TERZO LIVELLO, I DOCUMENTI INEDITI: Quel pasticciaccio della palazzina di via Felice Bisazza

21 settembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Di Antonio Mazzeo ed Enrico Di Giacomo – Una speculazione edilizia su un’ampia superficie di terreno tra la via Felice Bisazza e la via San Sebastiano, l’ennesimo mostro di cemento per lacerare ancora di più il paesaggio e territorio del centro cittadino di Messina. L’operazione ordita dai soliti leoni dell’imprenditoria d’assalto con la collaborazione di professionisti e politici sodali è emersa nel corso delle indagini della Direzione Investigativa Antimafia sul cosiddetto Terzo livello e che, appena due mesi fa, hanno condotto all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti, tra gli altri, dell’ex Presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile e di alcuni tra i suoi consiglieri-consigliori politici ed economici. Sino ad oggi, fortunatamente, l’affaire lottizzazione è saltato per le sopraggiunte difficoltà a volturare i terreni, ma l’intero pasticciaccio della maxipalazzina di via Felice Bisazza è certamente una delle vicende più emblematiche del sistema politico-amministrativo-imprenditoriale che governa da sempre la città capoluogo dello Stretto in barba alle leggi e alla pianificazione intelligente e partecipata del territorio.

“Le intercettazioni avviate nel procedimento penale a carico dell’ingegnere Francesco Clemente hanno posto in evidenza la nascita del suo rapporto con l’imprenditore edile di Milazzo, Vincenzo Pergolizzi, storicamente ritenuto contiguo a temibili contesti della criminalità organizzata barcellonese e sottoposto in ragione di ciò a procedimento di prevenzione personale e patrimoniale”, riportano gli inquirenti nell’ordinanza cautelare emessa il 30 luglio 2018. “Venivano, in tal modo, alla luce i rapporti affaristici che Francesco Clemente intratteneva con l’imprenditore ed in particolare il forte interessamento del Pergolizzi per una speculazione edilizia da effettuarsi su un terreno sito in Messina, in relazione alla quale l’imprenditore caldeggiava, e otteneva, per il tramite di Clemente, l’interessamento di Emilia Barrile, al tempo presidente del Consiglio Comunale di Messina”. Cresciuto all’ombra delle famiglie democristiane doc, poi esponente Udc e candidato alle elezioni provinciali e regionali siciliane in quota D’Alia, Francesco Clemente, professione ingegnere e imprenditore, aveva stretto un rapporto con il costruttore milazzese, tanto che Pergolizzi era divenuto il “consigliere” di Clemente. “Al contempo – spiega la DIA – Clemente mette a disposizione di Pergolizzi la sua rete di relazioni e conoscenze maturate sia attraverso la sua professione di ingegnere sia, soprattutto, attraverso la sua esperienza politica e di dirigente del Comune di Milazzo durante l’amministrazione Italiano. Proprio dall’esperienza politica origina, anche, il suo rapporto di amicizia con Emilia Barrile, con cui militava nello stesso partito”.

Dalle attività investigative è emerso che Francesco Clemente, “su indicazione e richiesta di Pergolizzi, ha interessato Emilia Barrile inizialmente affinché questa, approfittando del proprio ruolo di Presidente del Consiglio Comunale, agevolasse la cessione di due porzioni di terreno di proprietà comunale – seguendo l’iter della delibera di sdemanializzazione – funzionali a completare un appezzamento su cui poi potere edificare una palazzina residenziale.  Dopo questa prima fase, Clemente ha nuovamente interessato Barrile per chiederle di organizzare incontri con funzionari comunali per agevolare i passaggi burocratici propedeutici alla realizzazione dell’operazione immobiliare. Questi interventi sono stati tutti, sempre, nell’interesse di Pergolizzi, che non compare mai però direttamente nell’operazione”. Sottoposto al tempo all’obbligo di dimora nel comune di Milazzo, Pergolizzi aveva delegato infatti la gestione di buona parte delle attività allo stesso Clemente e al geometra Carmelo “Elio” Cordaro, dipendente nelle imprese del suo gruppo, nonché suo uomo di fiducia.

