In manette anche due taorminesi – Operazione Smack Forever, 17 arresti nella provincia di Catania.

20 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

I militari del comando Provinciale di Catania, su disposizione della DDA etnea, hanno arrestato 17 persone, nelle province di Catania e Siracusa, ritenuti responsabili , a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, avente, quali “reati fine”: estorsione, furto in abitazione, lesioni e riciclaggio dei proventi illeciti mediante intestazioni fittizie di depositi e conti correnti, tutti reati aggravati dalla finalità dell’agevolazione dell’associazione mafiosa. L’operazione, denominata “Smack Forever”, ha origine grazie ad una imponente attività di indagine condotta dai Carabinieri di Giarre dal 2016 al 2017  mediante attività tecniche e dinamiche, ulteriormente riscontrate da dichiarazioni di più collaboratori di giustizia.

 L’attività di indagine ha permesso di disarticolare le ‘nuove leve’ e l’attuale reggente del sodalizio mafioso “Laudani – Mussi i ficurinia”, operante nel territorio di Giarre e comuni limitrofi, i cui adepti riportavano, quale simbolo del vincolo di affiliazione ed in ossequio alla famiglia mafiosa catanese di riferimento, un tatuaggio “a forma di labbra”; accertare, da parte della predetta organizzazione, la disponibilità di armi, custodite in luoghi occulti;evidenziare il controllo del territorio da parte del gruppo, che esercitava mediante una capillare sottoposizione dei commercianti al pagamento del ‘pizzo’, assunzioni forzate, pestaggi, incendi di veicoli e furti; documentare il riciclaggio dei proventi delle attività illecite mediante intestazioni fittizie di depositi e conti correnti;  appurare l’interesse del clan nel supportare, alle elezioni comunali del 2016, soggetti a loro vicini, rimasti ignoti;riscontrare, in capo al boss, la gestione illegittima degli appartamenti di proprietà della Regione Sicilia e gestiti dall’Istituto Autonomo Case Popolari di Acireale.

Queste le persone arrestate nell’operazione “Smack Forever”:

  1. BANNO’ Emmanuel, nato a Catania il 12/04/1996; 
  2. BONACCORSI Roberto, nato a Giarre il 02/06/1965;
  3. CONTARINO Sharon Francesca, nata a Taormina il 19/10/1992; 
  4. DEL POPOLO CHIAPPAZZO Filippo Giuseppe, nato a Catania il 20/03/1995; 
  5. FORZISI Rosario Pietro, nato a Taormina il 29/06/1996; 
  6. GRECO Salvatore, nato ad Acireale il 18/11/1972; 
  7. INDELICATO Davide, nato ad Acireale il 29/01/1980; 
  8. LIOTTA Alessandro, nato a Catania il 30/08/1976; 
  9. MAURO Carmelo, nato a Giarre il 08/10/1997; 
  10. MESSINA Francesco, nato a Giarre il 04/06/1967; 
  11. MUSUMECI Giuseppe, nato ad Acireale il 27/07/1987;
  12. MUSUMECI Vincenzo, nato a Giarre il 24/11/1975; 
  13. NICOTRA Salvatore, nato a Giarre il 30/07/1957;
  14. OLIVERI Giovanni Marconato a Giarre il 16/01/1994; 
  15. PAGANO Massimo, nato a Giarre il 05/12/1977;
  16. PATANE’ Leonardo, nato a Calatabiano il 09/06/1953;
  17. VACCARO Valeria, nata a Giarre il 29/07/1981.

 

  1. L’indagine veniva avviata dall’attività di contrasto info-investigativa, posta in essere dai Carabinieri di Giarre, alle estorsioni che affliggono il territorio di competenza e in particolare i commercianti, nella maggior parte dei casi non denunciate, a riprova della forza di intimidazione del clan mafioso e del clima di omertà imposto. Le attività ricevevano una grande spinta dalle dichiarazioni di più collaboratori di giustizia, utili per delineare l’organigramma e le attività dell’organizzazione, al vertice della quale vi è Alessandro Liotta, già arrestato nel febbraio 2017 nell’Operazione “Bingo!” poiché a capo di una fiorente associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. Il Liotta, capo e promotore del Clan Laudani su Giarre, si avvaleva dei suoi affiliati per molteplici attività criminali. Particolarmente sprezzante e spregiudicato risultava essere il metodo adottato per taglieggiare gli esercenti, soprattutto a danno delle attività appena aperte e quindi oggettivamente in maggiore difficoltà, considerati gli investimenti. In alcuni casi i titolari che si rifiutavano o pagavano in ritardo venivano sottoposti a pestaggi o gravi intimidazioni con bottiglie contenenti liquido infiammabile. Alcuni fra i numerosi negozi vittime di estorsioni, tentate o consumate, perpetrate dal gruppo criminale, sono ad oggi chiusi, ad ulteriore conferma del condizionamento ambientale che soffoca le possibilità di crescita del territorio. 
  2. Accanto al capo clan spiccano anche figure femminili, sue corree principali e fedeli affiliate “marchiate” dal tatuaggio mafioso con il “musso”, ossia la moglie Valeria Vaccaro e Sharon Contarino, partecipi del riciclaggio dei proventi illeciti e protagoniste di episodi estorsivi. 

