Coppia di Castell’Umberto pagò 35 mila euro per avere un bimbo romeno, processo in dirittura d’arrivo

2 ottobre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Condanne pesanti. Per una brutta storia che all’epoca interessò tutta l’Italia. Due genitori di Castell’Umberto che si rivolsero ad alcuni “mediatori” per avere un bimbo rumeno, e pagarono circa 35mila euro.

E poi un lungo seguito di altri personaggi che s’inserirono per cercare di guadagnarci qualcosa. È alle battute finali il processo che si sta celebrando a Messina, davanti ai giudici della prima sezione penale, scaturito dall’operazione “Copil” dei carabinieri che, tra febbraio e maggio del 2015, dopo una complessa indagine anche con un paio di intuizioni decisive, portò all’emissione di dieci provvedimenti cautelari.

L’altra mattina è stato il sostituto procuratore della Dda Antonella Fradà a formulare le richieste di condanna per la Procura nei confronti di ben quindici imputati. E parecchie sono state richieste molto pesanti.

Ecco il dettaglio:  10 anni per i coniugi Calogero e Lorella Conti Nibali, 9 anni e mezzo per Bianca Capillo, 8 anni e 6 mesi per Ugo Ciampi, Nadia Gibbin,Maurizio Lucà, Pietro Sparacino e Sebastiano Russo, 8 anni per Aldo Galati Rando, 7 anni e 6 mesi per Silvana Genovese e Placido Villari, 5 anni per Tindaro Calderone, 3 anni per Franco Galati Rando e Vito Calianni.

Le accuse, contestate a vario titolo, sono di falsa attestazione ad un pubblico ufficiale sull’identità, falsità materiale, supposizione di stato, millantato credito, tentata estorsione.