I DOCUMENTI INEDITI: Azienda Meridionale Acque Messina, l’albero della cuccagna del Terzo livello

3 ottobre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Di Antonio Mazzeo ed Enrico Di Giacomo – Da una parte il dottore commercialista Leonardo Termini, prima consulente a titolo gratuito dell’amministrazione Accorinti, poi presidente dell’AMAM – Azienda Meridionale Acque Messina SpA con unico azionista il Comune capoluogo dello Stretto. Dall’altra Emilia Barrile, ex Presidente del Consiglio comunale e candidata a sindaco alle ultime elezioni amministrative. Politicamente distanti, in teoria, il primo già candidato con Alleanza nazionale (quella a guida Domenico “Mimmo” Nania e colonnello Peppino Buzzanca); la seconda eletta con il Pd e transitata poi in Forza Italia sempre al seguito, fedele, del potente onorevole Francantonio Genovese. Entrambi devono rispondere in concorso davanti ai magistrati del Tribunale di Messina del reato di turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Terzo livello. Secondo l’avviso di conclusioni indagini preliminari a firma del Pubblico Ministero dottor Fabrizio Monaco, Barrile e Termini, congiuntamente a due dei più stretti collaboratori dell’esponente politica, il commercialista Marco Ardizzone e Giovanni Luciano (più altri soggetti non individuati), “con collusioni e altri mezzi fraudolenti” avrebbero turbato la gara per l’affidamento del servizio di pulizia degli immobili dell’AMAM (con un importo di spesa pari a 85.535 euro più 18.817,70 di IVA), alla cooperativa Universo e Ambiente.

Nello specifico, Termini, presidente AMAM, “colludeva con la Barrile, segnalandole che la cooperativa suddetta, ad ella riferibile, non risultava inserita nell’elenco delle ditte di fiducia e, come tale, non avrebbe potuto essere invitata alla gara, adoperandosi perché detta impresa fosse prontamente inserita nell’albo; Giovanni Luciano interveniva sugli uffici dell’AMAM affinché la cooperativa fosse inserita in tale elenco, ottenendo, comunque, che, nel novero di cinque imprese da invitare a partecipare alla gara, oltre alla Universo e Ambiente, fosse compresa anche la cooperativa Peloritana Servizi, parimenti riferibile alla Barrile, determinando, in tal modo, l’esclusione di almeno un’altra impresa che, in astratto, avrebbe potuto essere invitata alla gara ed alterando, quindi, la libera concorrenza”.

Che qualcosa fosse andato storto in quella maledetta gara per la gestione dei servizi di pulizia e, più in generale, nell’azione di pressing esercitata da lungo tempo presso gli uffici AMAM, l’allora Presidente del Consiglio comunale lo avvertiva nell’aria. La sempre più frequente attenzione mediatica sulla tormentata vita dell’azienda e un’inattesa denuncia da parte dell’anima movimentista del fronte pro-amministrazione, avevano fatto presagire scure nubi in casa AMAM. E così Emilia Barrile non nascondeva con amici e collaboratori il timore di poter essere attenzionata nel corso di una possibile inchiesta giudiziaria su certi appalti dell’azienda.

 

Quelle strigliate d’orecchi ai giornalisti un po’ curiosi.

 

Sono gli uomini della Sezione di Messina della Direzione Investigativa Antimafia che indagano sulle trame del Terzo livello a cogliere lo stato d’agitazione e la rabbia di Emilia Barrile per la tempesta che sta investendo l’AMAM e alcune delle cooperative e delle aziende vicine. “In tale contesto, risulta apprezzabile la circostanza per cui, all’inizio del mese di agosto 2016, alcuni consiglieri comunali hanno effettuato una ispezione presso la società AMAM e redatto una relazione, segnalando una serie di affidamenti di lavori pubblici e servizi ritenuti anomali e divulgando in occasione di una conferenza stampa il risultato del loro operato”, riportano nell’Informativa di reato redatta il 6 ottobre 2017. “Tra gli affidamenti evidenziati vi erano anche quelli in favore della Universo e Ambiente. La stampa locale ha ripreso la notizia riproponendo l’accostamento del nome di Emilia Barrile alla citata cooperativa, con la pubblicazione di un variegato e corposo articolo sulla testata giornalista Gazzetta del Sud del 4 agosto 2016. L’articolo ha spunto dal dossier stilato dai consiglieri comunali del gruppo Cambiamo Messina dal Basso a seguito della citata ispezione: viene fatta una panoramica degli appalti, degli affidamenti diretti e dei conferimenti di lavoro in somma urgenze, compiuti dall’AMAM nel corso degli anni, evidenziando in particolare alcune società privilegiate”. Nell’articolo di spalla si fa specifico riferimento alla cooperativa cara alla Barrile, sostenendo che essa sarebbe stata in grado di condizionare politicamente le scelte dell’azienda; a conclusione venivano indicati gli appalti che la stessa Universo e Ambiente si era aggiudicata negli ultimi anni.

