Procura di Caltanissetta: a Messina la sentenza Borsellino Quater. ‘Si valutino ex Pm che gestirono Scarantino’

7 Novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

La procura di Caltanissetta ha trasmesso gli atti riguardanti la sentenza Borsellino quater alla procura di Messina per valutare eventuali responsabilita’ che potrebbero ricadere sui magistrati che si sono occupati della gestione del falso collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino, le cui dichiarazioni portarono al ‘depistaggio pilotato’ sulla strage di via D’Amelio. “Circa una ventina di giorni fa – conferma all’AGI il procuratore capo di Caltanissetta, Amedeo Bertone – abbiamo trasmesso alla procura di Messina gli atti che riguardano i magistrati che hanno indagato sulla strage e dai quali sono scaturiti dal primo al terzo processo sull’attentato di via D’Amelio. Sara’ adesso la procura di Messina a fare le sue dovute valutazioni”. Valutazioni sull’operato dei magistrati allora coordinati da Giovanni Tinebra, successivamente deceduto. Un’inchiesta complessa di cui si occuparono anche l’attuale avvocato generale di Palermo Annamaria Palma, il sostituto alla Direzione nazionale antimafia Nino Di Matteo, l’attuale procuratore aggiunto di Catania Carmelo Petralia. Il quarto processo e’ poi scaturito dalle dichiarazioni del collaboratore Gaspare Spatuzza. Furono proprio le sue rivelazioni che contribuirono a dare una svolta alle indagini. Due giorni fa si e’ aperto a Caltanissetta il processo contro i tre poliziotti accusati di calunnia in concorso con l’aggravante di avere agevolato con la loro condotta Cosa nostra, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, i quali, secondo la procura nissena, avrebbero manovrato le dichiarazioni rese dal falso pentito Scarantino, costringendolo a fare nomi di persone innocenti in merito all’attentato in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Contro di loro ha chiesto di costituirsi parte civile anche il ministero dell’Interno che ha presentato un conto salatissimo, 60 milioni di euro, per il grave danno d’immagine.

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