“TERZO LIVELLO”, I DOCUMENTI INEDITI: La tormentata vita del lido di Capo Peloro tanto caro ad Emilia Barrile & C.

19 settembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Antonio Mazzeo ed Enrico Di GiacomoUn lunga querelle amministrativa fatta di notifiche, divieti, ricorsi, sentenze e controricorsi: da una parte i gestori di uno dei lidi più frequentati a Capo Peloro; dall’altra gli uffici del Dipartimento Edilizia Privata e i Vigili urbani del Comune di Messina. Nel 2015 a Palazzo Zanca c’era chi dubitava sulla legittimità dell’occupazione di un’ampia area demaniale, nella splendida spiaggia che si affaccia sullo Stretto, da parte dello stabilimento balneare. Venivano sollecitati gli accertamenti ispettivi in loco e, dopo la verifica della relativa documentazione presso gli uffici competenti della Regione Siciliana, nel giugno 2017 veniva notificata al legale rappresentante della società La Punta Peloro Srl un’ordinanza di “cessazione immediata dell’attività di gestione dello stabilimento balneare Punta Peloro (foto) e della connessa attività di somministrazione di alimenti e bevande poiché esercitate senza le valide autorizzazioni amministrative”.

Il drastico provvedimento a firma del dirigente Servizi alle imprese del Comune di Messina, Carmelo Giardina, scaturiva da un’ispezione eseguita a fine aprile dalla Polizia Municipale che aveva accertato “l’esistenza a Torre Faro di un lido balneare gestito in assenza delle previste autorizzazioni amministrative”. Immediatamente il Comune notificava ai gestori l’avvio del procedimento di divieto di prosecuzione delle attività nonché copia della contestuale richiesta fatta al Demanio marittimo, l’organismo regionale titolare dell’area, di accertamento della legittimità ad occupare l’area demaniale in questione.

“Si rappresenta che Claudio Laganà, amministratore unico della società, non ha ottenuto e non ha in itinere amministrativo l’affidamento in gestione del lido balneare”, rispondevano i funzionari del Demanio. “A maggior chiarimento si precisa che a tutt’oggi agli atti dell’ufficio non risulta essere pervenuta nessuna richiesta da parte della ditta Punta S.a.s. di Alessi Filippo & C di affidamento in gestione a favore della ditta Punta Peloro S.r.l. di Claudio Laganà”. Stando agli accertamenti, la spiaggia in cui era sorto il lido era stata data in concessione sino al 2020 alla società in accomandita semplice Lido La Punta di Filippo Alessi & C., costituita a Messina l’11 febbraio 2014 e composta dai soci Filippo Alessi (accomandatario) e accomandanti Concetta Cutugno (moglie di Salvatore Laganà, gestore de facto del lido); Antonino Alessi e Claudio Laganà (fratello di Salvatore Laganà).Il 30 marzo 2015 la società di Filippo Alessi aveva poi affittato l’attività commerciale alla Lido La Punta Peloro S.r.l.costituita 14 giorni prima dai soci Viviana Celona, Concetta Cutugno, Margherita Scarfì (moglie di Claudio Laganà) e dallo stesso Claudio Laganà che aveva assunto la carica di amministratore unico.

Contro il provvedimento di chiusura del lido, veniva presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale di Catania; il 9 luglio 2017, il Tar accoglieva la domanda di misura cautelare provvisoria presentata dai legali della società amministrata da Laganà, gli avvocati Antonino Andò e Patrizia Silipigni e dall’avv. Ernesto Fiorillo in qualità di Presidente nazionale di Consumatori Associati, decretando la sospensione dell’ordinanza del Comune e – in conseguenza – la ripresa delle attività per la stagione estiva 2017. “Il titolare ha messo in atto tutte le procedure per le necessarie autorizzazioni amministrative ed era in regola avendo rispettato l’iter previsto per tutte le domande per la concessione demaniale”, commentava la Lido La Punta Peloro S.r.l. in una nota stampa. “I Consumatori Associati sono da sempre vicini agli imprenditori e ai commercianti che con abnegazione e sacrifici cercando di portare avanti un’attività e sono spesso vittime della burocrazia e rimangono inermi perché non sanno come reagire a delle palesi ingiustizie”, era invece il commento dell’avv. Ernesto Fiorillo, schieratosi a fianco dei titolari della società.

