L’affondo di Massimiliano Passalacqua: Lolito Genovese, il traghettatore pontista

14 novembre 2018 Politica

di Massimiliano Passalacqua – Luigino, Luigino, «figlio dell’amore» come cantava Venditti e come in tempi non sospetti scriveva IlMaxFactor, ma cu cazzu ti potta ? Ero così tranquillo da quando avevo deciso di non scrivere più di politica perché Cateno Laqualunque mi ha rubato il mestiere (avete visto, no? Le spara così grosse che non puoi nemmeno farci satira, perché resti sempre un passo indietro), mi dedicavo a XFactor, al basket NBA, tutt’al più al rettore Cuzzocrea – frase che, solo a pronunciarla, mi proietta indietro nel 1955 che nemmeno Marty McFly in Ritorno al futuro – e invece dal nulla arriva lui, Lolito Genovese, e ci mette il carico foresto: «Il ponte sullo Stretto è l’infrastruttura chiave per lo sviluppo di Messina». Ma porca puttana, Luigino, stavo pure mangiando un prelibato prosciutto di cinghiale di San Licandro… a momenti soffocavo! Che l’argomento “tardo novecentesco” (semicit. Niki Vendola) del Ponte sia ormai solo un tentativo di arraffare voti lo dimostrano le prese di posizione di Matteo Salvini, uno che per lo 0,1% in più venderebbe sua madre, l’ex moglie pugliese, l’ex compagna (hahaha) Elisa Isoardi, tutta la sua collezione di magliette idiote e quant’altro: la “Stretto di Messina” è in liquidazione, i soldi per fare il Ponte non ci sono (almeno i capitali privati, poi se vogliamo infognare il bilancio di un intero Paese per un’opera pubblica inutile e pericolosa, per carità, padronissimi); insomma, è una questione morta e sepolta. Così morta e sepolta che nemmeno Renato Accorinti si mette più le magliette “No al Ponte”. E ce ne ha messo ad accorgersene. Per di più, il nostro Lolito non fa come l’altro teen idol della politica messinese, Nino Germanà, che nel dichiararsi favorevole al Ponte ometteva giustamente di segnalare che il suocero Nino Ricciardello – arrestato per corruzione nel 2016 nella mega inchiesta sull’Anas – è un grossissimo costruttore che dalla realizzazione del Ponte trarrebbe enormi vantaggi, anzi: Luigino fa pure il numero del “vado contro i miei interessi”. Proprio come un grillino qualunque. Ecco la dichiarazione incriminata: «Nonostante gli interessi personali di natura imprenditoriale, ho già in più occasioni dichiarato di essere favorevole al Ponte». E sì, perché la famiglia Genovese risulta essere azionista del gruppo Caronte & Tourist; per la precisione, detiene circa il 20% della Tourist Ferry Boat Spa. E’ abbastanza irrilevante se le quote appartengano ancora a papà Francantonio o siano state intestate al figlio, come altre, al compimento dei diciott’anni. Insieme al primo avviso di garanzia per riciclaggio, se ben ricordo. Quello che Luigino non dice – ed è un equivoco che da anni avvelena qualunque confronto sul tema – è che gli interessi del gruppo Caronte & Tourist non sarebbero minimamente inficiati dalla costruzione del Ponte. No, non aggrottate le sopracciglia: lo so che in questa strana città chiunque si sia dichiarato contro il Ponte – addirittura Renato Accorinti, e addirittura prima che fosse sindaco – è stato tacciato di essere al soldo dei Franza, ma la verità è che il Ponte, ai Franza (e quindi ai Genovese soci dei Franza), farebbe letteralmente il solletico. Anche perché nel portafoglio dei Franza e dei Genovese non mancano nemmeno imprese o quote di imprese di costruzioni. Se avrete la pazienza di seguirmi – una citazione di Alberto Angela ci sta sempre, visti gli ascolti – vi spiego anche perché e lo faccio con le parole del “pontista” per eccellenza, Nino Calarco, già presidente della “Stretto di Messina”. Con lui, direttore dei miei primi quindici anni alla Gazzetta del Sud, sul Ponte furono discussioni feroci, senza possibilità di incontro; però la sua non è l’analisi di un novellino. Ebbene, Calarco sottolineava che il Ponte sarebbe servito quasi esclusivamente per il traffico su rotaia, ovvero per il trasporto merci con i treni, e che l’impatto sul traffico leggero e gommato (ovvero sull’attraversamento di autoveicoli e Tir, core business del gruppo Franza) sarebbe stato trascurabile. Anche perché – altro aspetto al quale non si dà mai troppa importanza – il pedaggio che qualunque gestore dovrebbe pretendere per l’attraversamento sarebbe uguale o superiore a quello per il traghetto. O meglio, a quello per il traghetto prima che Caronte & Tourist decidessero di farlo costare quanto un volo intercontinentale in business class con Emirates; ecco, al limite quello che i Franza potrebbero trovarsi a dover fare in caso di costruzione del Ponte sarebbe abbassare i prezzi. E neanche