I rapporti con l’ex capo della Dia di Messina Romeo: Montante, quella foto di matrimonio da nascondere a tutti i costi

13 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Attilio Bolzoni – “..Come già comunicato nella nota nr. 862/2015 veniva recuperato il certificato di matrimonio del MONTANTE Antonio Calogero in cui si leggeva che l’allora meccanicodi Serradifalco convolava a nozze con RISTAGNO ANTONELLA in data 23.12.1980 proprio presso la Chiesa di San Biagio e che i testimoni di nozze, firmatari dell’atto di matrimonio, erano non solo Vincenzo ARNONE (uomo d’onore della “famiglia” di Cosa Nostra di Serradfalco, ndr) ma anche il padre di quest’ultimo, il vecchio boss suicida Paolino (un capo di Cosa Nostra, ndr), e gli zii dell’ARNONE, LANZALACO Antonino  e LANZALACO Rosalia..
Il MONTANTE – oltre ad aver palesemente mentito quando è stato escusso da questo Ufficio, in altro procedimento, sui suoi rapporti con Vincenzo ARNONE (capo della “famiglia” di Cosa Nostra di Serradifalco, ndr) – ha cercato di mantenere in ogni modo occultati tali rapporti, intervendo in via preventiva onde impedire che si portasse all’attenzione dell’autorità giudiziaria qualsivoglia possibile elemento che fosse in grado di focalizzarvi l’attenzione ed eventualmente operare un collegamento con il patrimonio conoscitivo di cui si disponeva sul punto.
Tanto evidenziato, va preliminarmente riferito che il Tenente Colonnello Letterio ROMEO ha prestato servizio a Caltanissetta, dapprima come Comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri sino al 28 giugno 2010 e successivamente al Centro Operativo D.I.A. – sempre di Caltanissetta – ove è rimasto sino al successivo 2 settembre 2013, allorché veniva trasferito, sempre alla D.I.A., al Centro Operativo di Messina.
Onde esattamente comprendere ciò che si verrà di seguito dicendo occorre ulteriormente premettere che, in data 27.4.2010, questo Ufficio,procedeva all’arresto di Vincenzo ARNONE per i delitti di cui all’art. 416 bis.
Le indagini venivano condotte dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Caltanissetta, articolazione alle dipendenze del Reparto Operativo al tempo comandato, appunto, dal ROMEO. In sede di perquisizione presso l’abitazione dell’ARNONE, eseguita all’atto dell’esecuzione dell’ordinanza custodiale, venivano rinvenute, tra le altre cose, tre “fotografie a colori di vario formato ritraenti ARNONE Vincenzo in compagnia di altre persone” (così genericamente recita il verbale di perquisizione e sequestro..)
A seguito di tali acquisizioni, il Nucleo Investigativo dei Carabinieri, il 29 aprile 2010, interessava i Comandi Stazione competenti per territorio (tra cui la Stazione Carabinieri di Serradifalco, paese del quale è originario Calogero Montante) al fine di ottenere una compiuta identificazione dei soggetti ritratti nelle fotografie, nonché le relative informazioni sul conto degli stessi detenute agli atti di Ufficio.
La Stazione Carabinieri di Serradifalco, con nota del 30 maggio 2010, rispondeva alla richiesta di informazioni..
Nell’occasione, il personale operante….(ha trovato altre fotografie, ndr) ancora una volta ritraenti l’ARNONE con soggetti ritenuti di interesse operativo, tra cui il MONTANTE ed il DI FRANCESCO (altro capo della Cosa Nostra di Serradifalco che poi si è pentito, ndr)
…Ebbene, in riferimento alla vicenda in questione — ed in specie in relazione al rinvenimento delle fotografie ritraenti il MONTANTE in compagnia di Vincenzo ARNONE ed anche di Dario DI FRANCESCO — le indagini condotte hanno consentito di acquisire alcuni elementi di prova in verità inquietanti.
..Ed invero, in data 9 marzo 2016, la polizia giudiziaria trasmetteva a questo Ufficio un documento dal titolo “la mafia dell ‘antimafia” rinvenuto in data 15.5.2015 su fonti aperte; la polizia giudiziaria segnalava anche che, alla data di trasmissione a questo Ufficio, il documento in questione non era più reperibile su internet, non essendo peraltro nemmeno possibile risalire a chi lo avesse inizialmente pubblicato sul web.
La lettura del documento in questione si rivelava di un certo interesse, poiché per modalità di stesura, nonché informazioni nello stesso contenute, faceva sorgere il sospetto che si trattasse di una relazione redatta da soggetti appartenenti a contesti istituzionali..
..Inoltre, come si dirà di qui a poco, nel documento di che trattasi veniva riportato, tra le altre cose, il contenuto di una telefonata indirizzata dal MONTANTE al Tenente Colonnello ROMEO, in relazione alla quale si indicava l’utenza come quella che l’imprenditore di Serradifalco aveva utilizzato in quella occasione per conversare con l’ufficiale dell’Arma.
Sempre nel documento estrapolato da internet era dato leggere quanto di segui o tesualmente riportato
“Il 05.05.2010, alle ore 11.52 il Ten. Col. Letterio ROMEO, Comandante del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Caltanissetta, che ha diretto le indagini che hanno portato all’arresto di Vincenzo ARNONE del 27.04.2010, ha ricevuto una telefonata da Antonio Calogero MONTANTE, che ha utilizzato l’utenza cellulare n… il quale, dopo essersi complimentato per la brillante operazione nel corso della quale è stato arrestato, tra gli altri, il suddetto Vincenzo ARNONE e riferito che aveva fatto pubblicare un articolo stampa su “La Sicilia” ed il “Giornale di Siclia” con i quali si complimetava con la Magistratura, i Carabinieri e la Finanza, per la brillante operazione del 27 aprile u.s., con  tono apparentemente scherzoso diretto all’ufficiale “Fai attenzione a quello che fai  PERCHE’ ALTRIMENTI TI ROMPO TUTTI I DENTI … HAI CAPITO ? FAI IL
BRAVO, ALTRIMENTI TI ROMPO TUTTI I DENTI…”.
