MESSINA: LA ‘CASA DI VINCENZO’ RISCHIA LA CHIUSURA DEFINITIVA. LA RESA DI PADRE PATI. LE REAZIONI DI ‘GENERAZIONE R’ E CMDB

4 ottobre 2018 Cronaca di Messina

La cooperativa “Santa Maria della strada” di padre Francesco Pati annuncia di non poter più sostenere le gestione del servizio “in assenza di una prospettiva certa e sostenibile per il futuro”. Entro il 5 ottobre la coop restituirà i locali al comune di Messina.

Sull’argomento è intervenuto il movimento “Generazione R”, vicino all’ex amministrazione guidata da Renato Accorinti: “Quelle porte aperte che hanno permesso a centinaia di persone in difficoltà di trovare accoglienza, un letto nel quale passare la notte e un riparo sicuro soprattutto nei mesi invernali, non devono chiudersi. Traduzione: la Casa di Vincenzo deve continuare a vivere. Non entriamo nel merito delle decisioni gestionali della nuova Amministrazione, tuttavia non possiamo che sostenere ad “alta voce” un progetto, un modello, una speranza che la struttura ospitata negli ex MagazziniGenerali ha rappresentato come simbolo di una Messina “umana”, solidale, attenta agli ultimi e a chi vive in condizioni di difficoltà. Ci aspettiamo per questo decisioni celeri e la prosecuzione di un’esperienza significativa anche come simbolo di valori che non conoscono collocazioni politiche: interrompere quei servizi rappresenterebbe una sconfitta per tutta la città”. E sulla chiusura interviene anche il movimento Cambiamo Messina dal Basso che ha sostenuto l’amministrazione Accorinti: “Era stato un passo di civiltà, di umanità. Non era abbastanza, mancavano i soldi per ampliarla, non sempre era facile pagare per tempo chi la gestiva: ma la Casa di Vincenzo era stata un lumicino di speranza, il segno della non indifferenza verso le notti fredde dei senza fissa dimora. Questa città ha visto morire donne, uomini, nel gelo e nella solitudine. La Casa di Vincenzo, fortemente voluta da Cambiamo Messina dal Basso e dalla precedente amministrazione, era lo spazio dove poter poggiare la testa su un cuscino, fare una doccia, bere un the, scambiare due chiacchiere. Avremmo voluto, anzi, che non restasse solo un dormitorio ma nel tempo ci fossero le risorse e le condizioni per aprirla h24, e farne anche un luogo di arte e creatività, un luogo dove dimenticare solitudine e indifferenza. La scelta di chiudere, dettata di fatto dall’attuale amministrazione, anteponendo ancora una volta le logiche economiciste a quelle umane, ci ferisce, e ferisce il cuore di una città ed un’epoca troppo spesso ammalate di cinismo, dove le casse di un ente contano più dei diritti delle persone. E la scelta ha anche una tempistica beffarda, dato che viene perpetrata giusto adesso che comincia il periodo invernale, la stagione più pericolosa per i normali fruitori della Casa di Vincenzo. E invece ci troveremo ancora una volta a dover ascoltare i soliti appelli per la ricerca di coperte, appelli sempre accolti dai volontari ma non sufficienti per garantire il giusto riparo dal freddo. La decisione di operare drasticamente dei tagli proprio in questo settore è una scelta politica ben precisa, che non può passare sotto silenzio e delinea le priorità che ha l’attuale giunta comunale. Chi rimarrà fuori dalla casa di Vincenzo – commenta Cmdb – saranno donne e uomini, non numeri o denaro: qualsiasi cosa accada, che sia il freddo assassino o la solitudine, li avremo sulla coscienza”.

La Casa di Vincenzo è stata inaugurata nel 2014 dall’amministrazione Accorinti, per tre anni è andata avanti con affidamenti temporanei. Nel 2017 il primo bando per 7 mesi consecutivi, con la gestione da parte della coop Santa Maria della strada (che ha proseguito a titolo di volontariato fino al 30 settembre scorso, visto anche il numero di persone che si rivolgevano al centro e la contemporaneità chiusura estiva degli altri centri di accoglienza). A maggio sarebbe dovuto arrivare il bando per l’affidamento triennale.

