‘TERZO LIVELLO’, I DOCUMENTI INEDITI: BARRILE E LE PRESSIONI SUGLI UFFICI COMUNALI NELL’INTERESSE DI PERGOLIZZI. CLEMENTE, “I VOTI? CON BUONI BENZINA E SOLDI…”

24 settembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Antonio Mazzeo ed Enrico Di Giacomo – “Le attività d’indagine rivelavano la consuetudine di Emilia Barrile allo sfruttamento della considerazione e potere di influenza che le derivava dall’importante ruolo pubblico e politico ricoperto per esercitare, con tratti di allarmante sistematicità, pressione su dirigenti e funzionari amministrativi del Comune di Messina al fine di garantire il pronto soddisfacimento di interessi privati facenti capo a un ristretto gruppo di potenti imprenditori cittadini a lei collegati da una inquietante logica del do ut des in ragione della quale, a fronte dell’impegno profuso, ella veniva ricompensata dalla corresponsione di utilità di vario genere, essenzialmente costituite, anche in una più ampia prospettiva di ritorno elettorale…”.

Pressing negli uffici comunali, costante, insistente, in cambio di favori e voti. Viene descritto in questo modo il modus operandi dell’esponente politica ex Pd poi Forza Italia, Emilia Barrile, nell’ordinanza di custodia cautelare emessa il 30 luglio 2018 dalla Sezione per le indagini preliminari del Tribunale di Messina nei suoi confronti e di alcuni dei più stretti collaboratori. Uno di essi, l’ingegnere Francesco Clemente, anch’egli con trascorsi politici ma nelle file della Dc e dell’Udc peloritana, segue ogni passo dell’ambizioso progetto di Emilia Barrile di candidarsi ad una poltrona sicura all’Assemblea Regionale Siciliana o, meglio ancora, alla Camera dei deputati, con il sostegno dell’intramontabile ras dello Stretto, Francantonio Genovese. Il professionista, grazie ad una recente esperienza da dirigente presso il Comune di Milazzo (sindaco Lorenzo Italiano, giunta di centro-destra), ha avuto modo di entrare in contatto con uno dei costruttori più attivi della zona tirrenica, Vincenzo Pergolizzi, ottenendo incarichi professionali per sé e per la moglie. E anche Clemente, nella ferrea logica del do ut des, in cambio dell’impegno di Barrile ad accelerare qualche pratica negli assessorati competenti del Comune di Messina, le presenta l’imprenditore mamertino che potrebbe tornare utile il giorno dell’agognato balzo nella politica che conta.