..Sennonché, in data 16 aprile 2016, veniva escusso il dott. Nicolò MARINO (in servizio presso questa Procura all’epoca in cui Vincenzo ARNONE venne arrestato e magistrato che, peraltro, aveva coordinato le relative indagini), il quale, in merito alla vicenda che qui viene in rilievo, ha dichiarato:
“Mi viene chiesto se so qualcosa in merito a larvate minacce subite dal Col. ROMEO dopo l’arresto di Vincenzo ANONE nell’operazione “Doppio Colpo 2”, cosi? come risulterebbe da un docwnento tratto da internet e trasmesso a questo Ufficio con nota della Squadra Mobile del 09.03.2016, che mi viene posto in visione.
A tal proposito posso dire che il Ten. Col. ROMEO, che eseguì la perquisizione in casa ARNONE, rinvenendo le fotografie di quest’ultimo in compagnia di Antonello MONTANTE, mi telefbnò chiedendomi se ritenevo che le stesse dovessero essere acquisite agli atti del procedimento. lo risposi di sì ed appresi successivamente che, qualche giorno dopo l’arresto dell’ARNONE, il Ten CoL ROMEO ricevette una telefonata da Antonello MONTANTE che, con la scusa di complimentarsi per l’operazione, in maniera brusca gli contestò le frasi che leggo alla pag. 4 del documento postomi in visione e cioè “fai attenzione a quello che fai, perché altrimenti ti rompo tutti i denti hai capito? fai il bravo, altrimenti ti rompo tutti i denti”.
Tutto ciò mi risulta non solo perche? me lo comunicò immediatamente il Ten. Col. ROMEO, ma per aver visto la relazione di servizio da questi redatta che riporta esattamente il contenuto di ciò che ho letto nel documento mostratomi. Preciso che ho petfettamente ricordo della circostanza poiché il Ten. Col. ROMEO era rimasto molto turbato dalla telefonata che aveva ricevuto, che aveva percepito come una vera e propria minaccia nei suoi confronti”.
Si poteva quindi accertare la veridicità del contenuto del documento rinvenuto con le modalità poc’anzi descritte e, dunque, la ricezione della telefonata del MONTANTE da parte del Ten. Col. ROMEO, che ne era rimasto così turbato da redigere una relazione di servizio.
Questo Ufficio – conseguentemente – ha escusso proprio il suddetto appartenente all’Arma dei Carabinieri.
…Ebbene, il comportamento tenuto dal Ten. Col. ROMEO in tale occasione è stato assolutamente inqualificabile e connotato da una reticenza dettata, con tutta evidenza, dalla necessità di nascondere le proprie responsabilità in merito all’occultamento della relazione di servizio redatta nell’occasione.
L’Ufficiale dell’Arma, infatti, dichiarava che:
non aveva mai visto il documento estratto da internet che gli veniva posto in visione;
che aveva diretto le indagini che avevano condotto all’arresto dell’ARNONE e al sequestro delle fotografie che ritraevano lo stesso ARNONE in compagnia del MONTANTE, poi inviate al Comando Stazione Carabinieri di Serradifalco per individuare i soggetti nelle stesse ritratti;
non ricordava di aver ricevuto, dopo gli arresti dell’operazione “Doppio Colpo”, una telefonata del MONTANTE del tenore indicato nel documento poc’anzi riportato, che, laddove avvenuta, avrebbe di certo comportato la stesura di una relazione di servizio da portare all’attenzione dei suoi superiori gerarchici;
conosceva Antonio Calogero MONTANTE col quale si era anche instaurato un rapporto di frequentazione, tanto da aver partecipato a qualche pranzo o cena assieme allo stesso;
ribadiva di non rammentare la telefonata indirizzatagli dal MONTANTE anche dopo che gli era stata data lettura delle dichiarazioni rese dal dott. MARINO, che confermavano integralmente l’accadirnento indicato nel documento estrapolato dal Iveb;
Non si può fare a meno di notare che, posto di fronte ad evidenze che smentivano le dichiarazioni rese sino a quel momento, il Ten. Col. ROMEO entrava irrimediabilmente in contraddizione non solo con quanto riferito sino a poco prima (e cioè di non avere ricordo della telefonata, non comprendendosi, dunque, come potesse “non escludere” di aver redatto una relazione di servizio su degli accadimenti di cui aveva dichiarato di non serbare memoria), ma anche da un punto di vista logico, non riuscendosi ancora una volta a comprendere perché avesse dovuto redigere una relazione di servizio su di una telefonata che, stando alle sue dichiarazioni, escludeva avesse avuto un tenore minaccioso.
Si è trattato, insomma, di un atto istruttorio del tutto surreale, contrassegnato da un iniziale non ricordo, sino a giungere, in maniera a dir poco piroettante, a congetture e mere ipotesi assolutamente inverosimili, poiché il contenuto di una telefonata di quel genere, proveniente da un soggetto che aveva fatto della legalità e dell’asserito contrasto alla mafia il proprio vessillo, è circostanza che, di certo, è destinata a rimanere bene impressa, in specie ad un appartenente all’Arma dei Carabinieri..».

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