La tormentata vicenda della realizzazione del complesso residenziale di via Felice Bisazza prende origine l’1 luglio 2009, quando gli architetti Giuseppe ed Alessandra Sorrenti, entrambi con studio in Messina, per conto dei fratelli Bartolo Vittorio, Giacoma, Santa e Antonino Cuscinà (residenti tutti nel comune di Valdina) depositano il relativo progetto in Comune finalizzato al rilascio della concessione edilizia. Il 14 febbraio 2012 e il 9 luglio 2012, i professionisti presentavano alcuni adeguamenti ed integrazioni agli elaborati progettuali. Nel maggio 2012 i fratelli Cuscinà avevano anche presentato un’istanza al Dipartimento Patrimonio del Comune di Messina (poi reiterata il 6 maggio 2013), nella quale i predetti, proprietari di alcune aree site tra la via San Sebastiano angolo via Felice Bisazza, chiedevano la cessione a titolo oneroso, previa sdemanializzazione, di due particelle di terreno, adiacenti e confinanti ai suddetti, di proprietà del Comune. Nel luglio 2014 il valore delle suddette particelle veniva stimato dai tecnici comunali incaricati (l’ing. Armando Mellini, il direttore amministrativo Giuseppe Caizzone ed il direttore del Dipartimento ing. Maurizio Natale Castronovo), in euro 76.950, con la clausola che gli stessi sarebbero rimasti vincolati alla verifica della superficie del lotto.

“La pratica rimaneva ferma pel circa un anno, per poi essere riesumata in concomitanza con il coinvolgimento nell’affare di Vincenzo Pergolizzi il quale, per il tramite del Clemente, otteneva il sollecito intervento della Barrile presso gli uffici comunali competenti al suo rapido disbrigo”, riferisce la Direzione Investigativa Antimafia. “Non si hanno evidenze circa l’andamento della vicenda per i mesi seguenti fino al marzo del 2015, quando l’intercettazione dell’utenza in uso a Clemente registra i primi dialoghi relativi alla necessità di sbloccare la delibera di sdemanializzazione dei terreni dei fratelli Cuscinà”.

La prima conversazione riconducibile all’affaire edilizio viene registrata il 10 marzo 2015, allorquando Francesco Clemente chiede a Emilia Barrile di “spostare l’appuntamento presso l’Ufficio dell’Urbanistica del Comune di Messina al giorno seguente”. Due mesi più tardi i colloqui tra i due si fanno più espliciti. “Ti ricordi di quella delibera di Felice Bisazza? Puoi vedere com’è? Me lo fai sapere entro domani?”, domanda Clemente a Barrile nel corso di una telefonata intercettata il 19 maggio 2015. “Barrile si mette a disposizione ma chiede di inviargli il nome della ditta con un sms. Clemente, per reperire l’informazione richiestagli da Barrile, chiama Elio Cordaro che, a specifica domanda sull’intestazione della delibera, risponde: A nome di Cuscinà è fatto…”. Poco dopo la conversazione, è Barrile a chiamare Clemente, informandolo di avere trovato la delibera. “Ce l’ha lui ancora là messa, tutta da fare… Mi ha detto che ora la guarda e la manda in giunta…”, spiega l’esponente politica.

Il 20 maggio, mentre si trova a Milazzo insieme a Vincenzo Pergolizzi, Clemente chiama Emilia Barrile e le fa numerose domande sull’iter dell’atto. “Già è quantificata, 76 mila euro mi sembra…”, risponde Barrile. “C’è già la delibera pronta. La debbo portare in giunta. Già c’è il parere di Castronovo che ha quantificato l’importo. Poi il parere deve essere sottoposto ai revisori e poi dei quartieri. Ed ho paura che lì, i quartieri, perché Palano Quero è contro la costruzione, no…! (…) La delibera la guardo un attimo, meglio, ora. Lui ora la dovrebbe fare subito e darla al consiglio comunale. Ora lui la deve passare in giunta e poi portarla a me per la parte. Comunque, domattina riscendo…”.

Nei giorni seguenti Francesco Clemente continua a pressare Emilia Barrile affinché segua la questione. L’esponente politica, secondo gli inquirenti, “non si sottrae mai alle richieste, anzi si fa spesso parte attiva per risolvere le problematiche e rimuovere gli intoppi”. I due si risentono telefonicamente il 26 maggio. “Di quella delibera ti farò sapere dopo, perché prima devo sentire l’assessore competente per chiedergli se l’ha portata in giunta”, spiega Barrile. “Non ho nessuna novità anche perché l’assessore che è Sebastiano Pino non mi ha dato notizie…”, aggiorna Barrile in una nuova telefonata, due giorni dopo. “Comunque ci vado subito personalmente a trovarlo perché lui non ha imparato che quando io lo chiamo mi deve rispondere, comunque ora vado e me la prendo breve mani…”.

