CATENO DE LUCA SI DIMETTE (IN UNA LETTERA ANCORA DA CONSEGNARE) DA DEPUTATO ALL’ARS

21 ottobre 2018 Politica

Il sindaco Cateno De Luca, durante un comizio a Piazza Municipio, dopo le polemiche di questi giorni sul doppio ruolo finora ricoperto, ha voluto leggere una lettera (che dovrà portare a Palermo il fido successore Danilo Lo Giudice) in cui solleva il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè dal problema del doppio incarico, e in cui dichiara di dimettersi dall’Ars per restare sindaco.

“La mia è una politica del fare a cospetto delle chiacchiere. – ha continuato – Ho indugiato per qualche mese in più nel doppio ruolo non per approfittare della circostanza che la legge non prevede ma perché avevo la necessità di poter esercitare una necessaria azione di persuasione verso il consiglio comunale e per ottenere provvedimenti importanti che la città di Messina necessita”.

Il 23 novembre è il termine che si era dato, anche perchè “amo di più fare il sindaco e non il parlamentare, non voglio essere un politico dei palazzi di potere”, afferma, dopo aver paventato “il rischio di non essere rieletto nel caso di mie dimissioni anticipate”. “Io non campo di politica” e “tutto ciò mi rende spregiudicatamente libero”.

LA LETTERA A GIANFRANCO MICCICHE’ PRES. DELL’ARS

“Con la presente rassegno le mie dimissioni da deputato regionale avendo scelto di essere sindaco di Messina, nella consapevolezza di poter restare in carica nella doppia veste di deputato e sindaco per altri mesi, vista la situazione che si è verificata all’Ars in Commissione verifica poteri (ndr. De Luca fa riferimento alla situazione di stallo che si è creata in attesa che il Cga si esprima sui ricorsi presentati per la mancata applicazione della Severino alle Regionali di novembre 2017 e che riguardano anche componenti della Commissione) Voglio però togliervi dall’imbarazzo. Mi conosce e sa bene che sono innamorato della politica e delle sobrie istituzioni. La mia frenetica attività parlamentare ne è prova, scolpita negli atti ufficiali. Se io, figlio di contadini e muratori, a 46 anni ho già avuto il privilegio di essere eletto sindaco in 3 comuni, vuol dire che il popolo apprezza la mia politica del fare. Ho indugiato qualche mese in più non per approfittare ma perché avevo la necessità di esercitare un’azione di persuasione nei confronti del Consiglio comunale dove non ho maggioranza. Non le nascondo che la data delle dimissioni era fissata al 23 novembre dopo l’approvazione del Piano di riequilibrio. Molti hanno strumentalizzato la mia scelta. Ma io amo di più fare il sindaco che il parlamentaresono un amministratore nei palazzi di governo e non un deputato nei palazzi. Voglio fare il sindaco con questo Consiglio comunale, ma se non sarà possibile, sarò costretto a tornare al voto per avere la maggioranzaMi assumo in quel caso anche il rischio anche di non essere rieletto. Se ci sarà un corto circuito istituzionale ci sottoporremo tutti al ritorno alle urne, io non campo di politica ed esisto a prescindere dalla politica. Ora Messina ha bisogno di essere difesa dall’ultimo violento attacco di chi preferisce il lucro per pochi intimi al benessere diffuso. Non ho paura delle caste. Danilo mi sostituirà egregiamente essendo come me figlio del popolo, non figlio d’arte.  

Presidente Miccichè, il mio sogno, se uscirò vivo da sindaco di Messina è quello di tornare all’Ars da Presidente della Regione. Ritengo che il progetto di radicale svolta che cerco di attuare a Messina possa essere da esempio per la Sicilia.

Il mio non è un addio ma un arrivederci”.