Opportuno rileggere alcuni dei passaggi più significativi dell’esaustivo articolo a firma del giornalista Sebastiano Caspanello. “Tra le ditte sempre presenti all’AMAM c’è la cooperativa Universo e Ambiente, già ricorrente in casa Ato3. Ditta sulla quale, secondo Cmdb, potrebbe pesare un certo condizionamento politico. Quale? Alcuni dati. La coop, dopo la sede originaria a Gravitelli, si trasferisce in via Nicola Fabrizi n. 31 (ora ha cambiato di nuovo), nello stesso palazzo in cui aveva lo studio l’avv. Piero Cami (insieme a Francantonio Genovese). Entrambi condividevano lo stesso padrone di casa: la Caleservice dello stesso Genovese. E poi: prima amministratore unico, poi responsabile tecnico è stata Margherita Adamo, da sempre vicina all’attuale presidente del Consiglio (e punta di diamante elettoraledella galassia Genovese) Emilia Barrile. Ex amministratore unico, del resto, era Giacomo Crupi, marito della cugina della Barrile. E le figlie della Barrile stessa hanno lavorato per un periodo in Universo e Ambiente. La coop nel 2014 ha ottenuto per quasi 106 mila euro il servizio di pulizia degli immobili dell’AMAM per il biennio 2014-2015. Stessa cosa quest’anno confermata (per 68 mila euro) per il biennio 2016-2017”.

L’articolo della Gazzetta del Sud si sofferma poi su quello che il gruppo di lavoro di Cambiamo Messina dal Basso ha definito il “Sistema AMAM”. “Appalti a pioggia senza gare, affidamenti diretti, somme urgenze, cottimi fiduciari: un sistema che predilige le vie brevi, nell’assegnazione di lavori profumatamente pagati, anche per quegli interventi che di straordinario non hanno nulla”, scrive Caspanello. “Quel sistema, che era già presente nell’Azienda acque prima dell’avvento dell’amministrazione Accorinti ma che, evidentemente, è andato avanti come se nulla fosse anche sotto la presidenza dello sfiduciato Leonardo Termini, merita un approfondimento anche secondo il sindaco stesso, che infatti ha trasmesso il dossier alla Procura. Dal documento a cui Cmdb ha lavorato per oltre sei mesi emerge una certa continuità nell’affidamento alle stesse ditte degli stessi appalti. Prendiamo il 2014. In quell’anno sono stati affidati 101 appalti per un totale di circa 5 milioni di euro. Appariva anomalo, si legge nel dossier, il fatto che di essi 60 siano stati assegnati con affidamento diretto, 34 in cottimo fiduciario e solo 7 con altra procedura (trattative private o somme urgenze). Cmdb parla di casi sospetti. Sospetti o no, è un fatto che ci siano ditte che ricorrono più di altre. Ad esempio la Cms Srl, destinataria di tre appalti per un totale di oltre 736 mila euro; la Pettinato Costruzioni, un cottimo fiduciario ed un affidamento diretto, entrambi di poco sotto soglia e con oggetto dell’appalto praticamente identico, per un totale di 229 mila euro; la Italsat, tre affidamenti con oggetto similare che sommano oltre 197 mila euro; la Intercontinentale di appalti ne ottiene cinque (secondo Cmdb viene meno il principio di rotazione tra le imprese) totalizzando poco più di 370 mila euro; la ditta Amuso Antonino, con tre lavori da 187 mila euro (due degli appalti hanno oggetto identico); la 2G Costruzioni, due appalti di poco sottosoglia per un totale di 239 mila euro. La Celeste Costruzioni è tra le ditte preferite dall’Amam: nel 2014 ottiene tre appalti per un totale di ben 272 mila euro. Anche nel 2013 aveva avuto incarico per due lavori (totale meno di 50 mila euro). E sempre la Celesti ha fatto il pieno nel 2015: tre appalti per un totale di addirittura 633 mila euro. Infine la cooperativa Universo e Ambiente, tre lavori da 125 mila euro in totale. Allarma– scrive Cmdb nel dossier a proposito della coop – il possibile condizionamento politico che avrebbe la società cooperativa secondo alcuni articoli di stampa. Molte di queste ditte le ritroviamo nell’anno ancora in corso: riecco la Celesti (due appalti da 219 mila euro), la Cms (385 mila euro con procedura negoziata), la Intercontinentale (cottimo da 100 mila euro) e sempre la Universo e Ambiente, 68 mila euro”.

