Messina, la Cassazione rigetta i ricorsi: confiscati i beni ai Pellegrino

13 ottobre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Un altro patrimonio mafioso che passa definitivamente allo Stato. Dopo il rigetto dei ricorsi in Cassazione è diventata infatti definitiva – come scrive oggi gazzetta del sud – la confisca di una grossa fetta del “tesoro” dei fratelli Nicola e Domenico Pellegrino, che nella metà degli anni 2000 divennero i “re” del cemento in città con la loro impresa, la “Messina Calcestruzzi”.

Un solo dato: “… riusciva ad affermarsi nel mercato cittadino – in maniera tanto rapida da apparire a molti anomala – ed andava sempre più consolidando la sua posizione, fino a raggiungere un fatturato di 4,2 milioni di euro nel 2008”. I fratelli Nicola e Domenico pellegrino in quegli anni sono stati i dominatori del mercato del cemento in quasi tutta la città che guarda a sud, grazie alla paura che ingeneravano le loro cointeressenze mafiose tra costruttori e privati, per i rapporti lontani prima con il clan mafioso di Luigi Sparacio e poi più ravvicinati con quello di Giacomo parte, il boss che si allargò parecchio nell’influenza lungo la zona sud quando Iano Ferrara decise di pentirsi. Allargandosi progressivamente i fratelli Pellegrino si erano poi spinti negli anni spesso fuori provincia. E questo è solo uno degli aspetti di una maxi confisca che quando mosse i primi passi, eravamo al sequestro di primo grado, nel 2009, valeva secondo i sostituti della Dda Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, e gli investigatori della Dia, che ci lavorarono per mesi, ben 50 milioni di euro. La “Messina Calcestruzzi” adesso non esiste più, mentre è definitiva la confisca della “Messina Scavi”, un’altra delle imprese dei Pellegrino. In prima battuta il sequestro riguardò le quote sociali di cinque società, 39 immobili, tra i quali appezzamenti di terreno, ville e appartamenti. Ed ancora 40 mezzi tra camion, betoniere, trattori, fuoristrada e auto e moto di grossa cilindrata, due impianti di produzione di calcestruzzo. Oltre 20 rapporti bancari e polizze assicurative per oltre 200 mila euro. E infine un terreno su cui sorgeva la villa lussuosa, con palme e prato all’inglese che si trova al villaggio Santa Margherita. Con il sigillo giudiziario della Cassazione è invece definitivamente tornato nella disponibilità di una loro stretta congiunta, la madre Nicolina Mollica, un fabbricato nella zona sud che fu acquistato negli anni ’80, e quindi non aveva niente a che fare con il patrimonio “fuorilegge”. In questo caso è stato accolto il ricorso che i difensori dei due fratelli, gli avvocati Alessandro Billè, Carlo Autru Ryolo e Giovanni Marafioti, avevano presentato in appello, spiegando che quello stabile era stato acquistato dai genitori, quando i Pellegrino erano due ragazzini. La confisca definitiva, oltre all’impresa “Messina scavi”, riguarda poi la villa su due piani di Santa Margherita dove abitavano i Pellegrino, e poi una serie di terreni tra S. Lucia sopra Contesse, S. Stefano Medio e Santa Margherita, oltre a conti correnti bancari e mezzi.