I particolari dell’alleanza Barrile-Clemente-Pergolizzi emergono nell’Informativa riepilogativa della Direzione Investigativa Antimafia sul cosiddetto Terzo livello, redatta il 6 ottobre 2017. Un anno dopo, il Pubblico ministero del Tribunale di Messina, il dottor Fabrizio Monaco, ha fatto proprie le risultanze dell’inchiesta DIA, firmando l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di Emilia Barrile e di altre 18 persone. E tra i delitti contestati all’esponente politica, oltre a quello di associazione per delinquere, ci sono pure quelli di concorso formale e traffico di influenze illecite (artt. 81 e 346 bis del codice penale) “perché, in più occasioni, pubblico ufficiale, quale Presidente del Consiglio comunale di Messina, sfruttando relazioni esistenti con altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, accettava dall’imprenditore Vincenzo Pergolizzi, la promessa, per sé o per altri, di utilità economiche, come prezzo della propria mediazione illecita, per compiere o avere compiuto atti contrari ai doveri di ufficio (in violazione, tra l’altro, dei doveri di imparzialità, correttezza ed autonomia), ponendo il suo ruolo e la sua influenza a disposizione del privato”. In particolare, spiega il Pm, Barrile “interferiva sull’operato degli uffici comunali, esercitando un’attività di pressione e di condizionamento, in ordine ad una pratica amministrativa di interesse di Vincenzo Pergolizzi e Francesco Clemente, concernente la vendita di un terreno comunale, funzionale alla successiva realizzazione di una palazzina, in via Felice Bisazza di Messina, sollecitandone sistematicamente la trattazione presso gli uffici competenti, dando la garanzia che, nel caso fosse necessario il passaggio della pratica in Consiglio Comunale, essa sarebbe stata approvata, anche tramite escamotage irregolari – che ella suggeriva e tali da consentire di approvare la pratica – benché non fosse possibile una regolare imputazione contabile dell’entrata derivante dalla vendita dell’area comunale”. Sempre secondo l’accusa, l’esponente politica si sarebbe resa disponibile a presentare, “nel caso le sue sollecitazioni non fossero accolte, strumentali interrogazioni consiliari, per censurare l’operato dell’Assessore competente e del Ragioniere generale del Comune”; dopo l’approvazione della delibera di cessione dell’area, Barrile sarebbe poi intervenuta presso i vari funzionari comunali, “per velocizzare l’iter relativo al rilascio della concessione edilizia e delle altre autorizzazioni necessarie per la realizzazione dell’opera, accompagnando Pergolizzi, il suo factotum Elio Cordaro, e Clemente, presso gli uffici interessati, dispiegando, dunque, sui funzionari incaricati la sua influenza, al fine di velocizzare le pratiche, esercitando pressioni affinché i progetti fossero visionati dai funzionari, prima delle valutazioni inerenti l’approvazione, ottenendo suggerimenti ed indicazioni per modifiche progettuali e correzioni, in modo da avere certezza dell’approvazione medesima; ricevendo, in contropartita, dal Pergolizzi – oltre alla promessa di sostegno elettorale – la promessa che, nei lavori di realizzazione della palazzina in questione, sarebbe stata coinvolta un’impresa ad ella riferibile, in modo da ottenere utilità economica e sostegno elettorale”.

Le indagini della Direzione Investigativa Antimafia hanno ipotizzato un impegno di Emilia Barrile presso gli uffici di comunali anche a favore di altre pratiche amministrative riconducibili al noto costruttore di Milazzo. Gli inquirenti hanno acquisito presso il Dipartimento Edilizia Privata del Comune di Messina oltre ai documenti relativi al progetto di realizzazione della palazzina nella centrale via Bisazza, gli atti e le richieste presentati nell’ultimo quinquennio da Vincenzo Pergolizzi. “Successivamente la ricerca è stata estesa andando più indietro nel tempo”, riporta la DIA. “Giova precisare che, la maggior parte degli atti sono stati forniti su supporto informatico e si tratta per lo più di comunicazioni certificate che consentono di risalire solo attraverso l’uso dello specifico software alla data di emissione ed al loro originatore. Ciononostante, alcuni degli atti forniti sono risultati danneggiati, e non è stato possibile visionarli. Altri, citati all’interno dei documenti esaminati, non sono stati reperiti nella documentazione consegnata e visionata”.

Dall’esame degli atti acquisiti è emerso che, in concomitanza con l’intervento di Barrile per aiutare lo sviluppo della pratica relativa alla palazzina in via Felice Bisazza, anche altre pratiche urbanistiche di interesse di Pergolizzi hanno ripreso il loro iter, sopito da tempo in concomitanza con l’esecuzione del provvedimento di prevenzione che aveva spogliato il costruttore della titolarità della società Per.Edil.”, aggiungono gli inquirenti. “Si tratta, in particolare, di due pratiche urbanistiche: una avviata nel settembre 2011 riguardante la modifica di un muro di contenimento per ampliare una zona di parcheggio; l’altra, del settembre 2013, riguardante modifiche interne ad una abitazione su due piani ricadente nella particella catastale adiacente a quella del muro di contenimento. Entrambe avevano avuto un avvio negativo e sono state rivisitate a partire dal marzo del 2016 fino a giungere a conclusione positiva nell’arco di pochi mesi, ed in taluni casi con atti svolti con una rapidità sorprendente. Lo sviluppo positivo di queste pratiche è stato concomitante con le ripetute visite presso quegli uffici di Emilia Barrile che ha accreditato Carmelo Cordaro”.

