Catania, la Dda sequestra 150 milioni a Mario Ciancio: sigilli al quotidiano “La Sicilia”

24 settembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Il Tribunale di Catania ha emesso un decreto di sequestro e confisca, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, di una serie di beni nei confronti dell’editore e direttore del quotidiano La Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il sequestro finalizzato alla confisca di oltre 150 milioni di beni disposto dal Tribunale di Catania su richiesta della locale Dda riguarda l’intero gruppo editoriale che fa capo a Mario Ciancio Sanfilippo.

Il provvedimento riguarda, tra l’altro, il quotidiano ‘La Sicilia’, la maggioranza delle quote della ‘Gazzetta del Mezzogiorno’ di Bari e due emittenti televisive regionali, ‘Antenna Sicilia’ e ‘Telecolor’. Il Tribunale ha nominato dei commissari giudiziari per garantire la continuazione dell’attività del gruppo.

Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Catania. Il provvedimento riguarda tra l’altro conti correnti, polizze assicurative, 31 società, beni immobili e quote partecipative di altre sette aziende.

Non è la prima volta che il patrimonio di Ciancio viene sottoposto a misure interdittive. Attualmente il patron de “La Sicilia” è sotto processo per concorso esternoin associazione mafiosa.

L’indagine sui ben di Ciancio corre in parallelo con il processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la ricostruzione della procura, non ci sono solo relazioni pericolose da approfondire, ma anche rapporti poco chiari con la pubblica amministrazione e soprattutto canali finanziari poco trasparenti.

I magistrati hanno iniziato a verificare i fondi che Ciancio deteneva in Svizzera, intestati ad alcune fiduciarie del Liectenstein. Ma una prima richiesta di sequestro viene respinta. Così la procura affida alla società “Pwc”, una società internazionale che si occupa di revisione di bilanci e consulenza legale, di esaminare tutte le evoluzioni del patrimonio dell’imprenditore catanese dal 1979 al 2014. Il 10 luglio dell’anno scorso, i pm Antonino Fanara e Agata Santonocito formulano le loro conclusioni. E arriva la richiesta di sequestro e confisca.

L’approfondimento

Società editrici, immobiliari, beni di lusso e un lungo elenco di conti correnti sono stati confiscati al re dell’editoria Mario Ciancio, imputato con l’accusa di concorso esterno all’associazione mafiosa. Accusa che ha sempre respinto, assistito dall’avvocato Carmelo Peluso. Ma parallelamente al processo, la sezione delle misure di prevenzione del tribunale etneo con i Pm Antonino Fanara e Agata Santonocito ha lavorato duro, ricostruendo tutti i movimenti di denaro di Ciancio, ma soprattutto, analizzando i capitali delle società che compongono il gruppo editoriale più potente del Sud Italia. Il risultato di questo lavoro è una confisca da 150milioni di euro.