Tornavano così a popolare la spiaggia ombrelloni, sedie a sdraio e utenti-bagnanti ma dopo appena qualche giorno si verificava l’ennesimo colpo di scena. Il 19 luglio, il Tar di Catania (collegio con presidente Pancrazio Maria Savasta, relatrice Maria Stella Boscarino, consigliere Giuseppa Leggio), entrando sul merito della querelle, rigettava la richiesta della società dei fratelli Laganà di sospensiva dell’ordinanza con la quale il Comune aveva chiuso lo stabilimento. Venivano così apposti ancora una volta i sigilli e i legali de La Punta Peloro dovevano ricorrere in secondo grado davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa per ottenere il riconoscimento delle proprie ragioni e la riapertura del lido.

“Un’altra sentenza, stavolta della sezione penale del tribunale di Messina, ad aprile 2017 aveva archiviato un procedimento penale ai danni della Punta Peloro Srl, assolvendo l’amministratore della società dall’ipotesi di aver occupato abusivamente l’area, e rimandando alla sede civilistica le dispute tra Punta Peloro e Punta Sas, società che detiene la concessione dell’area”, ricordava in quei giorni la testata online LetteraEmme.it. Il contenzioso per l’ambito lido nella spiaggia di Cariddi aveva cioè avuto uno strascico giudiziario anche in sede penale e civile.

Trascorso un anno, altri inediti particolari sul tormentato iter delle concessioni per il lido di Capo Peloro sono emersi con l’inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia sul cosiddetto Terzo livello che ha condotto agli arresti domiciliari l’ex presidente del Consiglio comunale e candidata a sindaco alle ultime elezioni amministrative, Emilia Barrile. “Nel giugno 2015 insorge un problema legato all’autorizzazione per l’apertura del lido La Punta Peloro che si trova in località Torre Faro nella spiaggia antistante il Pilone”, scrivono gli inquirenti nella loro Informativa del 6 ottobre 2017”. “Giorno 25, l’ingegnere Giovanni Martensini, il tecnico che sta curando la pratica del lido di Salvatore Laganà, contatta il professionista Francesco Clemente per raccontargli che l’architetto Danilo De Pasquale del Dipartimento Urbanistica del Comune di Messina aveva firmato l’autorizzazione e l’aveva mandata al dott. La Cava per la firma finale, ma poi era intervenuto l’assessore Sergio De Cola che aveva bloccato tutto ed aveva fatto richiedere un parere legale per comprendere se fosse corretto il modo in cui erano state rilasciate le autorizzazioni. Martensini dice che De Pasquale ha detto che rilasceranno la concessione, ma vi è un problema di competenze tra Demanio e Comune che verrà risolto nel giro di due o tre giorni, per meglio capire come scrivere l’autorizzazione. Martensinisi lamenta con Clemente che assicura che contatterà la sua amica Emilia Barrile per vedere come fare”.

Al momento di dargliela, l’assessore De Cola gli ha praticamente bloccato tutto… Pure l’ing. Bonasera del Demanio… Ha bloccato tutto ed ha chiesto un parere legale”, riferirà Clemente a Barrile in serata. “Dicono che l’area è demaniale, non devono dare concessione… Ma se lo ricordano a Ferragosto?”. “Allora tutti quelli che abbiamo concesso sono da rivedere!!!”, esclama la donna. Clemente: “Ma chiama questo deficiente di De Cola…”. E Barrile gli assicura che avrebbe immediatamente contattato l’assessore.

Subito dopo il colloquio con l’esponente politica amica, l’imprenditore raggiungeva telefonicamente Salvatore Laganà. “Emilia non lo sapeva, l’ho informata io, ma sta chiamando subito a De Cola, ma non ti so dire… Io veramente, meno uno sta a Messina meglio è…, riferisce Clemente, precisando di attendere eventuali risvolti con l’intervento di Barrile. “All’epoca Emilia Barrile non era sottoposta a controllo tecnico e quindi non si hanno riscontri del suo interessamento presso l’assessore De Cola”, annotano gli inquirenti. “Al contempo, il mattino dopo Barrile ha incontrato Laganà di persona e quindi può avere riferito a lui direttamente se la soluzione al problema prospettatole era stata trovata. Sta di fatto che sull’argomento dell’autorizzazione per il lido non sono state captate ulteriori conversazioni telefoniche, ma nella stagione estiva 2015 il lido ha potuto operare, segno che quindi, alla fine, le problematiche sono state superate senza ulteriori intoppi”.

