L’INCHIESTA: Messina e il Terzo livello. Barrile “gioia” del superdirigente dei Vigili Urbani

1 settembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Di Antonio Mazzeo e Enrico Di Giacomo – Impianti brutti e del tutto insufficienti, troppo spesso inagibili. Non è facile fare sport a Messina, proprio per niente. Così anche la “spintarella” del politico di turno per facilitare o accelerare la concessione di un campo o di una palestra è perseguita da tanti sportivi. Il rendiconto è immediato: si rafforzano il prestigio personale e le reti clientelari ed elettorali. Tra i filoni dell’inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia sul cosiddetto Terzo Livello che un mese fa ha condotto all’arresto – tra gli altri – della Presidente uscente del Consiglio comunale Emilia Barrile (già Pd, poi Forza Italia), candidata a sindaco all’ultima tornata elettorale, c’è pure quello relativo al pressing su amministratori e funzionari comunali per fare ottenere “in deroga” spazi sportivi alle società amiche.

Subito dopo gli arresti di Emilia Barrile e del suo inseparabile consigliere-consigliere Marco Ardizzone (un commercialista messinese residente a Subiaco con precedenti penali e vecchie supposte contiguità con il clan di Gravitelli), l’ex assessore allo sport, il comandante Sebastiano Pino, ha fornito alcuni elementi per comprendere come la potente politica cresciuta all’ombra di Francantonio Genovese, abbia provato a condizionare le scelte amministrative di gestione dell’impiantistica sportiva. Ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti lo scorso 7 agosto, Sebastiano Pino si è soffermato sulle modalità di assegnazione dei palazzetti dello sport alle varie società sportive. “Il PalaTracuzzi, il PalaRescifina ed il PalaRussello vengono gestiti direttamente dal Comune”, ha dichiarato l’ex assessore. “In particolare, con una delibera del 2016, era stato stabilito quali discipline sportive potevano essere praticate in ogni singola struttura. Il PalaRussello era destinato principalmente a pallavolo, pallacanestro, tennis da tavolo ed alla box. Inoltre la delibera  stabiliva che di volta potevano essere autorizzate altre discipline. Ricordo però, che tra quelle escluse vi era la pallamano poiché il montaggio delle porte e lo spostamento su ruote dei canestri alla lunga avrebbe danneggiato il parquet, aspetto questo, che c’era stato evidenziato dal Dipartimento manutenzione del Comune. Questa delibera fu successivamente integrata a seguito della temporanea inagibilità di altri impianti. Per i palazzetti gestiti dal Comune, le autorizzazioni venivano rilasciate dal dirigente del dipartimento nella persona di Salvatore De Francesco che comunicava ai responsabili degli impianti gli orari autorizzati all’uso e per ogni singola squadra”.

Sempre secondo Sebastiano Pino, nel corso del 2016 la presidente del consiglio comunale Emilia Barrile si sarebbe spesa in prima persona per far sì che il PalaRussello fosse utilizzato anche per la pallamano. “In particolare ricordo di essere stato contattato dal dirigente del dipartimento De Francesco, il quale mi faceva vedere una richiesta presentata da una associazione sportiva, credo la Messana, che voleva utilizzare il predetto palazzetto”, aggiunge Pino. “Mi riferiva inoltre, che la delibera non permetteva tale utilizzo e pertanto io gli dicevo che si doveva attenere ad essa in parola. Nell’occasione De Francesco mi ricordava che la figlia della Barrile giocava nella squadra che aveva fatto la richiesta e che pertanto la stessa era stata segnalata dalla Barrile. Io però ribadivo quanto asserito nella delibera. Dopo qualche giorno la Barrile si è presentata presso il mio ufficio a Palazzo Zanca perorando insistentemente che il predetto palazzetto potesse essere utilizzato anche per la pratica sportiva della pallamano, riferendosi alla squadra del Messana. Il suo atteggiamento era abbastanza pressante e tendente a minimizzare le problematiche che gli facevo presente e che erano alla base della delibera e a tutela dell’impianto. Anche se non riesco a collocare temporalmente il periodo, devo però rappresentare che per qualche mese il PalaRussello venne destinato alle partite di pallamano anche per le altre squadre, a causa di una inagibilità temporanea del PalaRescifina e del PalaMili”.

