MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO: MessinAccomuna chiede di adottare la “Salvacolline”

6 novembre 2018 Politica

Dopo la tragedia di Casteldaccia e i danni del maltempo che hanno funestato la Sicilia, MessinAccomuna ritira in ballo la “Variante di salvaguardia”, chiedendo di riportare in Aula l’esame del provvedimento, e puntando il dito contro il vigente Piano regolatore, “che continua a consentire il rilascio di titoli autorizzativi nelle zone a rischio, rendendo possibili nuove tragedie”.

«L’emozione fortissima per la perdita di vite umane a Casteldaccia – spiegano i membri del collettivo di cui fa parte anche l’ex sindaco Renato Accorinti – impone ancora una volta l’obbligo di un’azione concreta per la messa in sicurezza dei nostri territori che si spera – questa volta – possa avere luogo. I media hanno puntato il dito contro l’abusivismo, piaga certa dei nostri tempi recenti, ma ancora prima dovrebbero raccontare di come molti strumenti urbanistici siano “abusivi” rispetto alle corrette logiche di insediamento nei territori le cui caratteristiche di fragilità non cambiano solo perché qualcuno ha sciaguratamente definito quei luoghi come edificabili, così come è avvenuto a Messina con il Piano Regolatore tutt’ora vigente. E dobbiamo ancora una volta ricordare le decine di morti, innocenti come quelli di Casteldaccia, occorse a Giampilieri il I ottobre del 2009 e nuovamente sottolineare che nessuno degli edifici dove hanno trovato la morte quelle persone era abusivo e che rispettavano invece tragicamente le norme dell’attuale PRG di Messina. L’Amministrazione Accorinti, in continuità con quanto previsto dal precedente Consiglio (delibera 74C/2012), ha redatto una Variante di salvaguardia per eliminare il potere edificatorio dalle zone dichiarate a rischio sulla base dei documenti esistenti (Studio Enea, Piano di Assetto Idrogeologico, microzonazione sismica, vincoli idraulici). A febbraio 2017 dopo un lunghissimo, e non giustificato, iter approvativo la Variante è approdata in Consiglio che però non ha mai discusso la delibera nonostante ben 9 sedute di commissione; per questa inadempienza è stata richiesta da quasi un anno la nomina di un commissario ad acta alla Regione».

«Sappiamo – proseguono – che l’attuale Amministrazione ha detto di volere ritirare la delibera e chiediamo il perché. I nostri territori non sono più a rischio? Gli studi sui quali si basa la Variante sono stati superati? Eppure la Variante ha avuto il plauso della struttura di Governo Italia Sicura prima e Casa Italia poi e anche dell’Istituto Nazionale di Urbanistica; non prevede nuove edificazioni ma esclusivamente misure per la messa in sicurezza dei territori, declassa aree edificabili in aree a verde ed elimina circa due milioni di metri cubi di potere edificatorio. E forse il problema è proprio questo. Nella nostra città in cui la cultura del metro cubo ad ogni costo è ancora oggi imperante, è difficile accettare che si possano tagliare previsioni per nuove costruzioni, tuttavia – in assenza dell’adozione della Variante – il vigente PRG continua consentire il rilascio di titoli autorizzativi nelle zone a rischio, rendendo possibili nuove tragedie».

«Certi di interpretare un’esigenza importantissima per i nostri territori – conclude la nota – chiediamo come movimento politico che l’Amministrazione e il Consiglio prendano finalmente posizione su un tema di così grande importanza per la nostra città. Chiediamo alla Regione di valutare nuovamente la richiesta di commissariamento e anche di inserire nella nuova legge urbanistica, che sappiano essere in fase di scrittura, adeguate e concrete misure per prevenire l’esposizione al rischio. In merito la metodologia seguita per la Variante può fornire utili spunti. È necessario ripartire con immediatezza dell’importante lavoro già concluso e disponibile che rappresenta un primo importante passo per attivare adeguati livelli di tutela rispetto a potenziali rischi futuri. Ogni ulteriore perdita di tempo potrebbe diventare una colpevole omissione di responsabilità, quanto meno politica, da parte degli organi amministrativi nazionali, regionali e locali».