Lo Stato ha deciso: Ingroia resta senza scorta

23 novembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

E’ stata confermata in modo definitivo la revoca della scorta ad Antonio Ingroia. E’ questa la decisione dello Stato che liquida così la protezione all’ex pm della trattativa adducendo la singolare motivazione della “cessazione dal ruolo di amministratore unico di Sicilia e-Servizi e della mancata elezione alle Politiche”. Questo è quanto è stato scritto in una nota della Segreteria di Sicurezza della Prefettura di Roma, oggi posta agli atti dell’esito di una riunione dell’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale che ha discusso del caso Ingroia. L’ufficio si era riunito a luglio su sollecitazione dell’ex pm di Palermo che a maggio aveva inviato una lettera all’allora ministro degli Interni Marco Minniti e al capo della polizia Franco Gabrielli. Nella missiva Antonio Ingroia spiegava il suo ruolo attuale di avvocato in processi sul fronte della lotta alla mafia, il suo essersi costituito parte civile per le vicende legate alla Trattativa e le minacce della mafia che tutt’ora sono valide nei suoi confronti esponendolo ad una situazione di “grave e attuale pericolo”, così scriveva. L’ufficio centrale interforze per la sicurezza personale ha sentito le prefetture di Roma, Milano, Palermo, Caltanissetta e Reggio Calabria, come da prassi, per formulare una nuova valutazione alla luce delle spiegazioni date da Ingroia. Dopo questo passaggio è stata la volta della riunione della commissione centrale consultiva per l’adozione delle misure di sicurezza del personale che ha preso la decisione definitiva di cui oggi possiamo conoscere nel dettaglio le motivazioni dopo la declassificazione del verbale. In quest’ultimo si legge dell’assenza di informative o nuove evidenze riguardanti la figura di Ingroia “che inducano a valutazioni diverse da quelle precedentemente operate da tutti gli uffici interessati” come risulta dagli accertamenti della Dia, delle Forze dell’ordine e dei Servizi segreti.
Anche in quest’ultima riunione viene ribadita la decisione precedente, confermando la revoca della scorta di quarto livello. Già da due anni all’ex pm era stata tolta l’auto blindata e la presenza di due agenti che lo affiancavano. In quell’occasione Ingroia scelse di non parlare accettando “da uomo delle istituzioni quale sono stato, la decisione delle istituzioni in positivo o in negativo” così aveva dichiarato. In questi mesi però ha deciso di scrivere a Minniti e anche a Salvini per far presente la sua situazione. “Ho scritto anche a Salvini, che al contrario del predecessore non mi ha nemmeno risposto – ha dichiarato Ingroia – ma la mia non è una protesta, non ho nemmeno fatto ricorso al Tar, che era una mia facoltà. Ho solo segnalato delle anomalie. Mai visto finora che dopo 27 anni di servizi di protezione con livelli alti e si arriva alla revoca totale senza nemmeno interpellare l’interessato”. Ingroia, lo ricordiamo, in un periodo della sua vita è stato dotato di due auto di scorta e di una squadra di bonifica antibomba a fronte delle minacce di morte di cui era stato protagonista da parte di Cosa nostra.
Ricordiamo che a voler attentare alla vita dell’ex pm di Palermo era proprio il capo dei capi Totò Riinache definiva Ingroia come ‘il Re dei cornuti’. Non era solo Riina a volersi sbarazzare dell’ex magistrato. Anche Matteo Messina Denaro e i suoi uomini di fiducia come Domenico Raccuglia, nel 2009, stavano preparando un attentato contro di lui vicino alla sua casa di campagna. Le ultime minacce conclamate risalgono al 2011 durante il periodo dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia che Ingroia conduceva a Palermo. In quel momento era in corso un progetto di Cosa Nostra e ‘Ndrangheta per la preparazione di un attentato con venti chili di esplosivo.
Nonostante oggi Ingroia non ricopra più l’incarico di magistrato, come avvocato è comunque impegnato sul fronte antimafia difendendo collaboratori di giustizia e familiari delle vittime di mafia, tra cui alcune che oggi sono parti civili al processo ‘Ndrangheta stragista in corso a Reggio Calabria.
Tra le carte della revoca della scorta per Ingroia, mancherebbe il provvedimento originario di revoca e la sua genesi. Ad oggi non si sa ancora chi ha eventualmente suggerito o sollecitato questo provvedimento e con quali motivazioni originarie.
Nonostante l’assordante silenzio del Viminale e l’assurda decisione presa, che più che un atto di spending review assume i contorni di un inquietante e grave segnale politico, i cittadini hanno dimostrato di non dimenticare il lavoro a servizio delle istituzioni di Antonio Ingroia. In questi mesi è nata sui social una campagna di sensibilizzazione che ha portato ad una petizione su change.org a cui anche il nostro giornale ha aderito ed ha contribuito a diffondere, insieme a movimenti di cittadini come Scorta Civica, perché noi sappiamo bene che la mafia non si scorda di chi ha cercato di combatterla con ogni mezzo. Teniamo alta quindi l’attenzione su questo grave fatto che da un segnale politico ben preciso alle mafie: il governo ‘del cambiamento’ ricalca le azioni ignobili dei suoi predecessori sul fronte della lotta alla mafia. Tanti proclami e spot ma alla fine chi ha combattuto Cosa nostra viene dimenticato dallo Stato.