Piano “Salva Messina”: Uil e Cgil abbandonano il tavolo, De Luca: “I soliti sfascisti”. L’Orsa: “Decideranno i lavoratori”. Uil, ‘No all’Ammazza Messina’

13 ottobre 2018 Politica

Confronto ieri sera a Palazzo Zanca tra il sindaco Cateno De Luca e i sindacati sul piano “Salva Messina” che punta al salvataggio dell’ente locale messinese da un debito che supera i 430 milioni di euro.

Al termine del faccia a faccia alcune sigle sindacali hanno abbandonato il tavolo di discussione. Questo il post su Facebook del primo cittadino al termine dell’incontro.

Si è concluso il confronto con le organizzazioni sindacali – spiega De Luca – oltre 5 ore di trattative sul Salva Messina. La Uil e la Cgil hanno abbandonato il tavolo da tradizionali “sfascisti” mentre la Cisl, Orsa e Cisal hanno condiviso il progetto ottenendo delle importanti modifiche nell’interesse dei lavoratori.

La chiusura di Casa Serena è stata rinviata a fine dicembre. Fermo restando i tagli dei costi correnti di 10 milioni di euro si cercherà di non licenziare persone nel mondo dei servizi sociali mediante l’applicazione di appositi istituti contrattuali. Il senso di responsabilità è prevalso. Uil e Cgil si confermano nemici della città e difensori dello sfascio e del pressappochismo“.

“Siamo di fronte ad un disastro senza precedenti – aggiunge De Luca – che stiamo cercando con il massimo senso di responsabilità e nell’esclusivo interesse di questo territorio al quale la politica messinese ha “regalato” un debito di oltre 400 milioni di euro. Lunedì non c’è in gioco il futuro di De Luca e della sua Amministrazione, si decide il futuro di Messina e dei messinesi. Il “Salva Messina” è l’ultima possibilità per provare a ripartire e per ripianare quei debiti che hanno paralizzato l’attività di governo e hanno tolto servizi e risorse ai cittadini”.

Di seguito pubblichiamo il comunicato dell’Orsa che sintetizza la posizione del sindacato dopo il vertice di ieri sera.

“In premessa si precisa che, a smentita di quanto frettolosamente pubblicato nei vari profili social, l’ORSA NON HA SOTTOSCRITTO IL “SALVA MESSINA”. Con una nota a verbale abbiamo preso atto di quanto discusso e ci siamo riservati l’eventuale condivisione del documento solo dopo la valutazione dell’assemblea dei lavoratori che si terrà lunedì 15 p.v.

 Nel Sindacato di Base decidono i lavoratori, il Segretario rappresenta la loro volontà che appena espressa sarà prontamente comunicata al Sindaco di Messina e a tutte le Istituzioni Comunali competenti.  