La prima delle due pratiche superveloci era stata avviata il 29 marzo 2013, quando il curatore speciale Cappadona, agendo per conto della ditta Per.Edil Srl, aveva richiesto al Dipartimento Attività Edilizie Repressione Abusivismo del Comune di Messina, la concessione edilizia in sanatoria per le modifiche, apportate al progetto originario, interne ed esterne ad un fabbricato di due piani costruito in via Ducezio, nei pressi del complesso residenziale “Aralia” (protocollo d’entrata del 26 settembre 2013, così come riportato nella relazione  tecnica redatta dallo studio Falzea). “Il 18 giugno 2014, il Comune di Messina comunicava alla ditta Per.Edil. – e per conoscenza, all’arch. Giuseppe Falzea, nonché all’Ufficio Agibilità dell’Edilizia Privata di Messina – che non si può procedere all’istruttoria per il rilascio della concessione edilizia in sanatoria del fabbricato per carenza di documentazione della regolarità tecnica-amministrativa dell’immobile”, annotano gli inquirenti. Nella stessa nota, veniva indicato il termine di trenta giorni dalla ricezione per integrare la documentazione richiesta; decorso tale termine, l’istanza presentata era da intendersi priva di effetto.

L’ 8 marzo 2016, il Dipartimento Edilizie Privata comunicava alla Per.Edil., di non aver ancora ricevuto la documentazione necessaria per la definizione della pratica richiesta nel giugno 2014, dando una presunta giustificazione, “che ciò possa essere successo per un possibile errore dell’indirizzo della PEC”. Anche in questo caso, i dirigenti del Comune fissavano il termine perentorio di trenta giorni dalla notifica per la presentazione della documentazione richiesta. “L’amministratore della Per.Edil, Carmelo Cordaro, spedisce al Dipartimento Edilizia Privata una lettera in data 6 aprile 2016, con cui trasmette le integrazioni richieste nella nota del 26 settembre 2013 e la domanda per concessioni ed autorizzazione, redatta il 4 aprile 2016”, riporta la DIA. “Il 13 aprile 2016, il suddetto Dipartimento del Comune di Messina, facendo riferimento alla comunicazione del 26 settembre 2013, comunica alla ditta – e per conoscenza all’U.O.C. 9 – Repressione abusivismo del medesimo Comune – che, dall’esame delle integrazioni trasmesse dalla Per.Edil. nell’aprile 2016, gli interventi richiesti non sono ammissibili”. Ciononostante, il 17 maggio 2016, il Comune di Messina, comunicava alla ditta di Pergolizzi che “dalle verifiche effettuate negli elaborati tecnici allegati alla lettera acquisita il 22 aprile 2016 (documentazione non trovata negli atti acquisiti), risulta la completezza documentale della pratica e la conformità dell’intervento proposto allo strumento urbanistico ed alle norme vigenti in materia”.

“L’esame della documentazione porta ad alcune interessanti considerazioni”, commenta la Direzione Investigativa Antimafia. “Innanzitutto, sono gli uffici comunali, in apparenza, a riavviare l’iter burocratico della pratica inviando una comunicazione alla Per.Edil – attraverso il suo tecnico, arch. Falzea – in cui segnalano un possibile errore nell’indirizzo PEC su cui era stata inviata la richiesta di integrazione della documentazione nel mese di giugno 2014 (…) La pratica, dopo questa comunicazione, riceve l’impulso con lettera datata 6 aprile 2016 e assunta a protocollo l’11 aprile. Solo due giorni dopo, l’ufficio – con nota firmata dall’istruttore Salvatore Bruno, dal coordinatore arch. Danilo De Pasquale e dal dirigente arch. Antonella Cotroneo – ha espresso un netto parere negativo che quindi non ha richiesto particolari studi o valutazioni, segno che ai tre professionisti, era apparso immediatamente che le opere richieste non rientravano tra quelle sanabili. Tuttavia, in pochi giorni lavorativi, la Per.Edil. e il suo tecnico Falzea hanno prodotto ulteriore documentazione depositata il 22 aprile 2016, non reperita in atti, che ha prodotto lo stravolgimento del convincimento dei funzionari dell’ufficio comunale tanto che, il 17 maggio 2016, hanno radicalmente modificato il proprio parere”.

