BARCELLONA, RACKET ALLA PALESTRA “NEW GENERATION FITNESS”: CONDANNATI ANCHE IN APPELLO STEFANO LINO COPPOLINO E PIETRO BERTINO

18 settembre 2018 Inchieste/Giudiziaria
di EDG – Lieve sconto di pena, in parziale riforma della condanna decisa a conclusione del processo di primo grado, per il barcellonese Stefano Lino Coppolino, 37 anni, e il milazzese Pietro Bertino, 32 anni, condannati dalla Corte d’Appello di Messina alla pena rispettivamente di 8 anni e 5 mesi (e una multa di 8500 euro) e di un anno e 8 mesi e una multa di 600 euro (Bertino ha avuta concessa anche la sospensione della pena).
I giudici del Tribunale di Barcellona avevano condannato nell’aprile del 2017 i due presunti autori delle estorsioni scoperte nell’ambito dell’inchiesta scaturita dall’operazione antimafia “Ulisse 2”, ai danni del gestore della palestra “New generation fitness” di Olivarella di San Filippo del Mela dove, la sera del 27 marzo 2009 – un anno prima degli arresti degli imputati -, era stato ucciso il boss in ascesa, il barcellonese Melo Mazza. Le pene inflitte erano state di 8 anni e 6 mesi per Coppolino, cugino del defunto Melo Mazza, e di due anni di reclusione per il complice Pietro Bertino, accusato di essere un emissario del gruppo dei “barcellonesi” che faceva capo a Melo Mazza per le richieste estorsive che venivano commesse nella zona tra Barcellona e l’area industriale di Giammoro.
Coppolino e Bertino furono arrestati per effetto dell’operazione “Ulisse 2” il 28 aprile del 2010, entrambi accusati, in concorso tra loro, di estorsione e ripetuti tentativi di estorsione, aggravata dal metodo mafioso. I giudici hanno anche condannato entrambi in solido al risarcimento dei danni quantificati in 5000 euro euro in favore del gestore dalla palestra Pippo Sciacca e della moglie Angela Altuni, costituitisi parte civile con l’avv. Fabio Di Santo. Per gli stesso sono state confermate la provvisionale, oltre ai danni, nei confronti del movimento Antiracket parte civile con l’avvocato Franco Pizzuto.
I FATTI
Coppolino ed i suoi complici avevano ridotto la vittima a considerare “amici” i propri carnefici, tanto che in occasione del funerale di Melo Mazza il gestore della palestra aveva inviato un cuscino di fiori per la bara. I fiori furono respinti  al mittente dalla sorella della vittima perché tutto l’entourage del gruppo Mazza aveva considerato un affronto grave il fatto che la palestra non avesse osservato nemmeno un giorno di chiusura per “lutto”. Inoltre i due imputati si allenavano nella stessa palestra presa di mira e cercavano di mantenere buoni rapporti col titolare al quale chiedevano il denaro, circa 300 euro, oltre a pretendere gratuitamente le normali prestazioni di fitness, come se si trattasse di una restituzione di un prestito precedentemente concesso alla stessa vittima. Dopo anni di silenzio, il tacito accordo tra vittima e gli estortori si è dissolto il 16 aprile del 2010 quando nella notte l’auto della compagna del titolare della palestra è stata distrutta da un incendio doloso che verosimilmente gli inquirenti attribuiscono agli autori delle richieste di denaro.
I carabinieri hanno scoperto che la vittima era sotto estorsione pochi istanti dopo l’incendio dell’auto della donna. Il titolare della palestra ebbe uno sfogo spontaneo davanti ai militari dell’Arma che informarono subito i magistrati inquirenti. L’uomo, convocato in Procura fu messo sotto torchio tanto che si convinse a raccontare quanto aveva dovuto subire fin dal 2007, quando tra novembre e dicembre di quell’anno la saracinesca della sua palestra fu bersaglio di numerosi colpi di pistola a scopo intimidatorio. L’uomo ebbe paura e chiese aiuto a Stefano Lino Coppolino che da qualche mese aveva iniziato a frequentare la palestra. Coppolino rassicurò la vittima chiese alla stessa di non denunciare l’episodio ai carabinieri. Nessuno seppe mai delle pistolettate contro la palestra. Poi fece in modo che lo stesso titolare del centro incontrasse Melo Mazza a Barcellona. Mazza dal canto suo assicurò l’interessamento e qualche giorno dopo fece sapere al gestore di avere sistemato la faccenda chiedendo al commerciante di preparare per l’imminenza delle festività natalizie del 2007 un “canestrino” con “400 euro di regalo”.