IL CASO: “Perizia giurata falsa”, i guai giudiziari del vicesindaco di Messina Salvatore Mondello

10 ottobre 2018 Inchieste/Giudiziaria

«Falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico». È questo il reato per cui l’attuale vicesindaco, Salvatore Mondello, è stato condannato in primo grado nel 2015 e in appello il 12 febbraio scorso a due mesi di reclusione, come riporta un articolo sulla Gazzetta del Sud oggi in edicola, e che pubblichiamo di seguito, a firma di Sebastiano Caspanello.

Ma anche al risarcimento del danno in favore del Comune, quel Comune di cui adesso è il “numero due” dopo il sindaco De Luca. La fattispecie, va precisato, non rientra tra quelle per cui vige l’incompatibilità dell’incarico.

Ma resta il fatto che il vicesindaco è alle prese con una vicenda giudiziaria spinosa che vede direttamente coinvolto quel Comune, costituitosi parte civile, di cui è anche assessore all’Urbanistica. Ed è proprio nel campo urbanistico che si è sviluppata la vicenda (i fatti risalgono al 2012) che vede coinvolto Mondello nelle vesti di professionista privato. Mondello, infatti, era progettista e direttore dei lavori per la realizzazione di un fabbricato artigianale-commerciale in contrada Carruba, a Zafferia. L’attuale vicesindaco, però, secondo l’accusa, nella perizia giurata sulla conformità urbanistica ed edilizia della costruzione, redatta per il rilascio del certificato di agibilità e abitabilità, “attestava falsamente che la costruzione era conforme al progetto approvato, mentre i lavori realizzati erano parzialmente difformi rispetto al titolo abilitativo nella parte in cui erano stati realizzati un sottotetto impostato a quota 80 centimetri oltre l’estradosso e un solaio di copertura del torrino scala coincidente con il colmo del sottotetto posto a 3,50 metri oltre la quota fissa di 12 metri”. Una scelta, spiega poi nella sentenza d’appello il giudice Alfredo Sicuro, che era funzionale ad una diversa destinazione di quello spazio, cioè ad uso abitativo, realizzando una sorta di mansarda. Per il giudice è comprovato che sei giorni prima dell’accesso all’edificio, per i controlli di rito, da parte della polizia municipale, l’arch. Mondello abbia predisposto la perizia giurata attestando uno stato di fatto che non corrispondeva alla realtà appurata, invece, dalla stessa polizia municipale. E’ chiaro, viene spiegato nella sentenza, che il progettista e direttore dei lavori non può non effettuare un accertamento in cantiere prima di firmare una perizia giurata. 

La difesa di Mondello, nel presentare appello alla sentenza di primo grado, aveva fatto notare come il Comune avesse comunque rilasciato sia il provvedimento di agibilità parziale che la concessione edilizia in sanatoria e che quindi o ci fu un errore di valutazione da parte della polizia municipale o fu commesso un illecito anche da parte del Comune. Questa e le altre tesi non sono state accolte in appello: condanna confermata centro la quale Mondello ha fatto ricorso in Cassazione.