Come promesso, Barrile si attiva per avere informazioni sullo stato della delibera ed il 29 maggio informa Clemente che si erano registrati inaspettatamente dei ritardi. “C’era una piccola cazzata tecnica da sistemare, quindi, è ritornata al patrimonio… Il parere era favorevole, quindi ora, vediamo lunedì, vado io brevi mano, vediamo dov’è… Mi faccio sistemare questa cosa… Va bene, quindi gli puoi dire di stare sereno… La faccio passare in giunta e poi ce l’ho io come consiglio comunale”.

Per circa un mese non si registrano ulteriori conversazioni sull’argomento. “In tale lasso temporale Clemente interessa Barrile per altre questioni e pratiche da agevolare presso il Comune o l’AMAM, ed i due hanno diverse conversazioni sulla situazione politica”, riporta la DIA. Poi, il 22 giugno 2015, la delibera torna al centro delle loro conversazioni. “Quella cosa là di via Felice Bisazza è bloccata…!”, esordisce Barrile. “Perché non è previsto il PEG dove devono andare questi soldi, perché l’hanno tolto… Ora il ragioniere generale deve fare di nuovo il PEG. Perciò noi per le sdemanializzazioni, i soldi in entrata, per quanto ho capito, non c’è un fondo dove possono essere messi e quindi devono rifare il PEG. Ora sto andando dal ragioniere e gli dico di farla”. Il 2 luglio Barrile ragguaglia Clemente con un sms: L’impiegata che si occupa di questo oggi non c’è. Mi hanno detto che domani mi daranno dettagli. Se ciò non avviene, lunedì agirò a mio modo. L’indomani la Presidente del Consiglio fornisce a Clemente altri particolari. “Niente, in pratica questa delibera non può essere votata perché non c’è il PEG. E per fare il PEG si deve votare il bilancio. Ora io ho parlato con la funzionaria che ha la pratica e gli ho detto di passarla lo stesso. Si fa un emendamento fino all’approvazione, fino all’apertura del PEG (…) Ora vediamo con questa qua se riusciamo a trovare la soluzione, perché i pareri sono tutti a favore. Quindi se arriva in consiglio non ci dovrebbero essere problemi…  Però è assurdo che il Comune non ha un PEG per le sdemanializzazioni. Ma se lui ora non me la fa, io gli faccio una interrogazione e lo salo, a lui ed a Signorino. Perché è impossibile che in due anni non hanno previsto un PEG. Perciò noi non possiamo vendere niente. Cioè siamo un Comune quasi al dissesto e non possiamo vendere e quindi incrementare le nostre casse…”.

Sono gli inquirenti a chiarire i contorni della querelle nella loro Informativa di reato del 6 ottobre 2017. “Il problema è sorto alla Ragioneria del Comune di Messina, perché non può riscuotere i soldi della vendita del terreno sdemanializzato, in quanto non è attivo, nel P.E.G. (Piano Economico di Gestione che costituisce lo strumento di pianificazione operativa degli enti locali) del bilancio dell’anno in corso, il capitolo riscossione proventi di vendite dei terreni sdemanializzati”, scrive la DIA. “Ciononostante Barrile assicura che il problema lo avrebbe risolto ugualmente, anche se l’unica soluzione prevista dalla legge richiederebbe la stesura del nuovo bilancio comunale e non appare sanabile con il bilancio in corso. Si è accertato, invero, tramite le informazioni presenti sul sito internet del Comune di Messina, che fino al 31 marzo 2016 l’Ente ha operato in proroga con il previsionale del bilancio dall’anno 2014, poiché i bilanci degli anni 2015/2017 sono stati approvati con deliberazione n. 239 proprio in data 31 marzo 2016”.

Il 6 luglio 2015, Emilia Barrile chiarisce a Clemente le problematiche che bloccano l’emissione della delibera, ma spiega di avere comunque trovato l’escamotage per superarle. “La sto risolvendo, perché non appena ce l’ho in aula la voto… Il PEG per la sdemanializzazione… La cosa è molto grave. Li dovrei denunciare… Ma siccome non mi posso mettere ad andare all’attacco se no non risolvo il problema… Glielo ho dovuto spiegare io come dovevano fare la delibera. Hai capito? Perché si fa un emendamento, il tempo che si fa tutta la procedura amministrativa, intanto si guarda in commissione quella è l’ultima parte finale…”.

