IL SEQUESTRO DELLA CAPPELLANI SRL: RINVIO A GIUDIZIO PER I FRATELLI CUZZOCREA, DI PRIMA E ZACCONE

16 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Tutti e quattro a giudizio. Per tutti i capi d’imputazione contestati. Ha deciso così il gup Monia de Francesco – come scrive Nuccio Anselmo su Gazzetta del Sud – a conclusione dell’udienza preliminare sui ‘capitali occulti’ provenienti dall’estero che sarebbero stati impiegati nella società ‘Cappellani Srl’. La vicenda, un’indagine congiunta del Centro Operativo di Catania e della Sezione operativa della Dia di Messina, e del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, riguarda il sequestro preventivo effettuato nel settembre del 2017, del valore stimato di circa dieci milioni di euro, di un colosso della sanità privata a Messina, scattato per l’intero complesso immobiliare ‘Villa Cappellani’, di proprietà della ‘Immobiliare Cappellani srl’, una imponente struttura che ospita in città sul viale Regina Elena l’omonima clinica gestita dal Gruppo Giomi spa (non destinatario di alcun provvedimento penale, l’attività sanitaria è proseguita sempre regolarmente). Il gup, su richiesta del sostituto procuratore della Dda Fabrizio Monaco, ha disposto il rinvio a giudizio dei quattro indagati iniziali con imputazioni diversificate, ovvero: i fratelli Dino e Aldo Cuzzocrea, noti imprenditori farmaceutici calabresi, e lo psichiatra in pensione Antonio Di Prima, originario di Canicattì ma da anni residente a Messina, ex presidente del Banco di Credito Siciliano, per trasferimento fraudolento di titoli e valori; il commercialista messinese Dario Zaccone, quale consulente e persona di fiducia dei Cuzzocrea secondo l’accusa, solo per l’ipotesi di riciclaggio. La fissazione della prima udienza del processo è per il 21 febbraio 2019 davanti ai giudici della prima sezione penale. I quattro sono rispettivamente assistiti dagli avvocati Bonni Candido e Alberto Gullino (i fratelli Cuzzocrea), Alberto Gullino (Di Prima), Alfonso Polto e Nino Favazzo (Zaccone). C’è però una novità non di poco conto nella vicenda. I giudici del Riesame hanno accolto integralmente il ricorso in sede cautelare presentato dagli avvocato Candido e Gullino nell’interesse di Dino Cuzzocrea e della moglie Maria Amalia Andrini, ed hanno annullato il decreto di sequestro preventivo, disponendo la “restituzione agli aventi diritto delle quote sociali tuttora sottoposte a vincolo e dell’intero compendio aziendale della Immobiliare Cappellani s.r.l.”. 

E in una nota intervengono sulla vicenda gli avvocati Bonni Candido e Alberto Gullino. 

“Quali difensori del dott. Cuzzocrea e della Immobiliare Cappellani srl registriamo con favore il provvedimento del Tribunale del Riesame che, nel solco di quanto aveva motivatamente disposto la S.C., ha annullato il sequestro del 13/10/17, ordinando l’immediata restituzione al dott. Cuzzocrea – ed alla di lui moglie – sia delle quote sociali che dell’intero compendio aziendale della Cappellani srl. La singolarità di quanto accaduto nel processo ci offre lo spunto, però, per qualche riflessione di carattere generale. Il fatto è il seguente: il 13 novembre è stato disposto – dal GUP – il rinvio a giudizio degli imputati, per ipotesi di reato per le quali, il giorno prima, era stato deciso – dal Tribunale del Riesame – l’annullamento del sequestro e la restituzione dei beni agli indagati. Vero è che il detto annullamento, ancorchè emesso il 12/11/18, risulta depositato (e fino a questo momento a noi ancora non notificato) il successivo 13/11/18, sicchè non poteva essere conosciuto dalle parti e dal GUP. Ed è altrettanto vero che, anche se fosse stato conosciuto, il GUP avrebbe avuto tutto il diritto e la facoltà di discostarsene, ove non lo condividesse. Ma è proprio questo che – da cittadini, prima ancora che da difensori – sentiamo il dovere di sottolineare: in un momento in cui infuriano le polemiche sulla necessità di interrompere la prescrizione, anche al fine di scoraggiare tattiche dilatorie tendenti ad allungare i tempi del processo, e quindi a causarne il progredire ingiustificato, con conseguente intasamento dei gradi successivi di giudizio, quanto accaduto dimostra come – spesso – molti processi sarebbero evitabili, ove i filtri a ciò deputati fossero regolati diversamente dalla legge. Infatti, se fosse stata ancora vigente la regola introdotta alcuni anni fa (poi improvvidamente abrogata) secondo la quale, l’esercizio della azione penale è precluso ove la Cassazione – giudicando delle misure cautelari – abbia escluso la sussistenza degli indizi di colpevolezza, l’inspiegabile – agli occhi del cittadino comune – contrasto tra due provvedimenti resi a così breve distanza di tempo da Giudici dello stesso Tribunale non si sarebbe potuto verificare. Il risultato è, invece, che i nostri clienti, ai quali siamo costretti a spiegare invece come tale contrasto è perfettamente compatibile con l’attuale sistema normativo, ma anche Giudice del dibattimento, Pubblico Ministero, cancelliere, ufficiale giudiziario, dovranno affrontare un processo che, invece, avrebbe potuto trovare il suo epilogo (anche solo recependo, come ha fatto il TDR, quanto statuito dalla Corte di Cassazione) all’udienza preliminare del 13/11. Ecco perché parlare di interruzione della prescrizione, senza inserire l’argomento in un più generale progetto di riforma del processo penale, ci pare fortemente riduttivo, per non dire fuorviante.
Avv.ti Alberto Gullino e Bonaventura Candido