Il terzo incontro fra le Confederazioni Sindacali e l’Amministrazione Comunale per la valutazione del piano “Salva Messina”, si è caratterizzato per le posizioni assunte al tavolo dalle OO.SS., alcune aperte al confronto, altre avevano deciso prima di entrare. Se il Sindaco fosse rimasto arroccato nelle posizioni dell’11 ottobre, il NO dell’orsa sarebbe stato netto ma nel corso della discussione, proseguita anche dopo l’abbandono del tavolo da parte di due sigle, si sono aperti dei varchi nella posizione, inizialmente rigida, dell’Amministrazione Comunale. In particolare nel piano “Salva Messina” è stato aggiunta “l’attivazione di soluzioni contrattuali per la salvaguardia di TUTTI i posti di lavoro nell’ambito dei servizi comunali, servizi sociali e partecipate” fermo restando la necessità di ridurre di 10 milioni i costi e aumentare le entrate correnti di almeno 10 milioni attraverso il contrasto all’evasione fiscale. In coerenza con il nuovo scenario si è concordata la proroga del servizio di Casa Serena fino al 31 dicembre 2018 per consentire l’attivazione degli istituti contrattuali volti alla tutela dei posti di lavoro di Casa Serena che nell’incontro dell’11 ottobre erano praticamente persi. Restano confermati i processi di stabilizzazione dei precari e su esplicita richiesta dell’ORSA si è definito nel dettaglio l’aumento delle ore dei dipendenti con contratto part-time, aumento genericamente descritto nella prima versione del “Salva Messina”, ma nel documento definitivo è stato fissato al massimo consentito dai CCNL di settore, in tal modo risultano coinvolti nel Full-Time tutti i lavoratori,  anche i dipendenti a tempo parziale dell’ATM ove il tempo pieno contrattuale è di 39 ore. Nella terza parte del “Salva Messina” è stato modificato il punto 1 che nella versione originaria prevedeva: “Avvio delle procedure di gara per l’individuazione del soggetto privato per la gestione settennale del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti”, progetto di privatizzazione, senza se e senza ma, ampiamente esplicitato nel programma elettorale del Sindaco De Luca. Anche in questo caso l’Amministrazione ha accettato il mezzo passo indietro e il punto 1 è stato così emendato: “ Verifica delle condizioni economiche e finanziarie per evitare l’avvio della gara per l’individuazione del soggetto privato per la gestione del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti”. Non è detto che De Luca abbia abbandonato l’idea di privatizzare, l’ipotesi è ancora attuale ma non è il diktat di prima. Nonostante i significativi passi in avanti in tema di tutela dell’occupazione e di privatizzazioni “tassative”, la rielaborazione del piano di riequilibrio resta foriera di lacrime e sangue, preso atto della drammatica eredità dei bilanci, descritta dal Sindaco in tutte le sedi, non si poteva sperare altro. Alla luce dei fatti le svolte obbligate restano solo due: dissesto o “Salva Messina”, il resto è demagogia allo stato puro, senza soldi non si canta messa… Continuare a far debiti e nascondere la polvere sotto il tappeto non è il metodo giusto per tutelare cittadini e lavoratori, bisogna porre rimedio adesso che ancora si riescono a pagare gli stipendi, dopo sarebbe troppo tardi.  In buona sostanza il “Salva Messina” propone sacrifici molto simili a quelli previsti dal dissesto che agevola l’estinzione della massa debitoria però  è tassativo nella dotazione delle piante organiche e la messa in mobilità degli eventuali esuberi, tutela in parte l’occupazione stabile ma nessuna tutela è prevista per i lavoratori dell’indotto. Bisogna valutare i dettagli della realtà cittadina per evincere i pro e i contro fra dissesto e riequilibrio, ma una cosa è certa: il Comune non può più circolare con la Ferrari per propagandare benessere e/o falsi risanamenti, piaccia o no, bisogna tornare all’utilitaria con la priorità di gravare il meno possibile sull’occupazione e sui bisogni essenziali”.

LA UIL, ‘NO ALL’ AMMAZZA MESSINA’

La UIL Messina, con grande saggezza ed enorme senso di responsabilità, non ha giustamente sottoscritto il documento ‘Ammazza Messina’ proposto dal sindaco De Luca e, quindi, non ha avallato il conseguente massacro della città”. È quanto scrive in una nota Ivan Tripodi, Segretariogenerale del sindacato, dopo l’incontro di ieri con il primo cittadino. 

“Il piano in questione, che è stato definito dallo stesso sindaco ‘lacrime e sangue’, rappresenta, senza se e senza ma, la pietra tombale sul futuro occupazionale delle lavoratrici e dei lavoratori e sulla stessa esistenza dei servizi cittadini, a partire da quelli erogati da Atm, Messina Servizi e Amam, aziende che rischiano la chiusura o la privatizzazione come reiteratamente sbandierato dal sindacoInsomma, siamo alla liquidazione coatta della città di Messina ed a farne le spese saranno gli incolpevoli cittadini messinesi”, prosegue Tripodi.

Inoltre, anche per i dipendenti comunali e per i lavoratori dei servizi sociali, al di là della brevissima proroga bimestrale della ingiusta e cinica chiusura di Casa Serena e al netto dei sofismi dialettici presenti nel documento proposto dal sindaco, non vi è alcuna reale o concreta certezzaper il futuroAbbiamo, pertanto, detto NO semplicemente perché siamo contrari all’ineluttabile macelleria sociale che inevitabilmente il piano “Ammazza Messina” produrrà nell’ipotesi in cui dovesse essere approvato”.

Al sindaco De Luca che sembra vivere con l’ossessione del Sindacato,delle lavoratrici e dei lavoratori – si legge nella nota- rispondiamo che gli sfascisti sono coloro i quali distruggono irrazionalmente ogni cosa e i fatti concreti di questi giorni ci dicono con chiarezza che il primo a volere sfasciare la città è proprio lo stesso De Luca attraverso scelte nefaste che contribuiranno ad inaridire sempre più la già fragile economia del nostro territorio”.

Infine l’appello al consiglio comunale: “Pertanto, con grande garbo e rispetto istituzionale, ci appelliamo a tutte le consigliere e a tutti i consiglieri comunali, affinchè non si rendano corresponsabili di questo disegno e, pertanto, riflettano profondamente in merito all’opportunità di approvare un atto amministrativo miope e senza ritorno. E’ del tutto evidente che inizia una fase di forte mobilitazione che vedrà in prima linea il Sindacato per difendere il mondo del lavoro e, soprattutto, per salvare la città di Messina”.