Sono ancora una volta gli investigatori della Direzione Antimafia di Messina a stigmatizzare il modus operandi di Emilia Barrile, ma anche della stessa amministrazione comunale del sindaco Renato Accorinti, rea di aver dato il proprio assenso a un atto presumibilmente affetto da vizi di legittimità. “La delibera che è stata successivamente approvata – per bypassare la mancanza del capitolo previsto dal PEG nell’attuale bilancio grazie all’escamotage trovato da Barrile – è stata redatta in maniera non conforme alla legge”, riporta l’Informativa. “Infatti la delibera indica alla voce Autorizzano: I Servizi Finanziari e di Ragioneria ad introitare, alla risorsa 640/11 Entrate reperite dal Patrimonio Comunale Disponibile, la somma di € 76.950 che sarà corrisposta in un’unica soluzione dagli acquirenti tramite bonifico bancario sul c/c Unicredit intestato a Comune di Messina, prima della stipula del relativo Atto di Vendita…. Questa soluzione ha utilizzato una posta di bilancio diversa, non prevista dal PEG, mentre la riscossione della vendita può essere effettuata solo nel capitolo regolato dal predetto PEG predisposto, solo ed esclusivamente, entro 20 giorni dell’apertura del bilancio dell’anno in corso”.

Forse il problema è stato risolto è l’sms inviato l’8 luglio 2015 da Emilia Barrile a Francesco Clemente. Il giorno seguente sempre Barrile spiega all’amico-consigliere che “la pratica adesso è al Patrimonio, poiché all’ufficio di Ragioneria ha già risolto, come gli aveva anticipato”. “L’ufficio Patrimonio ha chiesto il nulla osta alla Sovrintendenza per i Beni Architettonici per verificare che non vi siano scavi archeologici sulla porzione di terreno interessato e già, informalmente è stato anticipato un parere positivo”, annota la DIA. “Il Patrimonio, a dire di Barrile, ha già pronta la trasmissione della delibera e aspetta solo la risposta della Sovrintendenza; Barrile suggerisce, pertanto, a Clemente di dire alla ditta di interessare eventuali conoscenze alla Sovrintendenza per accelerare. Ancora, aggiunge che trattandosi di una sdemanializzazione di comparto e non un lotto basta la delibera di Giunta, e non bisogna passare dal consiglio comunale; Barrile conclude ripetendo che il Patrimonio è in attesa del nulla osta e che, non appena arriva, mandano subito la delibera e lei la porta in giunta e la fa votare: precisa pure di ha già parlato anche con l’assessore Sergio De Cola”.

Nelle settimane successive Clemente continua a mantenere i contatti con la Presidente del Consiglio comunale per conoscere l’iter della delibera. Finalmente, il 7 agosto 2015 Clemente comunica a Vincenzo Pergolizzi che è arrivato il nulla della Soprintendenza e che quindi Barrile porterà lunedì la delibera all’Ufficio Affari della Giunta per la sua approvazione. Come accertato dagli inquirenti, l’atto n. 561 sarà presentato proprio il 7 agosto e quattro giorni dopo approderà in Giunta dove sarà votato e approvato (assessore proponente il capitano Sebastiano Pino). Il 3 dicembre 2015, la Giunta Accorinti approverà un’altra delibera sulla sdemaniliazzione dei terreni di via Felice Bisazza, la n. 738, di semplice correzione materiale nella redazione della delibera originale per un errore di digitazione nella formula di calcolo del valore immobiliare del bene.

“L’emissione della delibera non esaurisce però l’impegno di Barrile in favore di Pergolizzi attraverso Clemente”, continua la DIA. “Infatti la donna continua da interagire con gli uffici comunali per agevolare la stipula del contratto e successivamente, su sollecitazione di Clemente come sempre pressato da Pergolizzi, interviene verso vari altri uffici per agevolare lo svolgimento dei vari iter burocratici”. “Uno dei soci domani può andare da Giuseppe Caizzone al Dipartimento Demanio, Patrimonio ed Espropriazioni del Comune, però deve andare per indicare il notaio e così loro gli mandano tutto e prepara l’atto”, suggerisce Barrile a Clemente, il 2 settembre. “Però se loro vanno mi devono cercare di Caizzone comunque, perché lui mi ha detto che ha copia della delibera e gliela posso mettere in un file…”.

