PROCESSO BETA, ECCO TUTTE LE RICHIESTE DEL PM PER I 21 IMPUTATI NEL GIUDIZIO ABBREVIATO

20 settembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Enrico Di Giacomo – Udienza preliminare anche questa mattina all’interno dell’aula bunker all’interno del carcere di Gazzi per i 21 imputati che hanno scelto i giudizi abbreviati nel processo scaturito dall’operazione antimafia Beta che fece luce sull’esistenza di una cellula di cosa nostra attiva a Messina, rappresentata dalla famiglia Romeo-Santapaola e dai legami tra questi ultimi e affaristi e professionisti messinesi. Si attendevano nuovi colpi di scena dalle dichiarazioni del collaboratore Biagio Grasso, che però questa volta ha soltanto confermato tutto ciò che aveva già verbalizzato precedentemente ai magistrati della Dda. Sono state invece soprattutto le richieste della procura a catalizzare l’attenzione degli addetti ai lavori. Eccole nel dettaglio le richieste (che vanno dai 18 ai 2 anni di reclusione) del pm Liliana Todaro, a conclusione della requisitoria, fatte al gup Carmine De Rose.

LE RICHIESTE DELLA PROCURA – 

Francesco Altieri, 2 anni di reclusione, Giovanni Bevilacqua, 3 anni e 6 mesi, Lorenzo Mazzullo, 5 anni, Pasquale Romeo, 12 anni, Caterina Di Pietro, 2 anni e 6 mesi, Gianluca Romeo, 6 anni, Benedetto Romeo, 14 anni, Antonio Romeo, 10 anni, Maurizio Romeo, 4 anni, Vincenzo Romeo, 18 anni, 4 anni, Mauro Guerrieri, 3 anni e 8 mesi, Marco Daidone, 12 anni, Antonio Lipari, 4 anni e 6 mesi, Salvatore Lipari, 5 anni, Stefano Giorgio Piluso, 2 anni e 3 mesi, Fabio Laganà, 3 anni, Antonio Rizzo, 2 anni, Nunzio Laganà, 12 anni, Giovambattista Croce, 2 anni, Giuseppe Verde, 10 anni, e infine per il collaboratore di giustizia Biagio Grasso, 3 anni e 8 mesi di reclusione con le attenuanti speciali e generiche dopo che ha contribuito a riempire clamorosi verbali che coinvolgono molti “eccellenti” tra amministrazioni pubbliche, banche e politici. Verbali che per buone parte sono ancora “coperti”. Chiesta dalla procura anche la confisca di quanto sequestrato. Impegnati in questa tranche gli avvocati Nino Cacia, Nino Favazzo, Antonello Scordo, Salvatore Silvestro, Tancredi Traclò, Maria Lembo, Nunzio Rosso e Tommaso Calderone.

La prossima udienza si terrà il 28 settembre sempre nell’aula bunker del carcere di Gazzi per le discussioni delle difese e le eventuali repliche. Poi il giudice si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza

I RITI ORDINARI – 

Saranno giudicati invece con rito ordinario altri 30 imputati, tra cui quelli cosiddetti eccellenti, ovvero tra gli altri l’imprenditore Carlo Borella, ex presidente dei costruttori di Messina, e l’avvocato Andrea Lo Castro, accusati di concorso esterno all’associazione mafiosa. Ci sono anche coinvolti, per corruzione, un tecnico comunale di Messina, l’ing. Raffaele Cucinotta, l’imprenditore Rosario Cappuccio, per estorsione. Processo al via il prossimo 17 ottobre davanti alla Prima sezione penale del Tribunale (presidente Grasso).

Il gup Carmine De Rose aveva disposto il rinvio a giudizio di Antonio Amato, Giuseppe Amenta, Stefano Barbera, Salvatore Boninelli, il costruttore Carlo Borella, Bruno Colautti, l’ingegnere Raffaele Cucinotta funzionario comunale, Antonino Di Blasi, Salvatore Galvagno, Silvia Gentile, Carmelo Laudani, Guido Lavista, l’avvocato Andrea Lo Castro, Franco Lo Presti, Paolo Lo Presti, Fabio Lo Turco, Gaetano Lombardo, Giovanni Marano, Benedetto Panarello, Salvatore Piccolo, Alfonso Resciniti, Francesco Romeo, Pietro Santapaola, Vincenzo Santapaola (classe 1963), Vincenzo Santapaola (classe 1964) e Filippo Spadaro.  La difesa è rappresentata dagli avvocati Nino Cacia, Antonello Scordo, Salvatore Carroccio, Isabella Barone, Alessandro Billè, Alberto Gullino, Cesare Santonocito, Salvatore Silvestro, Franco e Nunzio Rosso, Tino Celi, Tancredi Traclò, Nino Favazzo, Antonio Andò, Carlo Autru Ryolo, Antonio Giacobello, Massimiliano Pantano e Mauro Lizzio, Maria Platania, Antonio Ricupero, Giuseppe Oppedisano, Vincenzo Nicolosi, Massimo Bersani, Ivan Antonio Maria Albo, Alarindo Cesareo, Michele Ragonese, Carmelo Peluso, Aurelio Francesco Chillemi, Erminio Squitieri Cioffi, Francesco Maria Marchese, Salvatore Pace, Alberto Marchetti e Carmelo Pirrone.

L’INCHIESTA BETA – 

È questa l’indagine dei carabinieri del Ros, coordinata a suo tempo dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, che aveva portato in carcere nell’agosto del 2017 trenta persone, svelando l’esistenza di una cellula di Cosa nostra etnea a Messina, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire rilevanti attività economiche.