E in una lunga lettera il fondatore della coop “Santa Maria della strada” padre Francesco Pati racconta per filo e per segno l’attività della Cooperativa sociale e i tanti sforzi fatti negli anni in nome dei più sfortunati, con le tappe delle attività, il punto sulla difficile situazione economica (con specifico riferimento ai fondi Pon Metro) e i rapporti con le Amministrazioni Accorinti e De Luca.

Di seguito il contenuto della missiva, al contempo un resoconto di quanto fatto negli anni e un appello alle istituzioni: 

La nostra Cooperativa sociale “S. Maria della Strada”, costituita nel 1998, si occupa da sempre, tra le altre cose, di attivare e gestire servizi a favore di persone che si trovano in stato di povertà estrema e/o senza dimora.

La sua nascita è stata promossa e sostenuta dall’Associazione di Volontariato omonima e dalla Caritas Diocesana di Messina. All’inizio del 2014, quando ci hanno chiesto di collaborare per la realizzazione di un Centro di accoglienza temporanea notturna a bassa soglia per persone in condizioni di povertà estrema e/o senza dimora, ci siamo resi immediatamente disponibili in quanto, da anni, chiedevamo la realizzazione di un tale servizio al fine di poter consentire a tutti di dormire al coperto, in un posto sicuro.

Inoltre, la possibilità di venire in contatto, in un contesto più strutturato, con queste persone che normalmente stanno per strada, avrebbe permesso di poter avviare una maggiore relazione e di elaborare degli opportuni progetti educativi personalizzati, al fine di contrastare la cronicizzazione delle varie condizioni di disagio e di intervenire nelle situazioni di maggiore vulnerabilità.

La “Casa di Vincenzo”, nome che venne dato al centro, è stata inaugurata nel febbraio del 2014. Da allora è stata sempre la Cooperativa Sociale ad occuparsi della sua gestione, sia con vari affidamenti da parte del Comune di Messina, sia, soprattutto, con molti mesi di prestazioni gratuite: nel 2014, la Cooperativa ha ricevuto un contributo solo di 8 mesi su 11; nel 2015, di 9 mesi; nel 2016 di soli 3 mesi. Nel 2017 il servizio è stato affidato, inizialmente per 2 mesi e, successivamente, a partire dal 20 settembre 2017, per mesi 7, dopo rinnovati per altri 3, con scadenza il 19/07/2018. Come detto, la nostra Cooperativa ha sempre creduto nel servizio, quale occasione di rispondere a delle emergenze ma, soprattutto, per creare occasioni utili per una migliore presa in carico delle persone ospitate. Pertanto, anche davanti alle oggettive difficoltà economiche affrontate per garantire il servizio al di fuori di qualunque tipo di contributo pubblico, ha continuato a garantire l’accoglienza, anche quando, per esigenze igienico-strutturali, il centro è stato spostato, per 7 mesi, in alcuni locali messi a disposizione dall’Istituto “Collereale”, senza alcun sostegno economico.

Nel frattempo, ci siamo impegnati per cercare di strutturare meglio il servizio e lavorare affinché venissero trovate le risorse necessarie al suo regolare sostentamento. In passato, tentativi similari erano stati fatti utilizzando risorse della Legge 328/2000, inserendo nella progettazione interventi di “Emergenza sociale”. Tali fondi sono stati dapprima persi, poi recuperati e adesso, si dice siano in fase di riaccertamento e di riprogrammazione da parte dell’attuale amministrazione comunale.