Nei giorni seguenti viene organizzato a Milazzo un incontro tra Vincenzo Pergolizzi, Elio Cordaro ed i fratelli Cuscinà (assistiti da due professionisti, l’arch. Giuseppe Sorrenti e l’avv. Vincenzo Puglisi). “L’incontro presso gli uffici del costruttore è stato fortemente voluto proprio da Pergolizzi che, risulta utile qui ricordare, in quel periodo era ancora sottoposto al provvedimento della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Milazzo, ed era colui che avrebbe dovuto di fatto costruire la palazzina sui terreni dei fratelli Cuscinà anche se in quel momento il precitato non era titolare di alcuna ditta per poterlo fare, in quanto le sue ditte erano sottoposte a sequestro ed amministrazione giudiziaria”, scrivono gli inquirenti. “Peraltro, in nessuna conversazione intercettata, è emerso un intervento posto in essere dai Cuscinà presso gli uffici comunali per seguire l’andamento della già discussa vicenda della delibera. Come pure, questi non si sono mai rivolti a Clemente o ad Emilia Barrile per spingere i tempi per l’emissione della citata delibera. Né si interesseranno in alcun modo delle ulteriori vicende che riguardano il progetto per la costruzione della palazzina”.

Intanto dall’esame dei progetti insorgono ulteriori problematiche che convincono i proponenti a richiedere nuovamente l’interessamento di Emilia Barrile. “Il primo intervento è stato chiesto per fissare un incontro tra Carmelo Cordaro e Francesco Clemente con l’ing. Mario Pizzino, dirigente del Dipartimento Mobilità Urbana e Viabilità del Comune di Messina; la donna, non solo si adopera per fissare l’appuntamento, ma accompagna i due precitati dal dirigente comunale”, riporta la DIA. “Lo scopo dell’incontro, come appreso dalle conversazioni intercettate, verteva sul chiedere l’autorizzazione al Dipartimento per la concessione di un passo carrabile funzionale al progetto per la costruzione della palazzina di via Felice Bisazza; tale richiesta necessitava di una particolare intermediazione, poiché vi era un problema in quanto l’accesso progettato non rispettava la distanza di 12 metri dall’incrocio prevista dalla norma. Il 31 ottobre si capta la conversazione tra Clemente e Barrile con quest’ultima che lo rassicura: Vedi che ho parlato con Pizzino, mi diceva domani, a mezzogiorno potrebbe andare a nome mio…”.

Clemente informa subito il geometra Cordaro sull’appuntamento in Comune, e quest’ultimo gli chiede se è necessario portare la planimetria “per fare capire meglio all’ing. Pizzino quanto da loro richiesto”. “Clemente sostiene che per lui il problema non si pone, che si tratta solo di una questione di soldi: paghi e l’hai”, verbalizzano gli inquirenti. “A Elio Cordaro che insiste nel dire di portarsi solo la planimetria, Clemente gli ribadisce di portarsi anche un porpitteddu. Il giorno seguente Francesco Clemente informa Vincenzo Pergolizzi che lui non sarebbe potuto andare all’appuntamento con l’ing. Pizzino, ma che comunque sarebbero potuti andare Emilia Barrile e Cordaro; aggiunge però che lui con l’ingegnere (Pizzino ndr) ha ottimi rapporti e che quindi sarebbe meglio se ci fosse pure lui. Pergolizzi concorda nel rinviare l’incontro”.

L’importante appuntamento avviene finalmente il 4 novembre 2015, come documentato da un servizio di osservazione predisposto all’esterno del Dipartimento di Mobilità Urbana e Viabilità del Comune di Messina. “Le indicazioni ricevute dall’ingegnere Pizzino richiedono un aggiustamento della planimetria, come si comprende dal contenuto della conversazione tra Pergolizzi e Clemente in cui il primo raccomanda all’interlocutore di non dimenticarsi di farla sistemare a sua moglie, l’architetto Daniela Ruggeri”, spiega la DIA. “Le problematiche di progettazione emerse mettono in ansia Pergolizzi che richiede a Clemente di organizzare un incontro anche con l’arch. Salvatore Parlato, coordinatore dell’UOC 5 del Dipartimento Edilizia Privata del Comune, per sottoporgli due perplessità. Clemente lo informa di avere perso il numero di telefono e di non sapere come rintracciarlo. Pergolizzi suggerisce di disturbare la loro amica (Emilia Barrile) perché sicuramente sa come contattarlo. Anche stavolta Barrile si metterà a disposizione e telefonerà all’architetto Parlato per fissare un appuntamento per il 9 novembre”. Eh! Domani ti dico meglio perché io ho una sua sensazione, però è finita bene, commenterà telefonicamente Clemente a Pergolizzi alla fine dell’incontro con l’architetto Parlato.

