INCREDIBILE: Svolta nel processo d’appello per il “sacco edilizio” del complesso La Residenza. Torrente Trapani, il Pg: reati prescritti

15 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Nuccio Anselmo – La storia giudiziaria del “sacco edilizio” sul Torrente Trapani, legata alla realizzazione del complesso “La Residenza”, potrebbe chiudersi clamorosamente in secondo grado con la prescrizione di tutti i reati. Ovvero, la Giustizia è arrivata troppo tardi. Perché è proprio la dichiarazione di prescrizione che ieri mattina, alla sezione penale della corte d’appello presieduta dal giudice Maria Celi, ha richiesto il sostituto procuratore generale Santi Cutroneo. Per quattro imputati, che sono il costruttore Giuseppe Pettina, e poi Silvana Nastasi, Franco Lo Presti e Biagio Nicola Grasso, padre del pentito Biagio Grasso. Per il quinto imputato, l’ing. Giuseppe Rando, all’epoca dei fatti funzionario comunale, che ha dichiarato sin da subito di rinunciare alla prescrizione, il sostituto Pg Cutroneo ha invece richiesto l’assoluzione con formula dubitativa, contemplata nell’alveo dell’ex art. 530 c.p.p.. Assoluzione – ha detto il magistrato dell’accusa – «anche alla luce» dei verbali, inediti, del pentito Biagio Grasso, che proprio ieri mattina la Procura generale ha depositato agli atti del processo, dopo la trasmissione da parte della Direzione distrettuale antimafia. Grasso, il geometra milazzese, è attualmente uno dei collaboratori di giustizia più importanti che sta gestendo la Procura, asse portante dell’accusa nella recente operazione “Beta” sulla cellula mafiosa dei Romeo-Santapaola legata ai clan catanesi.

Gli imputati.

In secondo grado sono coinvolti in cinque. Si tratta di (le qualifiche si riferiscono ovviamente all’epoca dei fatti, si va anche indietro nel tempo fino al 2004): l’ing. Francesco Rando, dirigente del dipartimento Attività edilizie e repressione abusivismo del Comune; il costruttore Giuseppe Pettina, rappresentante legale della Pett srl; Silvana Nastasi, rappresentante legale in periodi diversi della Se.Gi. srl; Franco Lo Presti, rappresentante legale dal febbraio 2011 della Residenza Immobiliare delle imprese Coc e Costa srl; Nicola Biagio Grasso (padre del pentito Biagio Grasso), rappresentante legale della Carmel srl (subentrata alla Se.Gi. srl).

Le accuse.

Al primo nucleo di ipotesi d’accusa, legate al reato urbanistico in concorso previsto dalla normativa di settore, successivamente erano state aggiunte, in sede di chiusura delle indagini preliminari, altre contestazioni, ovvero anche il falso ideologico, l’abuso d’ufficio e l’omissione di atti d’ufficio. Reati di cui rispondono ovviamente a vario titolo gli imputati.

I verbali inediti di Grasso.