Similare l’iter relativo al secondo procedimento avviato negli stessi mesi dai più stretti collaboratori del costruttore Pergolizzi. “L’amministratore della Per.Edil., Carmelo Cordaro, con lettera redatta in data 4 marzo 2016, chiede al Dipartimento di Edilizie Privata l’esame urgente del progetto in sanatoria depositato in data 12 settembre 2011 (documentazione non trovata negli atti acquisiti)”, annota la DIA. In risposta alla domanda, il 30 marzo 2016 il Comune di Messina richiede alla società alcuni versamenti per la tariffa Urbanistica e la presentazione entro il termine di cinque giorni dalla notifica di un’istanza di autorizzazione di edilizia in sanatoria, pena l’archiviazione della pratica con effetti di diniego. “Il 6 aprile 2016, l’amministratore Cordaro trasmette al Dipartimento Attività Edilizia e Repressione Abusivismo del Comune, una lettera con le integrazioni richieste per la definizione del progetto a firma dell’arch. Giuseppe Falzea”, annotano gli inquirenti. “Otto giorni più tardi viene redatto dal Comune il Rapporto istruttorio; il 25 maggio viene invece rilasciato l’Attestato di Regolarità Amministrativo/Contabile da parte del Dipartimento Edilizie Privata. Infine, l’8 giugno viene redatta l’Autorizzazione Edilizia (il numero non è indicato), a firma del coordinatore dell’U.O.C. 8 dott. Carmelo Pino, del Coordinatore tecnico arch. Danilo De Pasquale e del dirigente del Dipartimento, arch. Antonella Cutroneo, con la quale si approva l’esecuzione dei lavori inerenti il Progetto in sanatoria di un immobile sito in Via Ducezio – Parco Mira, complesso Aralia, ricadente nel P.R.G. vigente in zona “B4c”.

Interessanti anche in questo caso le considerazioni a cui giunge la Sezione operativa di Messina della Direzione Investigativa Antimafia. “I documenti da cui origina questa pratica non sono stati consegnati dagli uffici dell’edilizia privata, mentre vi è la trasmissione della lettera datata 4 marzo 2016 con cui si richiede di esaminare con urgenza il progetto all’epoca trasmesso”, riporta l’Informativa. “Questa pratica all’apparenza scorre senza intoppi o anomalie, ma è legata strettamente a quella precedente sopra indicata. In estrema sintesi lo scopo delle due pratiche è quello di suggellare con la sanatoria la situazione di fatto che ha visto la modifica della suddivisione dell’immobile su due piani per costruire un muro di contenimento e ridisegnare la strada all’interno del complesso Parco Mira per ottenere un maggior numero di posti auto (…)  La tempistica delle due pratiche è perfettamente sovrapponibile e coincide con gli interventi presso quegli uffici di Emilia Barrile in favore di Pergolizzi e Cordaro”.

Le indagini hanno evidenziato la “piena conoscenza” da parte di Emilia Barrile del ruolo imprenditoriale di Vincenzo Pergolizzi; la donna arriva a suggerire all’amico-consigliere Francesco Clemente di acquistare insieme a Pergolizzi una proprietà dell’on. Francantonio Genovese per avviare un’operazione edilizia. “Comunque pure tu, con Francantonio … pure lui che ha i terreni … che doveva costruire … perché non gli dici o ti vende la proprietà e gliela vendi a Pergolizzi e costruisce lui. Quella che c’è alla salita di Sperone alla destra… Là è suo, che dovevano costruire… Quello là di fronte a McDonald è suo, a Tremestieri, a Contesse…”, dice Barrile a Clemente in un colloquio intercettato il 16 febbraio 2016.