questo sarebbe un problema, perché l’attraversamento stabile sarebbe l’alibi perfetto per le Ferrovie per abbandonare definitivamente il servizio e consacrare il monopolio dei privati sullo Stretto. Dice: ma non più tardi di una dozzina di anni fa, da sindaco, Francantonio sfilava contro il Ponte. Vero. Ma intanto le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, come ci ripetono fino alla nausea da quando Luigino è stato candidato alla Regione. Poi, Francantonio allora era di centrosinistra mentre ora è di Forza Italia (e fortuna che c’è lui a ricordarci la differenza), e tra l’altro quando era sindaco – da buon democristiano – al massimo aveva proposto un referendum tra i cittadini. Quindi il ricorso dei socialisti napoletani che avevano presentato la lista a Messina per conservare il simbolo del Garofano cappottò la sua amministrazione e nel 2008 tornò Buzzanca che al ponte era favorevole, soprattutto a quello da passare in barca a vela alle Eolie. Infatti si guardò bene dal fare qualsiasi passo per la sua realizzazione. Naturalmente, Luigino evita accuratamente di entrare nel merito della questione sia in termini tecnici (fattibilità, costi, durata del manufatto) sia ambientali. D’altra parte, è figlio – e nipote, verrebbe da dire – di una visione che ha attraversato la politica siciliana e meridionale sin dal Dopoguerra: l’aberrante dicotomia tra occupazione e sviluppo da una parte, ambiente dall’altra. Una visione che ha fatto sì che in una terra meravigliosa come la Sicilia, potenzialmente il comprensorio turistico più ricco del mondo, si sia dovuto accettare l’insediamento di realtà industriali non solo inquinanti, ma anche pericolose per la salute come la raffineria di Milazzo e la centrale elettrica di San Filippo del Mela, il polo petrolchimico a Gela e Priolo-Augusta, persino la cantieristica nella Zona falcata di Messina. Ma che nei decenni questa terra sia stata devastata e stuprata per “vendere” posti di lavoro e procurarsi consenso elettorale, a Luigino interessa poco. Lui ha fatto la LUISS e ce lo vuole ricordare – d’altra parte, è l’unica cosa che Nelluzzu beddu Musumeci sa di lui – tirando fuori dal cilindro una citazione dell’informatico americano Alan Kay («Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro. Il miglior modo di predire il futuro è inventarlo»; non la conoscevo, ma si trova facilmente su Google). «Mi piace pensare – gioca con la frase famosa Lolito – che il miglior modo di predire lo sviluppo di Messina sia inventarlo». Minchia , invenzione è. Sissignori, Luigino ha inventato un nuovo modello di sviluppo per Messina: cemento, piloni alti trecento e passa metri sopra le case, un ecosistema sventrato, decenni di cantieri in città e nemmeno stiamo parlando del Ponte di pilu di Cetto Laqualunque ( the original , non Cateno), che almeno potrebbe diventare un’attrazione turistica. «Perché – argomenta ancora il Nostro, citando lo “European Regional Competitiveness Index” del 2016 – la Sicilia risulta essere la meno performante tra le 20 regioni italiane; ultima, per livelli di competitività, tra le regioni degli stati membri dell’Europa occidentale; tra le peggiori del Vecchio Continente in senso assoluto». Sarei curioso di sapere se, secondo il giovane Genovese, le scelte e il parassitismo della politica degli ultimi decenni, la corruzione, gli scandali, l’utilizzo delle risorse pubbliche come un Bancomat abbiano avuto un ruolo in questa situazione. Se ha dubbi, magari può chiedere a casa. Ah, Luigino Luigino «figlio dell’amore», ma cu cazzu ti potta ?

P.S.: Luigino ci ricorda di aver fatto la LUISS soprattutto per farci dimenticare di aver frequentato il “Maurolico”. Per questo ha tutta la mia comprensione. Un po’ meno per la somiglianza con Daniel Radcliffe, l’Harry Potter della famosa saga proprietario tra l’altro dello pseudobiblium Animali fantastici e dove trovarli . E non sono “animali fantastici” i politici che continuano a volerci ammannire emblemi di “magnifiche sorti e progressive”, come il ponte sullo Stretto senza alcuna cognizione di causa? Gli regaliamo una citazione del suo mentore Albus Silente: «Le nostre scelte, Harry, mostrano ciò che siamo veramente, molto più delle nostre capacità».

P.P.S.: nessun animale, e in particolare nessun cinghiale di San Licandro (per quanto sia tutt’altro che in via di estinzione), è stato maltrattato per la pubblicazione di questo post. Non mangio carne dal 2 gennaio del 1997, anche se il sindacato del pesce azzurro ha più volte criticato questa mia decisione. Ma i sindacati – dice giustamente Cateno – si sa, sono stati complici del malaffare di questi ultimi anni.