In poche pagine depositate ieri dall’accusa al fascicolo processuale d’appello e acquisite da tutte le parti, Grasso ha delineato l’intera vicenda de “La Residenza”. Atti su cui ci sono probabilmente ancora indagini in corso, e forse è ipotizzabile anche una trasmissione degli atti a Reggio Calabra per la competenza incrociata sui magistrati. Ma non è per converso “automatico” che le persone citate dal pentito nel verbale siano state tutte iscritte nel registro degli indagati.
Grasso ha detto per esempio che «… il direttore dei lavori dell’epoca, ing. Piero Battaglia, ha certificato la realizzazione dell’85% delle opere di urbanizzazione primaria che invece non erano state realizzate, se non in maniera minima, e certamente non superiore al 50%. Tale circostanza era nota ai funzionari comunali dell’epoca, i quali, secondo quanto mi hanno riferito i Pettina (Antonino, ed i figli Salvatore e Antonino), in cambio di 14 appartamenti nel corpo D o H (individuabile nel terzo lotto perché consta di un edificio di 14 alloggi) hanno omesso qualunque controllo e rilasciato atti illegittimi. I riferimenti di Pettina al Comune erano l’ing. Rando e l’ing. Cucinotta, per come riferitomi anche da Oscar Cassiano e dall’avv. Antonio Giuffrida, detto bluff».
In un altro passaggio Grasso afferma: «… Pettina mi fece il nome dell’ing. Rando e del presidente del consiglio comunale di Messina, di cui non mi sovviene il nome, come funzionari compiacenti… Arena Francesco era dapprima direttore dei lavori per conto di Pettina; poi fu indicato anche da Bertuccelli Domenico come direttore dei lavori della Carmel. A dire del Pettina, era stato indicato come direttore dei lavori perché aveva un parente che faceva il magistrato. Ma non so altro; io lo incontrai solo due volte. Bertuccelli mi disse che l’Arena era intervenuto presso gli uffici giudiziari di Messina, per ottenere il dissequestro dell’area, ma non ho elementi per aggiungere altro. Mi consta che nel cantiere della Carmel si lavorava anche se i lavori erano stati sospesi. Sia Lo Castro che Arena rassicuravano sul fatto che i lavori del torrente Trapani potevano continuare».
Ci sono poi passaggi del verbale sul modo di realizzare i complessi. Grasso afferma per esempio che «la quantità di appartamenti approvata era abnorme rispetto sia alle potenzialità della viabilità già esistente sia rispetto alle infrastrutture progettate», oppure che «… nel cantiere di Torrente Trapani manca una palificata nella strada che si trova sotto il corpo E; Battaglia ne ha falsamente certificato l’esistenza», oppure «… ho constatato una serie di irregolarità nella realizzazione delle palificazioni, di grande importanza».
Ed ancora: «… la corruzione di pubblici funzionari del Comune di Messina mi fu confermata anche dall’avv. Giuffrida, oltre che da Pettina e da Cassiano».
Secondo quanto racconta Grasso poi nella vicenda della «… cooperativa Esperienza un ruolo importante ha avuto Angelo Libetti, presidente di questa cooperativa… tra Pettina, Cassiano e Libetti vi era un accordo in forza del quale la cooperativa Esperienza avrebbe usufruito delle opere di urbanizzazione realizzate dalla Residenza, in cambio di 600 mila euro in nero che la cooperativa avrebbe versato alla Residenza medesima».

La sentenza di primo grado.

Nel luglio del 2016 i giudici della seconda sezione penale presieduta da Mario Samperi inflissero cinque condanne. Pene identiche riportarono Giuseppe Pettina e Silvana Nastasi, “frazionate” per i cinque capi d’imputazione di cui rispondevano, che i giudici in un certo unificarono ritenendo sussistente il «concorso formale» per i primi quattro. Quindi a loro carico si “sommarono” le pene di un anno e tre mesi di arresto (che è cosa diversa dalla reclusione), più 20.000 euro di ammenda, e di sei mesi di reclusione più 10.000 euro di multa. A Biagio Nicola Grasso, Franco Lo Presti e Francesco Rando – che rispondevano degli stessi primi quattro capi d’imputazione di Pettina e Nastasi -, fu inflitta, ritenuto anche qui il «concorso formale», la pena di un anno e tre mesi.

NOTARIANNI.

L’avvocato Aurora Notarianni, che nel processo rappresenta come parte civile il Wwf e la Ong Onlus: «Sono stupefatta per la richiesta del Pg di dichiarare la prescrizione dei reati contestati. La lottizzazione abusiva e i reati ambientali sono fatti gravissimi perché mettono a rischio la vita delle persone come sempre più spesso siamo costretti a constatare. Chiedere alla Corte di non procedere dopo il deposito e l’acquisizione delle dichiarazioni gravemente accusatorie rese qualche mese fa dal Grasso, lascia sgomenti ed ancor di più la richiesta di assoluzione pur se con formula dubitativa dell’unico imputato che aveva dichiarato di rinunziare alla prescrizione. Auspico che la Corte non accolga la domanda dei terzi acquirenti di revoca della confisca con restituzione del bene avendo disposto, dopo la dichiarazione di inammissibilità dell’appello, per l’apertura di un nuovo fascicolo. Del resto – conclude –, la Cassazione nella sentenza “Oro Grigio” sulle costruzioni abusive a valle del torrente Trapani ha confermato la legittimità della sanzione della confisca con demolizione delle opere, ed in esecuzione di questa decisione più volte il Wwf ha richiesto agli uffici competenti l’acquisizione dell’area al patrimonio del Comune e la demolizione degli scheletri delle costruzioni abusive».

Rassegnaweb da Gazzetta del Sud