Gli inquirenti ritengono poi che Francesco Clemente era “certamente” a conoscenza dei “rapporti di contiguità con la criminalità organizzata” imputati a Vincenzo Pergolizzi e del procedimento di prevenzione personale e patrimoniale a cui era stato sottoposto. “Questo lo si comprende da numerose intercettazioni e, a titolo esemplificativo, si riporta ciò che egli spiega alla propria collaboratrice Domenica Milioti nel corso di una conversazione captata il 5 marzo 2016”, scrive la DIA. “Milioti: Ma insomma è mafioso oppure no?. Clemente: E’ più, più articolato il ragionamento… Non è mafioso in senso che lui ha campato con la mafia, no, ma di natura secondo me sì, pure più (ndr ride) del miglior mafioso che esiste al mondo. lo so che cazzo gli è successo a questo cristiano, secondo me lui si è affascinato a questo modo, hai capito?”.

“Appare rilevante comprendere anche le motivazioni che hanno spinto Barrile a prestarsi ed a mettersi a disposizione di un soggetto controindicato come Pergolizzi”, prosegue la DIA. “Come in quasi tutti gli episodi e le circostanze oggetto della presente informativa, le motivazioni di Barrile vanno ricercate principalmente, se non quasi esclusivamente, nella sua ambizione politica. D’altro canto Clemente ha la certezza che Barrile sia disponibile a favorire lui e Pergolizzi; i due, in passato, hanno già cooperato, come emerge dai dialoghi intercettati da cui si evince come il loro rapporto sia fortemente connaturato da questa insana aspirazione politica.

CLEMENTE IN AUTO CON I COSTRUTTORI PERGOLIZZI E PETTINA: “VOTI IN CAMBIO DI BUONI BENZINA E SOLDI”.

Clemente, il 12 maggio 2016 si trova a bordo della sua autovettura in compagnia di Pergolizzi e dell’imprenditore Giuseppe Pettina, residente a Patti. Pergolizzi parla del fatto che secondo lui tutti cercano voti. Clemente è d’accordo con lui e gli racconta che, quando lui era in politica, si offrivano buoni di benzina e soldi per ottenere dei voti e che lui ha usato questa strategia; a Gravitelli lui era stato aiutato da Emilia (riferimento ad Emilia Barrile) in cambio di elargizioni di buoni di benzina e soldi. Pergolizzi chiede se abbia utilizzato questo sistema solo con lei, affermando che, secondo lui, sicuramente ci sono stati pure altri. Clemente risponde: Certo – e dicendo che questo tipo di sistema è stato sempre usato e ricorda quando la madre prendeva la pasta; ma continua affermando che da un po’ di anni a questa parte questo sistema non può più essere attuato. Pergolizzi chiosa sostenendo altresì che se uno cammina dritto non porta paglia a Lipari (modo di dire per intendere che se non si traffica in modo illecito non si guadagna a sufficienza)”.

Ancora più emblematico il contenuto di un altro dialogo intercettato il 17 luglio 2016, mentre Francesco Clemente transita in via Tommaso Cannizzaro prima ed in via Pietro Castelli poi, in compagnia della moglie e del figlio tredicenne. “Clemente racconta che lui una volta era sindaco di quel quartiere; poco dopo aggiunge che lui in quelle case prendeva 600 voti”, annota la DIA. “Giunti sulla via Pietro Castelli, Clemente precisa al figlio che lui in quelle case popolari prendeva il 50% dei voti grazie alla sua amica Emilia che viveva in quel rione; la moglie di Clemente ripete al figlio che è stato grazie ad Emilia che il padre è riuscito ad ottenere tutti quei voti…”.