Il 7 agosto 2018, l’ex assessore Sergio de Cola è stato sentito dagli inquirenti che indagano sul Terzo livello come “persona informata sui fatti” proprio in relazione alla vicenda delle autorizzazioni per il lido di Torre Faro. “Nella Giunta Comunale che ha amministrato Messina dal 2013 al 2018, ho ricoperto il ruolo di Assessore alle Politiche del Territorio e ai Lavori Pubblici per tutta la durata della sindacatura, mentre per i primi due anni e mezzo circa, sono stato anche assessore alla Protezione Civile e alle Politiche della Casa, mentre per gli ultimi due anni e mezzo ho abbandonato queste due deleghe per assumere quelle all’innovazione tecnologica e ai rapporti con il Consiglio Comunale”, ha esordito De Cola. “La realizzazione di un’isola pedonale a Torre Faro è un tema del quale si è occupato l’Assessore alla Mobilità Gaetano Cacciola e, quindi, non ho conoscenza, se non per sentito dire, di tale progetto. Non ricordo di essere mai intervenuto nel relativo iter in quanto materia che esulava la competenza degli assessorati da me ricoperti nel tempo. Per quanto concerne le autorizzazione relative all’apertura di lidi balneari, preciso che le concessioni vengono rilasciate dalla Regione, mentre il Dipartimento Edilizia Privata che all’epoca dei fatti dipendeva da me forniva solo parere non vincolante. Ricordo che in alcuni casi il Dipartimento aveva dato un parere negativo poi del tutto disatteso dalla Regione che aveva autorizzato. Ricordo che in un caso Emilia Barrile mi aveva sollecitato il rilascio di alcune concessioni per lidi balneari, di cui non ricordo il nome, sostenendo come fossero iniziative idonee a creare posi di lavoro. Anche in quella occasione ribadii che il Comune non rilasciava le autorizzazioni ma solo dei pareri”.

“Con la Barrile ci siamo visti all’interno di Palazzo Zanca”, ha aggiunto De Cola. “Mi chiese espressamente di interessarmi al fine di accelerare e rilasciare l’autorizzazione per un lido che si trovava in zona di Capo Peloro. Alle sue pressanti richieste, spiegai che non era il Dipartimento a rilasciare la concessione bensì il Demanio. Io non mi sono interessato né a livello locale e né a livello regionale per la pratica che mi era stata sollecitata. Ricordo che Barrile si è interessata solo in quella occasione per il lido ed in seguito non mi ha mai più chiesto nulla in merito (…) In qualità di assessore avevo competenze in tema di alienazioni di beni facenti parte del patrimonio del Comune di Messina, ma solo per la vendita dei cosiddetti alloggi sociali che fanno capo al Dipartimento Politiche della Casa. Preciso che solo in tale ambito sono stato interessato alla vendita di alcune abitazioni il cui iter veniva seguito dal dipartimento che era alle mie dipendenze sino alla prima metà del mandato. In merito agli alloggi sociali, più volte la Barrile (foto) mi ha chiesto di favorire un nucleo familiare facendolo scavalcare di rilevanti posizioni dalla graduatoria al fine di fargli ottenere l’assegnazione. Alle sue reiterate richieste ho sempre, in modo categorico, risposto che non era possibile, essendo la graduatoria per l’assegnazione di alloggi generata da dati oggettivi che non potevano essere modificati. Non mi ricordo di chi mi abbia chiesto di agevolare la pratica…”.