Successivamente Emilia Barrile si sarebbe interessata perché una squadra di calcetto a cinque potesse ottenere l’autorizzazione a giocare all’interno del PalaRussello. “Tale squadra era denominata Pompei, ma non ricordo se la Barrile abbia parlato espressamente con me o se sono stato contattato in merito dal De Francesco”, spiega l’ex assessore comunale. “Anche in tale occasione la mia linea era quella di osservare scrupolosamente quanto stabilito in delibera. Se non ricordo male, però, il PalaRussello fu assegnato temporaneamente a delle squadre di calcetto a seguito della inagibilità del PalaRescifina”.  

L’interlocuzione privilegiata di Emilia Barrile con Salvatore De Francesco, dirigente del dipartimento Politiche Educative e Sviluppo Economico e  responsabile ad interim di quello allo Sport, Turismo, Cultura e Tempo Libero (e da qualche giorno promosso dal neosindaco Cateno De Luca alla guida del prestigioso Corpo di Polizia municipale) è stata accertata dagli inquirenti anche per la vicenda relativa alla concessione dello stadio san Filippo in vista del concerto della nota band dei Pooh nel giugno del 2016 e per cui gli organizzatori prevedevano non meno di 30-35 mila spettatori.

“La lettura globale delle telefonate captate fanno chiaramente intendere che Barrile, sfruttando le conoscenze ed i contatti conseguenti al suo incarico presso il Comune di Messina, si adopera per facilitare gli imprenditori Giuseppe e Angelo Pernicone (persone queste in affari con la Barrile e Ardizzone) nei suoi rapporti con l’apparato comunale per risolvere più agevolmente la gestione dello stadio e dei parcheggi in occasione dell’evento musicale menzionato”, riporta la DIA di Messina nella sua informativa sul Terzo Livello del 6 ottobre 2017. Stando a quanto accertato dagli inquirenti, il 2 maggio 2016, Emilia Barrile raggiungeva telefonicamente Marco Ardizzone per rassicurarlo di essere intervenuta presso gli uffici comunali per far conseguire ai Pernicone la concessione del servizio parcheggi per il concerto dei Pooh, il cui organizzatore era un imprenditore catanese che a breve le sarebbe stato presentato. Due giorni più tardi la Barrile chiamava Salvatore “Salvo” De Francesco, per chiedergli di incontrarsi con urgenza per una cosa importante di cui discutere”. I due concordavano di vedersi in un noto bar sito in corso Cavour. Più tardi però era De Francesco a chiamare la Presidente del consiglio comunale per spostare l’appuntamento a Piazza Antonello. Nelle stesse ore la Barrile era raggiunta telefonicamente da Giuseppe Pernicone che chiedeva se ci fossero novità sulla concessione dello stadio san Filippo. “Sta provvedendo e poi ti spiegherò meglio”, rispondeva la donna.

“Con i dirigenti sono rimasti che si vedranno lunedì e che ci dovrebbe essere anche quello di Catania”, annunciava Emilia Barrile in una telefonata a Pernicone, il 5 maggio. “Vediamoci appena rientri a Messina perché la persona di Catania sarebbe arrivata martedì mattina e voglio parlare con te prima perché poi dovrà incontrarsi con De Francesco”, rispondeva l’imprenditore. I due si sarebbero visti poi il 7 maggio in centro. Tre giorni dopo Giuseppe Pernicone chiamava Emilia Barrile per informarla che l’organizzatore del concerto dei Pooh, il titolare dell’impresa Musica e suoni di La Ferlita Sebastiano & c. s.n.c. di Catania, stava per arrivare a Messina. “Alle nove hanno l’appuntamento da De Francesco”, aggiungeva. Come concordato, Pernicone richiamava Barrile prima di incontrarsi con il dirigente comunale. “Siamo qua che ti aspettiamo noi, è arrivato lui. Siamo fuori, ancora non siamo saliti…”. “Va beh, gli sto telefonando io a Salvatore, lui intanto con Salvatore può parlare”, rispondeva la Barrile in ritardo all’appuntamento. “E tu con lui quando parli?”, chiedeva Pernicone. “Il tempo che io finisco, l’urbanistica, dieci minuti ed arrivo là, intanto voi cominciate a parlare, ora ci chiamo a Salvatore”.