La presentazione del dossier da parte di Costruiamo Messina dal Basso e l’attenzione riservatagli dalla Gazzetta del Sud e da altre testate giornalistiche infastidisce e fa preoccupare molto Emilia Barrile che, nel corso della giornata del 4 agosto, giorno di pubblicazione dell’articolo, ne discute ripetutamente con il consigliere-consigliore Marco Ardizzone. “Questi inizialmente minimizza il tutto ritenendo che si tratti sempre delle solite accuse (già in passato alcuni articoli di stampa avevano accostato Barrile alla cooperativa Universo e Ambiente); diversamente Barrile, seguendo il testo dell’articolo, sostiene che si tratti di un attacco politico perché hanno scritto che grazie alle sue pressioni politiche la cooperativa è riuscita ad aggiudicarsi delle gare dalla società AMAM, riferendosi alla gara per il servizio di pulizia, tanto che la donna ipotizza anche di querelare il giornalista”, riporta la DIA. “Ardizzone, nel suo ruolo di mentore, le fornisce consigli su come affrontare la situazione mettendole quasi in bocca le parole da dire: inizialmente le rammenta che a lei non interessa la cooperativa – allora questo a te di quello che ha fatto questa cooperativa non te ne frega un cazzo – e poi le suggerisce di fare un comunicato stampa o una intervista, non in qualità di presidente del consiglio ma solo come Emilia Barrile, in cui dovrà dire che si è stancata di essere attaccata sempre con le stesse dicerie: dirai, io francamente mi sono pure stufata di rispondere, quando purtroppo i giornalisti… la politica non sa attaccarti sui contenuti e una parte di giornalismo è faziosa ah… questi sono i contenuti, mi auguro che questa testata giornalistica abbia tutte le carte in regola per poter affrontare un processo che sicuramente io intenterò nei loro confronti, che già ho dato mandato agli avvocati, quindi questo poi sarà la formula dell’articolo. Barrile racconta ancora che hanno scritto che le sue figlie hanno lavorato per conto della cooperativa, e asserisce che il gruppo Cambiamo Messina dal basso ha trasmesso un nutrito dossier alla Procura della Repubblica inerente tutti i lavori e servizi che l’AMAM ha affidato alle società fornitrici. Prima di chiudere la conversazione Ardizzone le consiglia anche di parlare della situazione con l’avvocato, quello di Francantonio Genovese: te l’ho detto un milione di volte, quindi non spendere soldi e faglielo fare a Emilio Fragale, oppure Fragale, tramite loro gli danno incarico ad altri, ci siamo… ma fagli spendere i soldi a lui per queste cose, visto che tanto ti attacchi a lui…”.

Nella stessa mattinata Emilia Barrile richiama Ardizzone e lo informa che sta per andare a parlare con il legale. “Dopo essersi confrontata con il professionista, prontamente Barrile aggiorna Ardizzone di quanto discusso e gli dice che il legale ritiene che l’articolo possa essere utilizzato per aprire una inchiesta”, annotano gli inquirenti. “Da questo momento il suo modo di affrontare al telefono l’argomento del suo rapporto con la cooperativa diventa immediatamente più prudente e distaccato, e si potrebbe dire falso alla luce di quanto accertato nel corso di questa indagine: infatti, dopo il consulto, afferma, quasi a spiegare ad Ardizzone la linea difensiva, che una volta era più vicina alla cooperativa dove anche le figlie avevano lavorato, ma adesso non si interessa minimamente di quello che succede. L’amministratore unico è il cugino il quale non può certo rinunciare a lavorare solo perché è suo cugino. Barrile riferisce che non c’è stata alcuna pressione politica sull’AMAM da parte sua perché i lavori sono dati con gare pubbliche a chi ha i requisiti, ed inoltre che lei con Leonardo Termini, presidente dell’AMAM, ha solo rapporti di amicizia; aggiunge che il gruppo Cambiamo Messina dal basso è contrario alla figura di Termini alla presidenza dell’AMAM e che non si è dimesso e quindi sapendo che lei gli è vicina – essendo amico suo – cercano in tutti i modi di attaccarlo in modo che ne abbia delle dirette conseguenze lei stessa”.

