Antonino Calderone (del 1988), Antonino “Caiella” Calderone (del 1975) e Franco Munafò, è accusato di aver partecipato, accompagnando e prelevando dai luoghi dei delitti Antonino Calderone inteso Caiella, al “commando” che a Barcellona ha ucciso altre cinque persone: Giovanni Catalfamo, avvenuto il 29 settembre 1998, che sarebbe stato commesso assieme ad Antonino Calderone inteso “Caiella” e dai fratelli Carmelo e Francesco D’Amico; omicidio Antonino Sboto al quale furono anche mozzate le mani, avvenuto il 3 maggio 1999, a cui parteciparono Antonino “Caiella” Calderone, ed i fratelli Carmelo e Francesco D’Amico; omicidio Fortunato Ficarra, avvenuto a Santa Lucia del Mela il 1° luglio 1998, a cui presero parte Antonino “Caiella” Calderone, Pietro Nicola Mazzagatti ed i fratelli Carmelo e Francesco D’Amico; omicidio Mimmo Tramontana, avvenuto il 4 giugno 2001 a Calderà, al quale parteciparono anche Salvatore “Sem” Di Salvo, Pietro Nicola Mazzagatti e Angelo Caliri; omicidio Carmelo De Pasquale, avvenuto il 5 gennaio 2009, del cui gruppo che decisero e ed eseguirono il delitto ci sarebbero stati Carmelo Giambò, Antonino “Caiella” Calderone, Domenico Chiofalo, ed i fratelli Carmelo e Francesco D’Amico e Franco Munafò. L’apporto che il nuovo collaboratori giustizia potrà dare per far luce su questi e altri delitti avvenuti nell’ultimo ventennio è considerato da inquirenti ed investigatori fondamentale. (l.o.)