Ultimamente, con la passata Amministrazione, l’occasione era stata trovata con i fondi del PON Metro 2014-2020. Infatti, il Comune di Messina, dopo vari confronti pubblici con le agenzie sociali del territorio, aveva deciso di inserire nel PON Metro una serie di progetti a favore delle persone in stato di povertà estrema e/o senza dimora, tra i quali: la gestione del centro di accoglienza notturna “Casa di Vincenzo”; l’unità di strada; un centro diurno; ecc.. Questi progetti ricadevano nell’ambito dell’Asse 3, Azione ME 3.2.2, Sub Azione 1, relativo ai “Servizi a bassa soglia per l’inclusione dei senza dimora o assimilati”. In particolare, relativamente alla “Casa di Vincenzo”, aveva pubblicato un avviso pubblico per la “Manifestazione di interesse per invito a procedura negoziata, ai sensi dell’art. 36 comma 2, lett. b), D.lgs. n° 50/2016, per l’affidamento del servizio denominato “accoglienza residenziale a bassa soglia delle persone senza fissa dimora o assimilati casa di Vincenzo.”

L’affidamento aveva per oggetto interventi di contrasto alla marginalità estrema a favore delle persone senza dimora: assistenza, servizio doccia, servizio lavanderia, distribuzione vestiario, servizio ascolto e accompagnamento ai servizi… La durata dell’affidamento era di 36 mesi. L’importo previsto ammontava ad € 661.863,97, oltre IVA, di cui 518.499,36 per il personale ed € 143.364,61 per le spese di gestione. La procedura prevedeva una prima manifestazione di interesse e poi gli operatori selezionati sarebbe stati invitati a presentare le offerte mediante una successiva lettera di invito. La nostra Cooperativa ha partecipato alla prima selezione venendo selezionata tra 5 partecipanti in totale, come risulta dalla nota ufficiale inviata dal Dipartimento in data 2/07/2018. Pertanto, sarebbe stato sufficiente completare la procedura, chiedendo agli enti selezionati la presentazione di un’offerta, ed affidare il servizio.

Nell’attesa che si concludessero le operazioni di gara, la nostra Cooperativa, allo scadere dell’affidamento, il 19/07/2018, si è resa disponibile a proseguire il servizio, a titolo di volontariato, fino al 30/09/2018, in considerazione anche del numero di persone che si rivolgevano al centro e della contemporanea chiusura di altri centri di accoglienza, per il mese di agosto. Purtroppo, nel frattempo, abbiamo appreso chel’Amministrazione Comunale non aveva più intenzione di finanziare il progetto previsto nella Manifestazione di Interesse pubblicata giorno 8 maggio u.s., ma di procedere ad una drastica riduzione della dotazione finanziaria originaria, ritenendo più opportuno valorizzare le attività di volontariato, prevedendo le sole somme per un rimborso spese per il mantenimento della Casa di Vincenzo.

Anche il bando per l’unità di strada, che era stato inserito sul Mepa (il portale Acquisti in Rete della Pubblica Amministrazione) pubblicato sempre a luglio 2018, al quale la Cooperativa stava partecipando, è stato revocato. Rispetto a tali determinazioni, è bene precisare che dalla nostra esperienza sinora fatta, riteniamo che un servizio come quello della “Casa di Vincenzo”, non può basarsi sul solo volontariato, in quanto è necessaria sempre la presenza di almeno 2 persone per turno, formate e motivate, considerate le problematicità delle persone accolte che, spesso, hanno portato ad episodi di violenza. Inoltre, per evitare il cronicizzarsi delle situazioni, è necessario poter elaborare un opportuno progetto personalizzato, coinvolgendo i Servizi territoriali (Servizi Sociali, Ospedali, DSM, Ser.T., ecc.), fornendo un supporto costante e professionale anche oltre l’orario di chiusura del centro.

Ed ancora, vista la complessità delle varie situazioni di disagio, il personale impiegato deve necessariamente garantire una presenza costante e coordinata, che solo un adeguato contratto di lavoro può assicurare e non una presenza di soli volontari che, sia pur indispensabile e ammirevole, per definizione è saltuaria. Bisogna anche evidenziare che, come è ben noto, i locali degli ex Magazzini Generali, che ospitano la “Casa di Vincenzo”, da soli non sono sufficienti per realizzare il servizio richiesto, tant’è che la Cooperativa, sin dall’inizio, ha dovuto appoggiarsi ad altri servizi dalla stessa gestiti: la casa di accoglienza di Provinciale, per il servizio lavanderia, nonché per accogliere, in un ambiente più protetto, i casi più vulnerabili; il Centro Diurno alla Stazione, per il servizio docce e per il disbrigo di alcune pratiche durante il giorno; ecc..

