Gela, condanna per “u patruni” che impose il concerto di Gianni Celeste

7 dicembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Il concerto di Gianni Celeste svoltosi nell’estate del 1997 alla discoteca Caligola fu imposto al proprietario del locale da Cosa Nostra. Lo ha sancito ieri il Tribunale presieduto dalla dott. Miriam D’Amore, che ha inflitto la condanna a 6 anni ed 8 mesi all’esponente del clan Emmanuello che, a colpi di minacce impose la serata, terrorizzando il proprietario al quale si presentò come “u patruni di Gela”, rammendandogli che: “cca si fa comu dicu iu” e intimandogli che qualora si fosse rifiutato di cedere il locale per quella serata, l’avrebbe caricato sul cofano della sua Bmw, lo avrebbe condotto in campagna per poi ucciderlo. Di questa condotta è stato riconosciuto colpevole Emanuele Caci, meglio noto negli ambienti malavitosi con il soprannome di “Cannarozzo” (difeso dall’avv. Grazio Ferrara).

Il Tribunale, alla luce degli esiti dell’istruttoria dibattimentale nel corso della quale è stato sentito anche l’allora proprietario del locale –  lo stesso che aveva denunciato i fatti e riferito anche come Stidda e Cosa Nostra nel tempo lo avevano “spremuto” con richieste di “pizzo” –  ha  emesso verdetto di condanna contro Caci. così come richiesto dal Pm della Dda.

L’operatore economico “spennato” dal racket – che al processo era parte civile con il patrocinio dell’avv. Salvo Caradonna – non ha potuto conoscere gli esiti del processo scaturito proprio dalle sue denunce, perché deceduto qualche mese fa.   Sul concerto tenuto da Gianni Celeste, riferì  che la serata gli fu imposta da Caci delle cui pretese la vittima si lagnò con l’allora reggente del clan Emmanuello, Saro Trubia il quale, dopo una risata, gli avrebbe comunicato che l’ordine era giunto dall’alto.

Il concerto si svolse di sabato sera  e, ad organizzare tutto – su chi mettere all’ingresso ed al botteghino – fu Caci. Anche gli incassi della serata finirono nelle casse di Cosa Nostra. mentre al proprietario, che quella sera era un ospite, furono caricate tutte le spese della serata, comprese quelle della Siae.

Alla serata parteciparono mafiosi giunti da ogni dove e Gianni Celeste, prima di salutare il pubblico, volle ringraziare platealmente Saro Trubia, alias Nino D’Angelo – che aveva assistito al concerto insieme con la moglie. Il proprietario seppe in seguito che la presenza di Gianni Celeste a Gela era dettata dalla necessità di spostare il latitante Daniele Emmanuello. Dopo avere denunciato i fatti, nel 2012, la vittima ridotta alla fame  si vide costretta ad abbandonare la città per il timore di ritorsioni ed a vivere in strutture assistenziali. Ad uno dei suoi presunti aguzzini, ieri lo Stato ha presentato il “conto”.