Messina, Caso Siracusa: Corruzione, arrestato un ex carabiniere in servizio all’Aisi

26 settembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Francesco (Franco) Sarcina Loreto passava le notizie coperte da segreto d’ufficio agli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Ex carabiniere di Foggia, 55 anni, che per 30 mila euro avrebbe consegnato l’informativa della Guardia di Finanza prima del deposito ufficiale dell’atto.

“Franco” è la figura emersa dagli interrogatori dei due avvocati aretusei arrestati nell’ambito dell’inchiesta sul Sistema Siracusa ed è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip Daniela Caramico D’Auria nonché indagato per favoreggiamento e concorso nella violazione del segreto d’ufficio e per essere stato trovato in possesso di un passaporto spagnolo falso con il nome di Rodrigo Martinez che riportava la foto di Aurelio Maria Voarino, l’uomo della sicurezza dell’imprenditore Ezio Bigotti.

Bigotti, nell’indagine della Guardia di Finanza di Roma sulle corruzioni al Consiglio di Stato, è il beneficiario, in quanto titolare della «Sti», di utilità promesse a un magistrato. Nelle perquisizioni eseguite dagli uomini del Gico sono state trovate a casa di Voarino, indagato per concorso in falso, una serie di registrazioni audio e alcuni documenti strutturati come dossier ma anche copie delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato in cui Amara difendeva proprio l’imprenditore romano. Il passaporto falso agevolava Voarino affinché potesse spostarsi senza essere controllato e sottraendosi alle indagini sia in territorio nazionale sia estero.

Durante l’interrogatorio a Messina, i due avvocati ammettevano di aver ricevuto tre informative della Guardia di Finanza di Roma e Messina e in particolare quelle relative al viaggio a Dubai di Longo e ai prelievi effettuati dal magistrato e un’informativa delle Fiamme gialle capitoline di settembre dello scorso anno. L’ex militare si sarebbe qualificato con i legali siracusani come dipendente della Presidenza del Consiglio dei Ministri – da cui effettivamente veniva retribuito – e aveva riferito loro notizie interne sulle indagini ricevendo 30 mila euro (scambio avvenuto all’interno di un convento) per “togliere dai guai” Amara e Calafiore, finiti sotto osservazione dalla Procure di Roma e Messina.

Sarcina riusciva a ottenere e fornire informazioni sensibili non solo per l’appartenenza all’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna, che risponde direttamente al presidente del Consiglio) ma soprattutto dall’ampia rete di relazioni con apparati investigativi. L’indagine continua estendersi a macchia d’olio e continua a mostrare tentacoli sempre più vasti all’interno dello Stato.