    Il Liotta gestiva la cassa comune, tramite “prestanomi”, riversandovi i proventi illeciti dei furti, delle estorsioni e dei cd. “cavalli di ritorno”, effettuati dopo i furti di autovetture. Il boss disponeva furti, curava i contatti con le “famiglie” acesi, catanesi e di Piedimonte Etneo, dirimeva le cd. “tarantelle” fra i vari affiliati (debiti, prelievi non autorizzati dalla cassa comune), impartiva disposizioni ai sodali per eludere le investigazioni e capire se le vittime del racket avessero o meno denunciato ai Carabinieri, assicurava il sostentamento economico ai detenuti del gruppo e organizzava spedizioni punitive. Fra i furti appurati dalle attività d’indagine, emerge quello di ingente materiale idraulico (caldaie e termosifoni) a danno degli appartamenti di edilizia popolare nel condominio denominato “Ghiaccio” di recente rinnovamento, già assegnati ma non ancora occupati, successivamente acquistato da ricettatori del posto.

    Inoltre dalle investigazioni emergevano accordi fra il citato Clan Laudani giarrese e quello santapaoliano per la ripartizione del pizzo, nel momento in cui un commerciante, taglieggiato da entrambe le fazioni, non pagava più nessuno degli schieramenti. In quest’ultima situazione entrava in scena Roberto Bonaccorsi, anch’egli destinatario di O.C.C.C., gravitante intorno a soggetti affiliati al Clan Santapaola di Riposto, già detenuto, poiché arrestato venti giorni orsono, insieme ad altre due persone vicine ai Mussi, fra cui MESSINA Francesco, per un’altra vicenda estorsiva molto simile a quella oggetto dell’operazione odierna. Il predetto Messina, anch’egli fra gli arrestati dell’Operazione “Smack Forever”, era spesso presente alle richieste estorsive effettuate dal gruppo “a viso aperto” negli esercizi commerciali.

    Nel giugno del 2016 si svolgevano le elezioni amministrative comunali per la nomina del nuovo Sindaco di Giarre e dei consiglieri comunali. Le indagini attestavano l’interessamento del Liotta e dei suoi sodali per la tornata elettorale, evidentemente finalizzato ad ottenere benefici futuri. Pur non essendo emersa la prova dello scambio di voti, preme evidenziare che le indagini attestano contatti con candidati, non meglio identificati, nonché il proposito del gruppo di attivarsi per promettere esigue elargizioni di denaro e regalie varie, per ottenere la preferenza elettorale da far pervenire a candidati “di comodo”. Il boss giarrese, nel tentativo di convincere un soggetto sconosciuto a cambiare la sua preferenza di voto, gli intimava di dare il voto “agli amici nostri” e non “ai santapaoliani”.

    Inoltre nel corso delle indagini, emergeva che il Liotta, avvalendosi della forza di intimidazione che esercitava nel territorio di Giarre, gestiva illegittimamente l’assegnazione delle case popolari, nelle quali faceva confluire le residenze anagrafiche delle persone a lui più vicine o, comunque, lucrava sui canoni delle locazioni, scomputando debiti che vantava nei confronti di terzi. A tal fine il predetto sottraeva gli immobili ai precedenti possessori anche con modalità violente. Tale dinamica mafiosa evidenzia un’ulteriore manifestazione di controllo del territorio da parte del gruppo criminale. In alcuni casi, l’Istituto Autonomo Case Popolari di Acireale, avendo accertato occupazioni abusive, invitava il Comune di Giarre ad attivare con urgenza la procedura di emissione ed esecuzione di Ordinanza di sgombero, di cui, al momento, si sconosce l’esito. 

    Fra gli altri soggetti arrestati emerge Salvatore Nicotra, ritenuto l’elemento di spicco del Clan Laudani nella frazione di Macchia di Giarre, già detenuto in quanto arrestato, nel marzo 2018 per il brutale pestaggio e sequestro di persona di un giovane del luogo. 

    Il nome dell’operazione si ispira al tatuaggio di uno degli affiliati, costituito dalle labbra di un bacio “a stampo”, circondato dalla scritta “Forever”.

    Gli arrestati sono stati tradotti presso il Carcere di Catania Bicocca, ad eccezione di quattro soggetti già detenuti per altra causa.