FALSE FATTURE A TIRRENOAMBIENTE, I NOMI DEGLI 8 INDAGATI

5 dicembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

I finanzieri del Comando Provinciale di MESSINA stanno eseguendo un sequestro di beni del valore di oltre 4 milioni di euro nei confronti degli ex vertici della TIRRENOAMBIENTE S.p.a.: l’ex presidente del Consiglio di amministrazione, l’ex amministratore delegato e un ex membro del Consiglio di amministrazione.

Otto in tutto le persone indagate tra ex presidenti del Cda, ex amministratori delegati, ex membri del Cda di sei società: Tirrenoambiente Spa, Ge.Se.N.U. Spa, Laudinia Srl, Osmon Spa e Bioener TirrenoAmbiente Srl. Tra loro spicca il nome di Rosario Carlo Noto La Doga, membro del cda di TirrenoAmbiente, socio anche nell’Ama international, il più grande operatore in Italia nella gestione integrata dei servizi ambientali. Sequestro di beni per La Doga, che era anche rappresentante legale della Gesenu, la società di Perugia che svolgeva la raccolta per TirrenoAmbiente ed è accusato, con altre sei persone, di peculato. Sequestro di beni, tra gli altri, anche per Giuseppino Innocenti, ex amministratore delegato di TirrenoAmbiente, la società che gestiva la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, nonché rappresentante legale di Edera ambiente, e per Giuseppe Antonioli, ex amministratore delegato della società e rappresentante legale della Osmon, l’azienda trevigiana che ha gestito per un periodo la raccolta. Sequestro anche per Francesco Cannone, ex presidente della TirrenoAmbiente: nel suo caso l’accusa è solo di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. I nomi degli altri indagati sono Antonio Crisafulli, Pietro Cesaro, Pietro Gelfi e Silvio Gentile.

Il provvedimento, che nasce da un’ indagine della Procura di MESSINA coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, e’ stato emesso dal G.I.P. Simona Finocchiaro e ruota attorno all’ emissione e all’uso di fatture per operazioni inesistenti e a ipotesi di peculato.

L’inchiesta prende le mosse da una verifica fiscale eseguita dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di MESSINA nei confronti della societa’ per azioni a partecipazione pubblica con capitale misto TIRRENOAMBIENTE S.p.A., incaricata della gestione della discarica di Mazzarra’ Sant’Andrea. Al termine degli accertamenti e’ stato rilevato che, nel periodo 2011 – 2013, le casse della societa’ sono state svuotate mediante un complesso sistema di false fatturazioni e che parte del denaro illecitamente fuoriuscito e’ rientrato nelle tasche degli ex vertici dell’azienda attraverso societa’ in cui gli stessi rivestivano importanti cariche sociali. Piu’ in particolare grazie all’attivita’ di verifica fiscale e’ stato riscontrato che la TIRRENOAMBIENTE S.p.a. ha fatto ricorso, sistematicamente, all’affidamento diretto di lavori, servizi e forniture rivolgendosi o ad aziende che facevano parte della componente privata della societa’ o ad imprese comunque compiacenti che hanno provveduto ad emettere fatture per operazioni inesistenti per oltre 3 milioni di euro. Tra le operazioni falsamente documentate sono stati rilevati servizi di supervisione e di controllo della gestione o attivita’ di consulenza che non sono risultati provati da nessun documento che attesti l’effettuazione dell’incarico, ad esempio: corrispondenza informativa, verbali di sopralluoghi, atti di controllo e verifica, rapporti o relazioni tecniche. Con riferimento poi, ad alcuni servizi di fornitura della discarica e’ stato accertato l’affidamento diretto da parte della TIRRENOAMBIENTE S.p.a., in violazione delle norme sull’evidenza pubblica e con l’applicazione di percentuali di ricarico sulla fornitura di materiali e la prestazione di servizi fuori da ogni logica commerciale. Il sistema sinteticamente descritto ha consentito, da un lato, alla TIRRENOAMBIENTE S.p.a. di abbattere i costi di gestione attraverso la contabilizzazione nelle dichiarazioni IVA e, dall’altro, alle societa’ emittenti di accaparrare illecitamente denaro pubblico.

Al termine delle indagini, come detto, sono state denunciate otto persone tra cui due rappresentanti legali della TIRRENOAMBIENTE S.p.A. per il reato di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti; 6 rappresentanti legali delle societa’ incaricate di svolgere le prestazioni per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le Fiamme Gialle hanno accertato ipotesi di peculato per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro nei confronti contestate a membri del C.d.A. e rappresentanti legali delle societa’ che hanno emesso le false fatture.