“Nei giorni seguenti Pergolizzi e Clemente vengono a capo del problema legato alla progettazione per il passo carrabile”, prosegue l’Informativa. “L’interesse di Pergolizzi continua ad essere altissimo e frenetico, ed egli raccomanda a Clemente di interessarsi per quelle due cose. La prima è il fatto di Pizzino, l’altra è la verifica della possibilità di inserire nel progetto la costruzione di un ulteriore piano per cui vorrebbe organizzare un incontro con l’ingegnere Nunzio Santoro, Coordinatore dell’UOC 2 del Dipartimento Edilizia Privata del Comune di Messina”. “Questa mattina ho parlato con Elio, vediamo se ci può fare un piano in più”, spiega Pergolizzi a Clemente in un colloquio intercettato il 25 novembre 2015. “Diventano più stretti, perché la cubatura è quella là. Ma allungo come verande in tutti gli appartamenti e nello stesso tempo l’ultimo piano lo faccio sempre in quel modo con la mansarda…”.

Clemente si impegna con l’interlocutore di reperire il numero di protocollo della pratica all’ufficio Viabilità ed il nome del funzionario incaricato. “L’1 dicembre viene contattato da Emilia Barrile; Clemente le comunica che il documento consegnato alla Viabilità si trova ora presso i Vigili Urbani, da tale Cislaghi, e che quell’ufficio ha chiesto alcune cose; la invita, pertanto, a chiamare per sapere cosa vogliano di preciso. Clemente continua nella conversazione invitando la Barrile ad accompagnarlo da Nunzio – verosimilmente l’ing. Nunzio Santoro, Responsabile del Servizio E.S.U.L. presso il Comune di Messina”.

Il 3 dicembre 2015, Francesco Clemente raggiunge l’amica Barrile a Palazzo Zanca e la donna convoca Nunzio Santoro per un appuntamento al bar. “All’incontro partecipa anche Elio Cordaro che successivamente informa Pergolizzi dell’esito”, scrivono gli inquirenti. “Gli spiega che ha avuto un Ni aggiungendo che vi era, forse, la possibilità di utilizzare un terzo della zona del portico come garage senza che venisse aggiunto alla cubatura totale e che, quindi, adesso andrà dall’arch. Sorrenti per predisporre i progetti da presentare. La decisione finale spetta a Parlato, ma Cordaro spiega anche che Santoro gli ha fatto capire che ultimamente questo orientamento sta diventando abituale, mentre prima era vietato; quindi dovranno attendere questo ulteriore passaggio”. L’arch. Sorrenti s’incarica di redigere gli aggiustamenti progettuali conformi alle indicazioni ricevute dal funzionario comunale. Il 7 dicembre Vincenzo Pergolizzi chiama Clemente per chiedergli di fissare un appuntamento con Salvatore Parlato e Nunzio Santoro per partire come si deve partire. Ancora una volta il professionista si rivolge all’amica Barrile per organizzare gli appuntamenti con i funzionari dell’urbanistica.

L’incontro viene fissato per il successivo 14 dicembre. “Già al mattino Clemente contatta Barrile per concordare dove incontrarsi e la donna propone davanti al Comune perché alle ore 8.50 deve incontrare l’ing. Pizzino”, aggiunge la DIA. “Clemente, pertanto, le raccomanda di rammentare allora l’istanza che riguarda il passo carrabile di via Felice Bisazza. Poco dopo Barrile chiama Santoro ma questi le dice che quel giorno non c’è poiché è impegnato con gli esami di Stato e rinvia l’incontro di due giorni (…) Il 16 dicembre Francesco Clemente aggiorna Pergolizzi sull’esito dell’avvenuto incontro e afferma che hanno definite praticamente tutto ed adesso bisogna solo fare il progetto”.