Come promesso Emilia Barrile contattava Salvatore De Francesco per comunicargli che erano arrivati quelli di Catania. “Quelle persone sono già da me”, rispondeva il dirigente. Poi le passava al telefono Angelo Pernicone, con cui Barrile scambiava alcune battute e poi comunicare che entro 20 minuti circa li avrebbe raggiunti. Subito dopo De Francesco contattava Barrile e l’aggiornava sulla discussione appena avuta con Pernicone e i suoi accompagnatori. “Gioia ascoltami, tu dove sei?”, domandava il dirigente comunale. “Dieci minuti e sono da te…”, rispondeva Barrile. “No, non vale la pena… stanno venendo loro, perché io gli detto tutta la situazione e quello che devono fare… loro già lo sanno… hanno bisogno di te, ma più lì che qui… quindi stanno venendo da te. Va bene? Ciao gioia, ciao”.

Come sempre, l’allora Presidente del consiglio comunale aggiornava telefonicamente il commercialista Ardizzone su quando avvenuto in mattinata. “Poi ti racconto, un’odissea!”, esordiva la Barrile. “Sono con l’organizzatore di Catania. Era bene che ti vedessi tu perché c’era pure Pernicone, ed io gli ho detto che la decisione è tua e non mia… quando potresti fare una capatina…”. “Intanto fatti dire quello che è, e così ci regoliamo”, rispondeva Ardizzone. Ed Emilia Barrile: “Lui può dare pure tutto ad un’unica società e poi tu… perché diceva qualcuno voleva tipo qualche bar perché sono venti punti bar, no? Una questione programmatica, quindi con loro non ci sono problemi di anticipo e quant’altro. Però devi parlarci tu insieme al responsabile e poi con Pernicone… A te stanno aspettando per sapere quando finire, comunque io le ho prese tutte le informazioni…”. “Benissimo! Alcune informazioni, tutte le cose, poi dobbiamo parlare pure con Franza…”, commentava Ardizzone. “No, loro dicono di no”, replicava Barrile. “Perché c’erano persone che volevano prendersi tipo un bar a zona, quindi loro lo danno ad una sola società e quella società lo subappalta ad altri, dando dei costi a gestione dei bar, però questa cosa me la diceva Pernicone, quindi è una cosa che devi fare tu, è una cosa troppo grande perché io possa parlare. Loro a Franza non gli vogliono dire niente… C’è pure l’opzione di dare solo la tribuna pure, ci sono tutte e due le opzioni, però Pernicone dice possiamo fare pure metà voi, metà noi, gli altri si possono dare ad altre società che lo vogliono… Io poi ti do il numero, in caso, del responsabile, del titolare, che me l’ha lasciato…”.

“L’intervento della Barrile sortiva I’effetto auspicato”, scrive il Gip del Tribunale di Messina nell’ordinanza di custodia cautelare emessa il 30 luglio 2018. “Il giorno stesso, infatti, il dipartimento comunale delle politiche culturali e ricreative istruiva e proponeva alla Giunta, che la approvava in pari data, la deliberazione relativa alla concessione dello stadio san Filippo all’impresa catenese”. Ciononostante, alla fine, restarono fuori inaspettatamente dall’affare-concerto dei Pooh proprio gli imprenditori Angelo e Giuseppe Pernicone. Due giorni dopo il loro incontro con l’organizzatore di Catania e il dirigente comunale De Francesco, i due imprenditori-interlocutori di Emilia Barrile e Marco Ardizzone venivano arrestati nell’ambito dell’operazione denominata Matassa. Tre i capi di imputazione contestati ai Pernicone: associazione mafiosa (presunta affiliazione al clan operante nella zona sud di Messina capeggiato da Giacomo Spartà, detenuto al 41 bis, e retto da Gaetano Nostro); associazione semplice finalizzata al compimento di reati elettorali e intestazione fittizia di beni.

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