MILAZZO: ESTORSIONI AI CANTIERI DI PONENTE, DUE CONDANNE IN APPELLO

5 dicembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

di Leonardo Orlando – I giudici della Corte d’Appello (collegio presieduto da Alfredo Sicuro, componenti Maria Eugenia Grimaldi e Maria Teresa Arena) hanno confermato le condanne di primo grado emesse nei confronti del milazzese Giovanni Fiore e del barcellonese Marco Milone, per le condotte estorsive commesse nei confronti del Consorzio di imprese Cassiopea che nel 2015 stava eseguendo il completamento dei lavori di riqualificazione del lungomare di ponente a Milazzo. I due imputati, che sono i carcere dall’ottobre 2015 a seguito di ordinanza del giudice delle inadgini preliminari Fabio Gugliotta su richiesta del pm Federica Paiola, dopo la sentenza di primo grado pronunciata dal tribunale di Barcellona il 20 luglio 2017, con la quale erano stati condannati rispettivamente a sei anni di reclusione e 6 mila euro di multa Fiore e a quattro anni Milone, avevano proposto appello ma prima dell’apertura del dibattimento di secondo grado l’imputato Giovanni Fiore ha fatto pervenire dal carcere, al presidente della Corte un manoscritto con il quale dichiarava che durante la detenzione si era reso conto  degli errori commessi rinnegando il proprio passato criminale tanto da assumersi la piena responsabilità di tutti i reati che gli venivano contestati e pertanto i difensori Nico D’Ascola e Guido Contestabile del Foro di Reggio Calabria, hanno rinunciato alla impugnazione e concordato con il Pg Enza Napoli la pena finale di quattro anni e otto mesi di reclusione e 5 mila euro di multa che è stata accolta dalla Corte. L’imputato Milone invece pur insistendo nel reclamare la sua estraneità alle accuse che gli vengono contestate, tramite i suoi difensori avv. Angela Pino e Elena Moro, che avevano chiesto anche la riapertura del dibattimento , ha avuto la conferma della condanna e della pena di primo grado che è di 4 anni di reclusione. Determinante per lo sviluppo delle indagini e per la individuazione dei responsabili, è stata la collaborazione con gli investigatori dei titolari delle varie ditte i quali hanno riferito alle forze dell’ordine tutti gli elementi che poi hanno portato alla identificazione dei colpevoli e che si sono costituite parti civili nel processo con gli avvocati Fabrizio Formica e Pietro Saccà. RASSEGNAWEB: Da Gazzetta del Sud