Migranti, la Cei: Da Messina le persone sbarcate dalla Diciotti saranno trasferite ad Ariccia

27 agosto 2018 Senza categoria

Dall’hotspot di Messina ad Ariccia. I migranti della nave Diciotti ospitati dalla Chiesa italiana “saranno trasferiti quanto prima, nelle prossime ore, nel centro di Ariccia dell’Auxilium, in attesa di essere ospitati nelle tante diocesi che hanno dato la disponibilità: Torino, Brescia, Bologna, Agrigento, Cassano all’Jonio, Rossano Calabro, per citare solo quelle di cui sono a conoscenza”. A dare l’annuncio all’agenzia dei vescovi italiani don Ivan Maffeis, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali. Ancora non si sa quanti effettivamente saranno accolti dalla Cei. “La Chiesa italiana è disposta a prendere tutti quelli che hanno necessità di essere accolti, non abbiamo fatto una questione di numeri”, ha detto Maffeis. “Questa è una risposta di supplenza. Non è ‘la risposta’. La risposta di un Paese democratico matura attraverso ben altri processi. Ma anche risposte di solidarietà e di umanità come questa possono aiutare a sviluppare una cultura dell’accoglienza”.

Quella trascorsa dai migranti nell’ex caserma del rione Bisconte è stata la loro seconda notte nel centro di prima accoglienza di Messina, dopo dieci giorni di attesa in mare. Un centinaio saranno accolti dalla Chiesa italiana, mentre 40 dovranno essere ripartiti tra l’Albania e l’Irlanda. Intanto ieri in serata la polizia ha fermato quattro presunti scafisti che si trovavano a bordo della Diciotti. Si tratta di tre cittadini egiziani e di uno del Bangladesh: secondo gli investigatori sono loro che hanno condotto l’imbarcazione soccorsa dalla Diciotti. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, violenza sessuale e procurato ingresso illecito. Nel centro di Messina sono stati condotti anche sette donne, tutte vittime di violenze sessuali in Libia, e tre uomini sbarcati sabato pomeriggio per motivi sanitari dalla nave della Guardia costiera rimasta per cinque giorni al porto di Catania e condotti all’ospedale Garibaldi di Catania. Nello stesso ospedale della città etnea restano ricoverati, invece, tre migranti: due con la tubercolosi e uno con la broncopolmonite. Per i due ricoverati nel reparto di Malattie infettive c’è una degenza di almeno venti giorni. “Le prime indicazioni e i sospetti – spiega il rianimatore Sergio Pintaudi che ha seguito tutte le fasi di emergenza sanitaria sulla Diciotti – sono stati confermati dagli esame di laboratorio. Tutti e tre hanno patologie per le quali è necessaria una degenza prolungata. Ecco perché resteranno ricoverati nei due reparti”.

Altri due migranti che erano a bordo della nave Diciotti hanno dichiarato di essere minorenni, mentre altrettanti sono riusciti a fuggire calandosi in mare e adesso tramite il legale di una organizzazione non governativa hanno chiesto asilo politico.

Secondo l’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, nel 2018 sono già più di 1.600 le persone che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee, nonostante il numero di coloro che cercano di attraversare sia diminuito in maniera significativa rispetto agli anni precedenti. L’Unhcr si dice “pronta a sostenere gli Stati nello sviluppare un approccio basato sul salvataggio delle vite e sull’affrontare alla radice le cause degli spostamenti forzati”.

L’Unhcr, inoltre, esprime sollievo per lo sbarco delle persone rimaste a bordo della nave della guardia costiera italiana “Diciotti” ed elogia i paesi e le organizzazioni che hanno dimostrato solidarietà offrendo di accogliere coloro che erano rimasti a bordo. Continua ad incoraggiare la messa in atto di accordi prestabiliti e prevedibili per la gestione delle persone soccorse in mare nella regione mediterranea, e sollecita gli Stati ad accelerare gli sforzi per mettere in atto tali accordi. E avverte: “Quanto è successo deve essere un campanello d’allarme”, secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi”.

“La vita di rifugiati e richiedenti asilo è messa in pericolo – sostiene Grandi – mentre gli Stati sono impegnati in discussioni politiche per trovare soluzioni a lungo termine. La situazione della nave Diciotti è ora risolta, ma cosa succederà la prossima volta? Abbiamo bisogno di un approccio europeo collaborativo e prevedibile nei confronti delle persone soccorse in mare “.