Negli stessi giorni si complica però la trattativa per l’acquisizione dei terreni dei fratelli Cuscinà da parte del gruppo Pergolizzi. Emergono in particolare complicazioni sui pagamenti necessari: Pergolizzi e Cordaro pretendono infatti che i Cuscinà paghino i 47 mila euro di spese previste. “I Cuscinà, a loro volta coinvolti nell’operazione in cambio del 30% del volume costruito, sono disposti eventualmente a rinunciare solo ad una piccola parte di metratura di permuta ma non a dare denaro”, spiega la DIA. “Cordaro non riesce a trovare un accordo soddisfacente con i Cuscinà, pertanto Pergolizzi, dopo averlo maltrattato verbalmente, gli intima di non discutere più della questione e dispone di fare condurre la trattativa all’avvocato Vincenzo Isgrò, titolare di uno studio legale a Milazzo”. Il problema dei pagamenti dovuti si trascinerà nei mesi seguenti, e, nonostante i vari tentativi di mediazione, alla fine sarà il motivo del fallimento dell’operazione edilizia.

Nonostante l’empasse della trattativa con i Cuscinà. Vincenzo Pergolizzi e collaboratori provano comunque a risolvere i vari problemi burocratici insorti e a predisporre gli adeguamenti progettuali. “L’1 aprile 2016 Pergolizzi chiama Clemente e gli chiede come fare per avere un appuntamento personale con Parlato”, riporta l’Informativa. “Clemente contatta Barrile: Senti una cosa, mi ha chiamato da Milazzo per via Felice Bisazza. Ci accompagni? Però stavolta viene pure lui da Parlato…. La donna acconsente e aggiunge inizialmente che avrebbe telefonato subito al funzionario del Comune. Effettivamente, l’incontro tra Clemente, Barrile, Pergolizzi e Cordaro è avvenuto ed i quattro si sono recati, il 5 aprile 2016, presso i locali dell’ufficio Urbanistica ubicati all’interno dell’ex Liceo Artistico Dante Alighieri. Nei giorni a seguire, ulteriori conversazioni chiariranno che l’appuntamento è stato propedeutico ad ulteriori incontri finalizzati ad aggiustare il progetto in maniera che potesse superare il vaglio dei tecnici”.

“Ha voluto lasciato tutte cose e ha detto che per il fine settimana gli farà sapere”, riferisce Clemente a Barrile subito dopo un nuovo incontro al Comune, il 6 aprile 2016. “Ah, forse si scanta… Comunque domani passerò a verificare la situazione…”, commenta la donna. Come promesso, due giorni dopo Emilia Barrile si reca presso gli uffici dell’urbanistica per verificare il buon andamento della questione. “Quella cosa in linea di massima tutto bene…”, informa Clemente all’uscita. “Deve fare qualche verifica, martedì mattina puoi andare a vedere… Però dice tranquillizza tutti…”. Il 12 aprile Francesco Clemente ed Elio Cordaro si presentano, come concordato, presso gli uffici dell’urbanistica; all’uscita, i due chiamano Pergolizzi. “Tutto fatto! Niente di particolare, va bene come è … Qualche aggiustamento … un controllo là nei balconi, fesserie. Già cose che avevamo fatto!”, spiega Cordaro. “Ora dobbiamo aspettare l’atto!”.

“Ottenute le rassicurazioni dai funzionari degli uffici tecnici comunali e l’accordo con i fratelli Cuscinà, Pergolizzi è fiducioso di potere avviare a breve la costruzione”, conclude la DIA. “Tutto sembra essere pronto alla costruzione, ma sorge un nuovo inatteso problema che non potrà essere superato. I terreni acquisiti per usucapione dai Cuscinà – che unitamente a quelli da acquistare dal comune di Messina, concorrono a costituire il fondo su cui edificare – risultano gravati ipoteche e tutt’ora intestati anche ad eredi e parenti delle persone nei confronti dei quali era stata ottenuta la sentenza di usucapione. Pergolizzi darà mandato al suo avvocato di fiducia Vincenzo Isgrò ed a Cordaro per risolvere la situazione senza riuscirci. Alla fine Isgrò ha intentato una causa, con richiesta di sequestro dei terreni, nei confronti dei Cuscinà, a nome del fittizio intestatario del rapporto contrattuale con costoro, cioè Michele Adige, genero di Pergolizzi…”. Intanto però l’affare è sfumato…