MESSINA: GLI AMMANCHI ALLO STUDIO ‘CANFORA’. 45ENNE CONDANNATA A 2 ANNI

11 Dicembre 2018 Inchieste/Giudiziaria

Cinquantuno assegni per centinaia di migliaia di euro. Incassati dai conti del noto studio di analisi cliniche Canfora da una dipendente infedele. Non per versarli ma per ‘trasferirli’ nelle proprie tasche. E’ questo lo scenario giudiziario raccontato da Nuccio Anselmo in un articolo della Gazzetta del sud e che si è concluso davanti al giudice monocratico Marcello Cipri, che ha portato alla condanna a due anni di reclusione della 45enne Maria Domenica Scipilliti. La donna, che è stata assistita dall’avvocato Adalgisa Bartolo, doveva rispondere di appropriazione indebita e falso in titoli. La pena sollecitata dall’accusa era molto più dura, sei anni di reclusione. Il giudice che ha applicato la continuazione tra i due reati e ha concesso le attenuanti generiche ‘visto lo stato di incensuratezza’, ha inflitto anche 600 euro di multa, ed ha subordinato la sospensione condizionale della pena ad una circostanza ben precisa: il pagamento di una ‘provvisionale’ di 180 mila euro (risarcimento immediato) ai titolari dello studio, Claudio ed Elisabetta Canfora, che si sono costituiti parte civile e sono stati rappresentati nel procedimento dagli avvocati Nino Favazzo e Maurizio Canfora. La vicenda, secondo la ricostruzione della Procura che all’epoca aprì un’inchiesta con il sostituto Alessia Giorgianni, dopo la denuncia dei titolari del laboratorio di analisi, si dipanò tra il 2009 fino al 2013. Secondo il capo d’imputazione la Scipilliti “…nella sua qualità di impiegata addetta alla contabilità” si sarebbe appropriata ponendo all’incasso e compilando personalmente con la firma falsa dei titolari, di 34 assegni e un bonifico bancario da 10 mila euro sul conto corrente acceso presso la banca Unicredit, e di 6 assegni collegati al conto acceso presso la Monte dei Paschi di Siena. Un’analoga condotta la Scipilliti avrebbe messo in pratica falsificando la firma dei titolari per due versamenti di assegni, due bonifici bancari collegati al conto della Montepaschi, e altri 28 collegati al conto dell’Unicredit. Ed ancora – recita sempre il capo d’imputazione – in ultimo falsificò la firma dei titolai per incassare altri 7 assegni, negoziati alla filiale della Montepaschi.