Messina. I giudici della seconda sezione del Tribunale di Messina hanno accolto i patteggiamenti proposti dall’ex Pubblico Ministero Giancarlo Longo, dal consulente tecnico Francesco Corrado Perricone e dal commercialista Giuseppe Cirasa. La sentenza di applicazione pena a richiesta delle parti dice che l’ex Pubblico Ministero Giancarlo Longo, a fronte dei trentadue capi d’imputazione contestatigli, ha avuto applicati cinque anni di reclusione, la multa di trentamila euro, la cessione del Tfr a favore delle parti civili e la lettera di dimissioni dalla magistratura. Al consulente Francesco Corrado Perricone, per i dodici capi d’imputazione che gli sono stati contestati, è stata applicata la pena di due anni di reclusione, un indennizzo di 13 mila euro a favore della persona che aveva corrotto, con la concessione del beneficio della condizionale. Al commercialista Giuseppe Cirasa, in ordine ai due reati di falso di cui era chiamato a rispondere, è stata applicata la pena di otto mesi di reclusione con la concessione della condizionale. L’ex magistrato della Procura di Siracusa, ancora sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, è difeso dall’avvocato Bonaventura Candido; il consulente tecnico Perricone è assistito dall’avvocato Antonino Favazzo mentre il commercialista Cirasa è difeso dall’avvocato Stefano Rametta.
Longo punta adesso a ricorrere per Cassazione in modo da non far passare in giudicato la sentenza emessa questa sera dal Tribunale di Messina, richiamare la fruizione dei 90 giorni di liberazione anticipata e arrivare al 6 febbraio del 2019 con la certezza di avere espiato un anno dei cinque che ha patteggiato. Dopodichè, chiederà di essere ammesso al servizio in prova per espiare i restanti quattro anni della condanna irrogatagli e chiudere definitivamente l’ingloriosa sua appartenenza alla magistratura italiana.
Chiusa questa parentesi dei patteggiamenti, se ne apre un’altra ed è quella dell’udienza preliminare per decidere sul rinvio a giudizio del giudice del Consiglio di Giustizia Amministrativa Giuseppe Mineo, dell’imprenditore siracusano Alessandro Ferraro, del senatore Denis Verdini e dei due avvocati-pentiti Piero Amara e Giuseppe Calafiore. L’udienza preliminare si terrà il 6 dicembre innanzi ad un Gup ancora da individuare visto che quasi tutti i componenti dell’Ufficio Gip del Tribunale di Messina versano in stato di incompatibilità con Alessandro Ferraro, coinvolto nell’inchiesta denominata “Sistema Siracusa” e già rinviato a giudizio innanzi al Tribunale penale di Messina che chiamerà il processo all’udienza del 18 dicembre prossimo. Innanzi al Gup dovrebbero comparire Alessandro Ferraro, 47 anni, Giuseppe Mineo, 66 anni, Piero Amara, 49 anni, Giuseppe Calafiore, 39 anni e Denis Verdini, 67 anni, coinvolti in una inchiesta per corruzione, una delle tante aperte dalla Procura della Repubblica di Messina contro gli avvocati Amara e Calafiore. Nella fattispecie si fa riferimento alla corruzione del magistrato Mineo in servizio al Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana e che in qualità di giudice relatore ha determinato il Cga ad assumere una decisione favorevole alle società Open Land ed AM Group Srl nell’ambito di contenziosi instaurati rispettivamente contro il Comune di Siracusa e la Sovrintendenza ai Beni culturali e ambientali di Siracusa, riferendo ad Amara e Calafiore notizie coperte da segreto d’ufficio afferenti lo svolgimento delle camere di consiglio. Il giudice Mineo si era fatto corrompere dagli avvocati Amara e Calafiore dai quali, in cambio della sentenza favorevole ad Open Land e ad AM Group Srl, faceva erogare la somma pari ad euro 115.039, grazie all’intermediazione di Alessandro Ferraro, a beneficio di Raffaele Drago, già presidente della Regione Siciliana e deputato nazionale, deceduto nel 2016, ed all’epoca dei fatti legato al Mineo da rapporti di stretta amicizia. La somma veniva versata dalla società Ocean One Consulting Srl, riconducibile agli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, su un conto maltese intestato al Ferraro, che successivamente la trasmetteva all’onorevole Drago.
La Procura di Messina, atteso lo status di collaboratori di giustizia degli ex avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, soltanto domani 5 dicembre scioglierà la riserva se annullare la richiesta di rinvio a giudizio nei loro confronti per farli giudicare separatamente rispetto a Ferraro, Mineo e Denis Verdini.