Non si hanno notizie se al tempo l’indebito pressing della presidente del Consiglio fu segnalato all’autorità giudiziaria (Sergio De Cola non ne parla nel suo interrogatorio); tuttavia l’8 agosto 2018, l’ex assessore si è ripresentato spontaneamente davanti agli inquirenti per produrre la documentazione attestante i pareri espressi dal Comune sulle differenti concessioni ai lidi. “Ieri mattina mi sono recato presso gli uffici del Dipartimento di Edilizia Privata ed ho chiesto all’arch. Danilo De Pasquale copia dei pareri negati o con prescrizione che nel periodo nel quale ero assessore, avevo unitamente al personale del Dipartimento e nello specifico dell’arch. Antonella Cutroneo, formulato i predetti pareri”, ha verbalizzato De Cola. “Tra gli altri, produco il parere-accertamento con protocollo del 27 marzo 2017, espresso nei confronti della ditta Punta Peloro Srl. Ricordo che la Barrile mi ha sollecitato, vicino l’aula consiliare, la definizione favorevole e con una certa urgenza di una pratica inerente un lido in località Capo Peloro che presumibilmente penso sia quello denominato Punta Peloro. La stessa asseriva che i proprietari avevano necessità di lavorare al più presto. Alla sua richiesta, le spiegai che le concessioni venivano date dall’A.R.T.A. Regionale e che noi avremmo dovuto solo dare un parere che avremmo formulato con assoluta serenità. Non sono a conoscenza se la Barrile abbia chiesto informazioni o abbia fatto pressioni in merito a questa pratica direttamente con i funzionari del Dipartimento”.

Il documento del 27 marzo 2017 consegnato dall’ing. De Cola, era stato redatto dall’Ufficio UOC 3 del Dipartimento Edilizia Privata del Comune ed inviato al Servizio di Tutela del territorio della Polizia Municipale e all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente – Ufficio Demanio Marittimo di Messina. “Facendo seguito alla nota indicata a margine del Servizio di Tutela del Territorio del 18 febbraio 2017, in data 24 u.s. lo scrivente arch. Danilo De Pasquale, congiuntamente agli Ispettori della Polizia Municipale Sebastiano Musumeci e Giuseppe Caputo, si è recato in località Torre Faro, via Fortino del Comune di Messina, presso l’area occupata dal lido balneare denominato Punta Peloro Srl.”, vi si legge. “Sui luoghi sono state riscontrate delle strutture, consistenti in una serie di manufatti adibiti a zona vendita, laboratorio e locali accessori, servizi igienici e spogliatoi, su una pedana in legno con pergolato, e un manufatto per la postazione avvistamento per la sicurezza durate la balneazione. Dagli atti si rileva che la società Punta Peloro Srl, nella persona del legale rappresentante sig. Claudio Laganà, ha ottenuto l’autorizzazione edilizia comunale n. 51/2015 del 30 giugno 2015, per la stagione balneare 2015, per la realizzazione di pedane in legno con recinzione dell’area in pali in legno e cordone o nastri in tessuto, montaggio di elementi prefabbricati e posa di sdraio e ombrelloni, su area demaniale marittima. Il titolo abitativo sopra citato, a carattere stagionale, richiama l’osservanza delle prescrizioni contenute nel parere espresso dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. dal VIEC del Genio Civile. Quest’ultimo è stato rilasciato a carattere temporaneo, limitatamente alla stagione balneare”.

“Con nota datata 3 giugno 2016, il sig. Claudio Laganà, comunica al Dipartimento Servizi alle Imprese, la prosecuzione dell’esercizio delle attività assentite in concessione per la stagione balneare 2016, atteso che il titolo abilitativo perdura per tutta la durata della concessione demaniale – così come da atto di indirizzo e applicativo del 19 aprile 2016, a firma dell’Assessore per il Territorio e l’Ambiente e dell’Assessore per i Beni Culturali. Si precisa che in merito a tale prolungamento per la stagione balneare 2016, nessuna comunicazione è pervenuta dall’Ufficio del Demanio Marittimo di Messina, in merito all’obbligo informativo di quanto sopra (…)  Visto quanto accertato sui luoghi e constatato agli atti del Dipartimento, si conclude rilevando che le strutture riscontrate sui luoghi di accertamento sono attualmente sprovvisti di titolo abitativo, in quanto l’autorizzazione edilizia comunale n. 51/2015 del 30 giugno 2015, a carattere stagionale, prolungata per la stagione estiva 2016 dal sig. Claudio Laganà … è in assenza della necessaria autorizzazione demaniale di affidamento, in quanto valevole fino al 30 settembre 2015, e comunque non rimossa in occasione della conclusione della stagione balneare”. Da qui l’inevitabile apposizione dei sigilli al lido tanto caro ad Emilia Barrile & C., ad inizio estate 2017 ….