INCHIESTA SU BANCAROTTA FRAUDOLENTA: PERQUISITO STUDIO DI COMMERCIALISTA

19 ottobre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Di Nuccio Anselmo – Sembra destinata molto presto ad allargarsi l’inchiesta aperta dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto sulla gestione di capitali e di aziende, che ieri ha registrato una ‘puntata’ anche in città. Non è passata inosservata infatti ieri mattina la missione messinese del nucleo mobile della Compagnia della Guardia di Finanza di Milazzo in uno studio professionale legale di via Tommaso Cannizzaro, il cui titolare è in ogni caso completamente estraneo ai fatti. Appartamento all’interno del quale occupa una stanza adibita a studio professionale un commercialista. Si tratta del professionista Massimo Biondo, che alla stato risulta indagato dalla Procura di Barcellona per le ipotesi di reato di bancarotta fraudolenta e trasferimento fraudolento di valori. Nei giorni scorsi infatti era stato l’ufficio inquirente barcellonese retto da Emanuele Crescenti a chiedere al gip Fabio Gugliotta l’emissione di un decreto di ispezione, perquisizione e sequestro. Decreto che una volta emesso è stato formalizzato ieri mattina dai finanzieri per l’accertamento di eventuali condotte illecite. A quanto pare gli uomini del nucleo mobile delle fiamme gialle hanno lavorato per un paio d’ore all’interno dello studio professionale, effettuando un primo controllo rispetto alle emergenze investigative emerse nelle scorse settimane, tra l’intera documentazione in possesso del dott. Biondo esclusivamente all’interno del suo studio. I finanzieri ieri mattina hanno probabilmente avviato una prima verifica di tutte le operazioni contabili e di tutte le pratiche gestite dal professionista in passato, e quelle che si apprestava a intraprendere. Poi hanno acquisito in copia e sequestrato il materiale cartaceo che era stato individuato dalla Procura barcellonese, compresi i supporti informatici. Secondo i magistrati sarebbero quindi sussistenti nella vicenda ipotesi di gestione contabile che portano a due tipologie di reato: la bancarotta fraudolenta prevista dall’art. 216 della legge fallimentare e l’impegno di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, previsto dall’art. 648 tre c. p. E non si tratta probabilmente di un caso isolato, ma che s’inquadra nell’ambito di un’inchiesta più ampia, che s’è occupata di operazioni su vasta scala per quanto riguarda gestione di capitali, movimentazioni di denaro o occultamento di beni in previsione dell’aggressione del patrimonio aziendale da parte dei creditori. Rassegnaweb da Gazzetta del Sud.