Questa linea difensiva viene esposta dalla donna il giorno seguente in una telefonata al vicecapo servizio della Gazzetta del Sud. “Barrile, che non vuole controbattere pubblicamente per non alimentare la notizia, vuole però veicolare (attraverso il giornalista), sostanzialmente tre messaggi: la scorrettezza del giornalista (Caspanello ndr) e quindi del giornale nei suoi confronti; la sua estraneità alla gestione della cooperativa ed alle gare di appalto presso AMAM; il movente politico dei consiglieri di Cambiamo Messina dal Basso”, riporta l’Informativa. “Barrile fa trapelare quanto sia stata infastidita; poi, riferendosi al giornalista che ha firmato l’articolo, afferma: Certo non me lo sarei aspettato da Sebastiano Caspanello… Non fa niente, significa che i rapporti umani, io li metto su altro livello… Ma mi poteva pure chiamare no? Mi diceva sai Emilia… per i rapporti che ci sono…. Il redattore della Gazzetta del Sud le fa intendere che ha piena possibilità di replicare con lo stesso mezzo, ma Barrile non ha interesse a mantenere viva l’attenzione sulla notizia e prontamente cerca di far scivolare l’attenzione sull’aspetto politico della vicenda: Là c’è scritto una presunta pressione politica…, siccome pressione politica non ne ho fatto a nessuno, se poi Cambiamo Messina dal Basso, ce l’ha con Termini perché è amico mio… Facciamoli uscire che lo dicano pubblicamente e poi li denuncio, questo è sicuro, va!. Barrile ribadisce che non è interessata a replicare alle accuse formulatele, in quanto, dopo aver letto l’articolo, asserisce che alla fine hanno spiegato la storia di una società che si è aggiudicata una gara con il 41% di ribasso e che, se avesse avuto alle spalle il sostegno di una forte pressione politica, non se la sarebbe aggiudicata con un margine così basso di guadagno. Barrile dopo aver difeso a spada tratta la suddetta società, di converso sostiene che lei adesso è totalmente estranea alla gestione, riferendo di non sapere neanche come l’amministrino (…) Tornando a quello che le preme, Barrile, per criticare il comportamento dei consiglieri, afferma che avrebbero dovuto rivolgersi alla Procura piuttosto che ai giornali, ribadendo il concetto dell’attacco politico a Termini ed a lei stessa. Prima di chiudere la conversazione Barrile ritorna a lamentarsi del comportamento assolutamente denigrante tenuto del giornalista Caspanello nei suoi confronti”.

Nelle stesse ore, gli inquirenti intercettavano un’altra conversazione a bordo del veicolo in uso all’ingegnere Francesco Clemente, altro importante collaboratore della Barrile, avvenuta tra lo stesso e il fratello Giuseppe Clemente, presenti pure il noto imprenditore edile Vincenzo Pergolizzi e il factotum Elio Cordaro. “Ma l’hai letto di Emilia, oggi stamattina?”, domanda Giuseppe Clemente. “No, che ha fatto? L’hanno arrestata?”, risponde il fratello Francesco. “All’AMAM la sua cooperativa… non sa quanto milioni pigghiau… Ma era segnata, a me questa cosa me l’hanno detto che la dovevano arrestare… ma non ora….”, commenta Giuseppe. “E’ da tre mesi che la devono arrestare… fra poco l’arrestano….”, conclude profeticamente l’ingegnere Clemente.

 

Un cartello d’imprese amiche per spartirsi le gare AMAM.

 

Due mesi dopo l’articolo sul dossier gare AMAM, gli uomini della Direzione Investigativa Antimafia si recavano presso la sede dell’azienda per acquisire la documentazione riguardante gli affidamenti di lavori alle società  Intercontinentale Srl, Eco Ambiente Soc. Coop. e Universo e Ambiente. Meno di una settimana dopo, il 18 ottobre 2016, il presidente Leonardo Termini si presentava presso gli uffici DIA a Messina manifestando la volontà di rendere delle dichiarazioni spontanee. “Nello specifico Termini riferiva in ordine alla gestione della società AMAM nel corso degli anni precedenti la sua presidenza, con particolare riferimento ad alcuni contratti ed affidamenti che egli non riteneva corretti”, riportano gli inquirenti nell’Informativa Terzo livello. “Il principale di questi è quello legato alla gestione del recupero dei crediti affidato, fino al 31 dicembre 2015, alla società Fire SpA (riferibile all’imprenditore Sergio Bommarito); tale società, a dire del Termini, ha incassato per un decennio cifre tra i 700 ed i 900 mila euro per anno”.