Inoltre, è bene ricordare, che la Cooperativa Sociale “S. Maria della Strada”, in stretta sinergia con l’Associazione di Volontariato omonima e con l’aiuto della Caritas, garantisce già sul territorio molte altre iniziative, anche residenziali, a sostegno di persone in grave stato di povertà anche senza dimora, senza alcun contributo pubblico: il Centro Diurno/Help Center della Stazione Centrale, che è aperto tutti i giorni per 4 ore al giorno; la casa di accoglienza “Aurelio”, a Provinciale, che è aperta tutti i giorni, dalle 19:00 alle 8:00 di mattina, che accoglie12 persone; l’unità di strada; altre strutture di accoglienza residenziali per le persone più fragili e senza alcuna risorsa (malati terminali, detenuti, persone con grave deficit, ecc.).

Tante altre sono le organizzazioni che si occupano di erogare servizi sul territorio a favore di persone in stato di povertà estrema, e tutte, principalmente a titolo di volontariato. Pertanto, in un contesto come il nostro, nel quale, oggettivamente, le varie agenzie sociali si sono sempre spese per garantire un’adeguata rete di servizi per i più bisognosi, ci sembra abbastanza inopportuno chiedere ulteriori sforzi, sia pur per un servizio che riteniamo essenziale e prezioso come quello della “Casa di Vincenzo”. Non è ammissibile che, per ridurre i costi si liquidi la questione con un semplice “rimborso spese”, che, anche se di un certo importo, non riuscirebbe a coprire le spese necessarie. Più volte si è cercato di interloquire con l’Assessore al ramo e con il Sindaco e sono state anche mandate delle pec, al fine di addivenire ad un confronto chiaro e costruttivo che tenesse conto delle effettive esigenze dell’utenza e delle concrete risorse presenti sul territorio. Ultimamente ci sono stati anche degli incontri con loro.

Purtroppo, dalle ultime notizie apprese, l’intenzione dell’Amministrazione Comunale resta sempre ferma su quanto già deciso, anche se non sono state ancora fornite notizie certe rispetto ai tempi necessari per definire ed avviare la procedura per un nuovo affidamento della gestione della “Casa di Vincenzo”, secondo le nuove disposizioni dell’A.C.. Pertanto, sia pur con grande rammarico e sofferenza, stante le inevitabili difficoltà economiche e gestionali che il gruppo “S. Maria della Strada” affronta ogni giorno, siamo arrivati alla conclusione che non possiamo più sostenere l’onere di continuare a gestire il servizio della Casa di Vincenzo, in assenza di una prospettiva certa e sostenibile per il futuro.

Di conseguenza, in data 2 ottobre u.s., abbiamo comunicato al Comune di Messina che la nostra Cooperativa confermava l’intenzione di non proseguire più il servizio, chiedendo un appuntamento, al massimo entro il 5 ottobre p. v., per la riconsegna dei locali. Tale determinazione era già stata anticipata per le vie brevi all’Assessore, Alessandra Calafiore. Nella stessa nota si è fatto presente che, nel frattempo, al fine anche di venire incontro alle eventuali esigenze organizzative dell’Amministrazione Comunale, pur avendo già comunicato e confermato più volte la chiusura del servizio al 30 settembre u. s., il servizio sarebbe stato erogato regolarmente fino alla riconsegna dei locali, sempre nei termini indicati. Inoltre, avendo, sempre e comunque, a cuore il bene delle persone che sono state prese in carico nel servizio in questione, si è chiesto all’Amministrazione Comunale di conoscere, in tempi brevi, le sue intenzioni in merito alla possibilità di proseguire a fornire assistenza a queste persone, in modo tale da rassicurarle sul proprio futuro.

Ad oggi, sappiamo solo che entro al giornata di domani, 5 ottobre, riconsegneremo i locali ai funzionari del Dipartimento. Invece, nessuna indicazione ci è stata data ancora su cosa dire alle persone attualmente accolte su una eventuale loro accoglienza in altre strutture.