De Luca incassa il sì del Consiglio e rinuncia a dimettersi da sindaco

Di Manuela Modica – Il sindaco di Messina, Cateno De Luca, incassa il sì del Consiglio comunale e ritira le dimissioni. Una sorta di fiducia, quella votata ieri in tarda serata dall’aula messinese che dice così anche no al dissesto finanziario del Comune, con 20 voti a favore, due astenuti e sei contrari (i cinquestelle). Pur non potendo contare su nessun consigliere, non avendo le sue liste superato la soglia di sbarramento, De Luca ottiene quindi la fiducia dell’aula. Più di dodici ore di dibattito per votare il “Salva Messina”, un atto di indirizzo sul quale il sindaco aveva fatto pesare lo spauracchio delle sue dimissioni. Minacciate più volte nei pochi mesi successivi alla sua elezione, De Luca aveva presentato ufficialmente le sue dimissioni, con possibilità di revocarle entro il 16 ottobre. Ma, come ha più volte specificato, solo nel caso in cui l’aula avesse votato il suo indirizzo politico, ovvero una manovra in pieno stile di austerità che eviterà il dissesto e riformulerà il piano di riequilibrio: “Oggi data storica per la città – così aveva esordito ieri De Luca, in diretta Facebook, per spiegare ai suoi contatti cosa sarebbe stato in ballo in aula – perché o si concluderà in nottata il mio mandato di sindaco oppure il Consiglio comunale approverà la proposta complessiva che consentirà di far uscire dal dissesto finanziario la città e correggerà alcuni vizi e atteggiamenti criminali che hanno ridotto la città in questi termini”.

Tagli per 10 milioni, riorganizzazione delle partecipate con possibile privatizzazione del servizio di raccolta rifiuti, stop alle esternalizzazioni di alcuni servizi. Era questa la manovra lacrime e sangue proposta dal sindaco Cateno De Luca al Consiglio comunale. Una manovra chiamata “Salva Messina” che al momento non è che un mero indirizzo politico generale nel quale dovrà muoversi la giunta comunale nei prossimi anni per rimodulare il piano di riequilibrio ed evitare così il dissesto.

Un “ammazza Messina”, secondo il gruppo consiliare dei Cinquestelle, che ha annunciato perciò il no dei sei consiglieri (uno assente per motivi di salute). “Un gesto di responsabilità nei confronti della città”, ha definito invece Felice Calabrò, consigliere del Pd, il sì del suo gruppo. Aggiungendo però: “Valuteremo ogni provvedimento, oggi votiamo solo una dichiarazione di intenti: se Messina è al dissesto, Palermo e Catania sono già morte”.

Mentre incassa il voto favorevole dell’aula, De Luca rompe invece con Cgil e Uil, che ieri hanno annunciato lo sciopero generale dei dipendenti comunali e delle partecipate interessati dalla manovra del sindaco.

Resta dunque sindaco di Messina, Cateno De Luca, che è anche deputato regionale. Eletto primo cittadino lo scorso 25 giugno, dopo poco più di un mese aveva già prospettato la possibilità di dimettersi, nel pieno di uno scontro aperto con il Consiglio comunale. Poco dopo le elezioni aveva anche annunciato le dimissioni dallo scranno all’Ars, al quale resta però ancora saldo, grazie a un intoppo tecnico. La questione del doppio incarico, infatti, non è stata finora sollevata dai componenti della commissione Verifica poteri del Parlamento regionale, costretti a limitarsi all’ordinaria amministrazione dal momento che tutti i deputati sono sotto ricorso per via del pasticcio dei moduli di presentazione delle candidature.

Ma per De Luca non è l’unico fronte di polemica aperto. Prima delle scorse Regionali era stato inserito nell’elenco degli “impresentabili” dalla commissione nazionale Antimafia, e subito dopo il voto di novembre che l’ha visto approdare all’Ars è stato anche arrestato, e scarcerato poco dopo. Al momento ha due processi in corso, di cui uno in appello. Rassegnaweb da palermo.repubblica.it