Ecco quanto raccontato da Leonardo Termini nel corso del suo primo faccia a faccia con gli inquirenti. “Posso dire che, nello svolgere il mio ruolo ho preso cognizione del contratto vigente all’epoca del mio insediamento nel mese di giugno 2015, con la società di riscossione crediti denominata Fire SpA, con la quale l’AMAM aveva stipulato, un contratto nell’anno 2004 con procedura non aderente al codice degli appalti all’epoca vigente e che, nel corso degli anni, era stato periodicamente e sistematicamente prorogato in maniera non conforme al codice degli appalti. Anch’io per un periodo di soli due mesi ho dovuto prorogare questo contratto al fine di concludere l’annualità solare riferita all’esercizio 2015. Esso si è concluso in data 31 dicembre 2015 e pertanto, il servizio di riscossione è stato gestito in housein termini di efficienza ed economicità per l’azienda. Negli anni di vigenza di questo contratto, che io ritengo nullo ab origine, AMAM, ha riconosciuto, tra gli altri, a Fire un aggio dell’11% prima e del 9,75% poi, sui crediti riscossi, ed anche per altre attività che reputo non siano state interamente svolte (…) Sintetizzando il compenso medio annuo variava tra i 700 mila ed i 900 mila euro. In ordine a questa vicenda, posso produrre la documentazione dalla quale si evince la nullità degli atti corredati da un parere legale”.

Poi Leonardo Termini improvvisamente tira in ballo Emilia Barrile accusandola di avergli offerto una ricompensa in denaro nel caso in cui lui avesse deciso di procedere al pagamento dei mandati in favore della Fire SpA che erano in sospeso ed ammontavano ad un milione e quattrocento mila euro circa. La proposta gli sarebbe stata fatta anche per un’altra ditta, di cui Termini dice di non ricordare il nome, ma che il personale DIA, in seguito, ha accertato essere la Intercontinentale Srl dell’imprenditore Natale Micali.

“Un preliminare riscontro alle dichiarazioni di Leonardo Termini è costituito dalla circostanza che Emilia Barrile è certamente in stretti in rapporti con entrambe le persone che devono beneficiare dei mandati di pagamento arretrati di AMAM”, riportano gli inquirenti. “Del rapporto tra Barrile e Natale Micali si è rilevata la circostanza che Micali dovesse pagare delle somme di denaro in favore della cooperativa Universo e Ambiente non appena fosse stato, a sua volta pagato dal Comune di Messina; nelle indagini si è dato atto dell’interessamento di Barrile affinché venissero liquidate le fatture di tale ditta. Quindi esistono rapporti di confidenza ma anche di interesse tra Barrile e Natale Micali (…) Del rapporto privilegiato esistente tra Emilia Barrile e Sergio Bommarito si pone in evidenza: l’interessamento di Barrile presso gli uffici dell’Urbanistica per una pratica di ampliamento della villa di Bommarito; la richiesta di fare stabilizzare da Fire SpA l’amica di Barrile, Angela Costa; l’interessamento di Bommarito per fare assumere la figlia dell’esponente politica, Stefania Triolo, dalla Banca di Credito Peloritano”.

Il presidente Leonardo Termini ha pure riferito sulla presunta sussistenza di accordi tra le diverse ditte per spartirsi i lavori presso l’azienda messinese. “Ravviso che intorno ad AMAM si sono creati cartelli di ditte che si suddividono i lavori affidati dalla società ripartendosi le gare”, ha spiegato Termini. “Sebbene io, per il mio ruolo, non gestisco direttamente nessuna procedura di gara ma ne ho conoscenza per presa visione in quanto visto la richiesta della necessità del servizio da mettere in gara (…) Fatta questa premessa aggiungo che la struttura organizzativa di AMAM si ripartisce in tre grandi ambiti. Quello dell’acquedotto, quello delle fognature e quello dell’autoepsurgo. In ognuno di questi ambiti ho potuto constatare che si è creata una situazione di cartello che porta ad una gestione non limpida delle gare”.

“Nell’ambito autoespurgo, prima del mio insediamento, dietro le ditte aggiudicatarie vi era la presenza di tale Sarino Buscemi il quale mi compulsava sia personalmente che attraverso un suo geometra per il pagamento di alcune fatture relative a ditte formalmente a lui non riconducibili; in particolare la Opera Appalti ed un’altra che, se non ricordo male, si chiama Geos o qualcosa di simile”, ha aggunto Termini. “Queste fatture, ad eccezione di una, non sono state ancora pagate poiché mi si diceva che era solo un giro di prestanomi e pertanto non me la sono sentita di liquidarle. In ordine all’acquedotto la situazione riguarda invece due società direttamente riconducibili a Tiberio Celesti ed altre che sono comunque a lui riferibili per commistioni di interesse. Anche Celesti mi ha chiesto, in alcune occasioni, di effettuare pagamenti di fatture in favore di queste ditte terze perché a loro volta dovevano dargli del denaro. Ad esempio, tra quelle c’era la ditta Parrino ed altre di cui adesso non ricordo le denominazioni (…) Per le fognature il cartello è riconducibile a Barillà o Barrilà, non ricordo l’ortografia del cognome. Ho inteso, da quello che mi ha detto che a questa persona è riferibile anche la ditta Giunta. Faccio presente, per inciso, che tra le ditte di cui mi sono stati richiesti i documenti da voi, vi era anche la Intercontinentale a proposito della quale ho constatato, e per questo ho fatto procedere gli uffici competenti, che non stava portando a compimento i lavori affidati in maniera conforme al contratto, in quanto questa ditta utilizzava per il servizio gli stessi mezzi utilizzati dalla ditta vincitrice di analogo affidamento in altro settore della città, ditta quest’ultima, peraltro, la cui proprietà è del fratello del proprietario di Intercontinentale. In sintesi avrebbero dovuto usare un mezzo grande ed uno più piccolo per ciascun settore della città, mentre ne utilizzavano soltanto uno per entrambi settori”. Gli inquirenti hanno avuto modo di identificare i soggetti indicati da Leonardo Termini nel corso del suo interrogatorio: Rosario Buscemi detto “Sarino”; Gaetano Celesti detto “Tiberio”; Antonio Barrilà; Natale Micali (titolare di Intercontinentale Srl) e il fratello Giuseppe Micali. Tutti loro operano o hanno operato per conto di AMAM.

