Messina, la morte di Lavinia Marano: Rinviati a giudizio medici, ostetriche e infermieri per omicidio colposo

12 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Il gup di Messina Tiziana Leanza ha accolto le richieste del sostituto procuratore Rosanna Casabona e ha rinviato a giudizio per omicidio colposo dieci persone, tra medici, anestesisti ed infermieri per il caso della morte di Lavinia Marano, di 44 anni, deceduta il 23 settembre 2016 al Policlinico di Messina. La donna aveva appena dato alla luce il suo bambino. Sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo, sei medici, un medico anestesista, due ostetriche ed un’infermiera all’epoca dei fatti in servizio presso il reparto di Ostetricia e ginecologia del nosocomio universitario. Questi i nomi: il responsabile dell’Uoc di Ginecologia ed OstetriciaOnofrio Triolo, i medici in servizio presso il reparto Antonio Denaro, Tomasella Quattrocchi, Vittorio Palmara e Roberta Granese e Rosario D’Anna, l’anestesista in servizio presso il reparto Pasquale Vazzana, le ostetriche Angelina Lacerna Russo e Serafina Villari, l’infermiera Maria Grazia Pecoraro. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Daniela Agnello, Tommaso Autru Ryolo, Benedetto Calpona, Carlo Autru Ryolo, Emanuela Trimarchi, Giuseppe Carrabba, Maurizio Cacace, Giuseppe Santilano, Francesco Rizzo, Flavia Maria Fiorenza Buzzanca, Agatino Bellomo e Ettore Cappuccio.

L’inizio del processo è stato fissato per il 14 giugno del prossimo anno davanti al giudice monocratico Pagana. Lavinia Marano, apprezzata cantante messinese, aveva dato alla luce il suo bambino con il parto cesareo, il piccolo è nato in perfette condizioni. Alcune ore dopo il parto si era presentata un’emorragia e i medici erano dovuti intervenire per bloccarla. Purtroppo la situazione è peggiorata e il giorno seguente la donna è deceduta lasciando nella disperazione i suoi familiari, il compagno Silvestro Longo (anche per il minore Francesco Longo), i fratelli Alessandro e Germano Marano, il padre Giacomo Marano e la madre Santa Di Maggio, affidatisi agli avvocati Nunzio Rosso, Franco Rosso, Giovanni Caroè e Carola Flick per cercare la verità.

Questi sono i singoli reati che la procura ha individuato nei confronti degli imputati che adesso dovranno difendersi nel corso del processo che avrà inizio a giugno del 2019.

Triolo, Denaro Quattrocchi, Palmara, Granese, D’Anna, Vazzana, Russo e Villari e la Pecoraro “per omicidio colposo, in cooperazione tra loro e nelle rispettive qualità; per negligenza, imprudenza, imperizia, in violazione delle linee guida o comunque omettendo di adeguare le stesse alle specificità del caso concreto, tenuto conto, peraltro delle condizioni specifiche della paziente in attesa del primo figlio all’età di 44 anni;

D’Anna “per aver deciso il ricovero della paziente alla 39° settimana di gravidanza e disponendo l’induzione medica del travaglio di parto pur in assenza delle indicazioni assolute a tale intervento”;

Triolo, Denaro e Quattrocchi “per aver omesso di sottoporre la paziente a infusione continua di Nalador e altri presidi terapeutici, nel post operatorio del parto cesareo al fine di prevenire la prevedibile atonia post partum”;

Triolo, Palmara, Granese e Vazzana “per aver optato per un intervento di revisione cavitaria strumentale e inserimento del Bakri Ballon al fine di ridurre l’emorragia in atto ed omettendo di provvedere ad isterectomia dopo aver verificato che, in seguito al posizionamento del dispositivo, il sanguinamento non era completamente  cessato”;

Triolo, Palmara, Granese e Vazzana “per aver omesso di monitorare costantemente e in modo adeguato le condizioni della paziente nel post operatorio dell’intervento, nonché omettendo di richiedere in via d’urgenza l’esecuzione di esami di laboratorio al fine di valutare il rischio di evoluzione in CID (coagulazione intramuscolare disseminata) della emorragia in atto”;

Russo, Villari e Pecoraro “per aver omesso di monitorare costantemente e in modo adeguato le condizioni della paziente nel post operatorio dell’intervento di parto cesareo – al fine di verificare l’esistenza di emorragie, o comunque di complicanze, e dell’intervento di revisione cavitaria strumentale e inserimento del Bakri Ballon e in particolare nel non eseguire rilievi dei parametri vitali della stessa”;

“Tutti con le modalità indicate provocavano il decesso di Lavinia Marano che decedeva a causa di una compromissione multiorgano per intervenuto CID, conseguente ad emorragia post partum da atonia uterina”.