 

Verità, mezze verità e omissioni.

 

Ulteriori particolari sulle discusse modalità con cui l’AMAM avrebbe affidato parte dei lavori sono stati forniti ancora dal Presidente Leonardo Termini, nel corso di una successiva escussione con gli inquirenti, il 9 dicembre 2016. “In quest’ultimo periodo non ci sono state altre sollecitazioni in relazione agli affidamenti in itinere; viceversa, ci sono state in ordine al pagamento dei mandati in favore di alcune ditte”, ha esordito. “In particolare Tiberio Celesti, titolare della Celesti Costruzione ed Edil Condotte, in più occasioni mi ha chiesto il pagamento di somme di denaro a suo dire vantate da ditte per le quali lui ha speso il suo interesse (…) La settimana scorsa, io ero al mio ufficio in AMAM e Celesti è arrivato fino alla sala posta all’ingresso proprio mentre io passavo nel corridoio. In tale contesto, mi ha detto: Leonardo possiamo stare da soli? Io gli ho risposto che non c’era motivo e sono andato per la mia strada. Dopo circa un ora, l’ho incontrato nuovamente appena fuori dai locali dell’AMAM e lui nuovamente mi ha chiesto di vederci da soli. Gli ho risposto che dovevo andare via e lui mi ha detto questa frase I seghiri si stannu ‘nfracidennu, toccandosi la tasca. Dopo questo episodio, ho incrociato Celesti all’AMAM dove lui aveva portato dei documenti. Lui mi ha cercato al telefono più volte, ma non ricordo se gli ho risposto oppure gli ho risposto che era impegnato. Questa mattina, invece, non essendo in sede il direttore generale e poiché i dipendenti AMAM non riuscivano a contattare i dipendenti di Celesti per un intervento, allora l’ho chiamato direttamente io”.

“Mi viene chiesto se vi siano stati ulteriori incontri con Emilia Barrile legati alle promesse di denaro in mio favore in caso avessi pagato i mandati Fire ed all’altra ditta e rispondo che ho incontrato qualche volta Barrile o al Comune o in altre circostanze e lei mi ha chiesto se io avessi fatto i pagamenti, ed io ho risposto di no”, ha spiegato Termini. “Lei mi ha più volte cercato per organizzare degli incontri, ma io non ho aderito a queste richieste sino al punto che lei si è arrabbiata con me ed il giorno 8 novembre mi ha mandato un sms con cui diceva di volere chiudere ogni rapporto personalelimitandosi solo a quelli istituzionali. Da allora non ci siamo più sentiti. Una volta però, Celesti mi ha portato dalla Barrile con l’inganno. Celesti mi ha chiamato, rappresentandomi la sua urgenza di parlarmi. Io ho ritenuto che fosse per problemi a Calatabiano sulla condotta. Mi ha raggiunto nei pressi del mio studio. Sono sceso quando lui ha suonato e l’ho raggiunto sulla sua auto. Dopo i convenevoli, lui mi ha detto che mi avrebbe portato da un’amica comune. Poiché gli ho rappresentato che non avevo nessun amica in comune con lui, lo stesso mi disse che la persona che ci aspettava era Emilia Barrile. Intanto lui si spostava verso la via I° settembre angolo viale San Martino, dove c’era Emilia Barrile che parlava con una persona. A quel punto sono sceso dall’auto insieme a Celesti. Appena incontrati, lei mi ha fatto le sue rimostranze perché io non le rispondevo al telefono ed io le ho ribadito che non avevo motivo di rispondere e che lei non aveva motivo di avere alcuna rimostranza. Celesti ha fatto alcune battute per cercare di stemperare il clima ma io ho preso il caffè e me ne sono andato, inizialmente a piedi e successivamente in auto, quando Celesti mi è venuto dietro e mi ha raccolto, accompagnandomi allo studio (…) Non ricordo se Barrile mi abbia fatto una richiesta specifica a favore di Celesti, ma ha fatto un riferimento generico a tutte le ditte che si lamentano per le modalità dei pagamenti. Celesti ha lavori in corso con AMAM ed ha svolto lavori anche a Calatabiano in occasione delle precedenti emergenze. Purtroppo Calatabiano è un mio chiodo fisso. Voglio precisare che quando parlo di Celesti come di Barillà si tratta di persone che lavorano da oltre 20 anni con AMAM e sono di casanegli uffici ed hanno rapporti confidenziali con tutto il personale…”.

Stando alle risultanze delle indagini, parte delle dichiarazioni rese da Leonardo Termini presenterebbero, però, delle “gravi incertezze logiche e delle chiare omissioni che ne adombrano la piena affidabilità”. “Egli, infatti, inizialmente riferisce che non vi sono state altre offerte di denaro da parte di Barrile affinché egli sbloccasse i pagamenti, spiegando che ha avuto con lei solo incontri casuali ed occasionali; mentre ha evitato di aderire alle richieste di incontri fattegli, al punto che lei, il giorno 8 novembre, gli ha inviato un sms con cui affermava di volere chiudere ogni rapporto con lui”, riporta l’Informativa. “L’attività tecnica ha in effetti riscontrato tale affermazione. La donna, dopo alcuni tentativi di chiamata effettuati – il primo nel tardo pomeriggio del 7 novembre ed altri due nella mattina del giorno 8 novembre – ha inviato un sms a Termini con il seguente testo: È urgente. Non ricevendo risposta da questi per tutto il pomeriggio, alle ore 20.50 ha mandato altri sms da cui emerge che Barrile è offesa del comportamento da questi tenuto; questo è il tenore degli sms: Ti ringrazio della grande considerazione che hai nei miei confronti. Stai sicuro che Nn ti cerco più e gradirei se cancelli il mio numeroDa adesso in avanti X me ci saranno solo ed esclusivamente rapporti istituzionali se saranno necessari altrimenti neanche più quelli. Ti auguro buona fortuna Presidente. Ma i rapporti tra Termini e Barrile non si sono affatto interrotti dopo l’8 novembre, come egli ha perentoriamente affermato; e ciò, non solo per il riferito episodio dell’incontro organizzato da Celesti. Si dà conto che, la stessa sera del 8 novembre, vi sono tre tentativi di chiamatada Termini verso Barrile, cui la donna non risponde, intramezzati da un sms inviato sempre da Termini con il seguente testo Ma cosa…?!. Queste comunicazioni appaiono chiaro segno della volontà di Termini di non tagliare i rapporti con Barrile. Nei giorni seguenti vi è un’interruzione dei rapporti telefonici fino al giorno 21 novembre; da quella data, i contatti tra i due saranno abbastanza frequenti fino al 30 novembre, momento in cui si interrompono nuovamente”.

In particolare gli inquirenti hanno accertato che il 23 novembre Emilia Barrile ha chiamato Termini per pressarlo “affinché provveda a fare i pagamenti in favore della persona che era andata il giorno precedente riferendosi verosimilmente a Antonio Barillà”. Il giorno successivo Barrile ha invitato a pranzo Termini e nell’occasione lo ha fatto incontrare con Celesti in un locale in via Garibaldi. “Nei momenti che sono stati osservati, il clima del dialogo è apparso sereno, al punto che al termine del pranzo Termini e Celesti si salutano baciandosi; nelle sue dichiarazioni, Termini ha però completamente omesso di riferire di questo incontro”, annota la DIA.

Nei giorni seguenti Barrile cerca ancora di contattare Termini; il 28 novembre, dopo gli inutili tentativi della donna, è il Presidente di AMAM a richiamarla. Dopo diverse chiamate andate a vuoto, la mattina del 30 novembre Barrile riesce finalmente a parlare con Termini. “Ma come cazzo ragioni?”, esordisce l’esponente politica. “Io ti avevo detto avantieri che era una questione personale mia, vero? E tu tinni futtisti! Tu sei quello impegnato e che mi ghianti sempre, infatti ieri neanche al messaggio mi hai risposto, perché non ti conveniva vero? Adesso ci vediamo al bar qua sotto…”. Gli inquirenti ignorano se l’incontro sia poi avvenuto; di certo è stata questa l’ultima telefonata intercettata tra i due.

“Le propalazioni di Termini appaiono non del tutto genuine e pienamente attendibili soprattutto in ordine ai suoi reali rapporti con Emilia Barrile”, riporta la DIA. “Dalle attività tecniche svolte emergono poi con chiarezza i rapporti tra Emilia Barrile ed i principali creditori di AMAM – Rosario Buscemi, Gaetano Celesti, Natale Micali, Antonio Barillà e Sergio Bommarito – ed altrettanto chiaramente emergono riscontri inequivoci in ordine alle pressioni che Barrile ha esercitato su Termini al fine di fargli effettuare i pagamenti in favore di questi soggetti. Al contempo, l’atteggiamento di Termini è ondivago e reticente: dapprima accusa in maniera esplicita Barrile di avergli fatto promesse di denaro in cambio dello sblocco dei pagamenti in favore di Bommarito e Micali, mentre nega qualunque interessamento specifico in favore degli altri; poi introduce velatamente il tema delle pressioni di Celesti con una sottintesa promessa di denaro, senza accostarlo a Barrile, mentre invece si è documentato come, anche per Celesti, Barrile interviene e direttamente. Ancora, Termini riferisce che ha interrotto i rapporti con Barrile dall’8 di novembre mentre, come visto, così non è: d’altro canto è vero che egli tenta di sottrarsi, ogni volta che può, al confronto, ma ciò non di meno omette di riferire completamente del lungo incontro con Celesti e Barrile del 24 novembre (…) Anche sul momento della sua presentazione a questa P.G. nulla vi è di casuale ed autonomamente spontaneo. Si è evidenziato che il 12 ottobre quest’ufficio ha recapitato al Direttore Generale facente funzioni di AMAM, ing. Francesco Cardile, la richiesta di acquisizione di atti che interessava i rapporti tra AMAM e la cooperativa Universo e Ambiente, cioè di fatto Barrile, nonché quelli con la Intercontinentale Srl, cioè Micali. Proprio quel giorno Termini ha incontrato Barrile e Micali e, stranamente pochissimi giorni dopo, ha avuto l’irrefrenabile necessità di rendere delle dichiarazioni sulla precedente cattiva gestione di AMAM”.

Sempre secondo la DIA, durante le indagini è emerso che in taluni degli incontri con Leonardo Termini “volti a spingerlo ad effettuare i pagamenti dei mandati in sospeso”, la stessa Emilia Barrile avrebbe agito anche per conto di Sarino Buscemi, Antonio Barrilà e Tiberio Celesti, “poiché con tutti e tre conduce rapporti più o meno intensi”. Anche se i contatti telefonici con Buscemi non sono stati numerosi, Barrile si è attivata per fare incontrare l’imprenditore con il presidente di AMAM e come riporta l’Informativa Terzo livello, almeno una volta Barrile ha ottenuto il suo scopo e porta in trofeo Termini ad un incontro con Buscemi. Diversamente, il rapporto tra Barrile e Antonio Barillà è certamente più familiare. “Una volta Barrile chiede a Barillà di assistere il proprio factotum Giovanni Luciano per fare i preventivi per alcuni lavori di edilizia per conto della cooperativa Universo e Ambiente”, afferma la DIA. “Inoltre, Barrile lo invia ad assistere la figlia Rosaria Triolo in occasione di un’assemblea del condominio dove vive che deve deliberare in ordine a dei lavori economicamente onerosi per verificare se il preventivo proposto sia congruo; gli chiede la disponibilità di forniture di acqua per dei locali appartenenti ad alcuni suoi amici”.

“Anche quando ha riferito fatti gravi imputandoli a Barrile, non ha detto nulla sul recente affidamento di lavori alla cooperativa Universo e Ambiente che egli sa perfettamente essere riconducibile alla donna, quanto meno perché l’articolo di giornale del precedente 4 agosto 2016 lo aveva messo in evidenza (articolo che lui aveva lungamente commentato con la stessa Barrile)”, stigmatizzano gli inquirenti. “E’ evidente che Termini non può parlarne perché dovrebbe mentire e non vuole, oppure dovrebbe confessare il suo coinvolgimento nella turbativa della gara, come invero emerge dalle conversazioni telefoniche (…) Quelle di Termini, al momento, non appaiono dichiarazioni animate da un sincero spirito di collaborazione con la giustizia e da una volontà di denunciare il malaffare ma, piuttosto, sono volte ad allontanare da sé sospetti ed indagini. Egli, infatti, ha riferito circostanze sostanzialmente vere, nelle parti riscontrabili e riscontrate, sulle responsabilità altrui; ma non ha inteso esplicitare fino in fondo le cose perché, in quel caso, avrebbe probabilmente dovuto rendere una confessione ed autoaccusarsi di comportamenti penalmente rilevanti o, al minimo, deontologicamente esecrabili…”.