IL GRIDO SILENZIOSO DI PADRE SCALIA, “QUESTO E’ IL VANGELO DEL GOVERNO” – LO ‘SCIOPERO DI NATALE’ DI DON FARINELLA: Da Messina la solidarietà della Piccola comunità Nuovi Orizzonti

25 Dicembre 2018 Culture

di Enrico Di Giacomo – «San Torpete, parrocchia nel cuore di Genova, non celebra il Natale 2018»: così don Paolo Farinella, parroco dell’antichissima chiesa dei marchesi Cattaneo della Volta aperta al pubblico dal 2005, ha annunciato a inizio dicembre l’intenzione di tenerne chiuse le porte in segno di protesta contro il cosiddetto “decreto sicurezza” voluto dal vicepremier leghista Matteo Salvini.

«Nel 2018 non si può celebrare il Natale, anche per “obiezione di coscienza” al Decreto Legge N. 113/2018, spudoratamente conosciuto come decreto sicurezza, sebbene sia un decreto di massima insicurezza e sfregio dei valori e dei sentimenti più profondi della Democrazia e del Diritto – ha scritto don Farinella in una lettera aperta condivisa anche sui social – Dietro parole roboanti, confuse e immorali, si nasconde la volontà determinata di colpire i migranti, proprio alla vigilia di quel Natale che celebra la nascita di Gesù, emigrante perseguitato dalla polizia di Erode, fuggito alla persecuzione, accolto in Egitto e ritornato a stabilirsi a Nàzaret, dopo un viaggio allucinante e pericoloso attraverso il deserto del Neghev».

«Tutto questo avviene nel silenzio complice di un mondo cattolico che inneggia a un ministro che dondola un presepe di plastica, sventola un vangelo finto e illude con il Rosario in mano, senza suscitare un rigurgito di vomito dei cosiddetti cattolici da salotto – prosegue il parroco – Papa Francesco li chiama “cristiani da pasticceria”. In questo anno 2018, se Gesù, con Maria e Giuseppe, si presentasse da noi per celebrare la sua nascita, col decreto immondo di Salvini, sarebbe fermato alla frontiera e rimandato indietro perché migrante economico, perché senza permesso di soggiorno e perché in Palestina non c’è una guerra vecchia dal 1948».

Da qui, e da un decreto che definisce “incostituzionale”, don Farinella ha deciso di tenere chiusa la chiesa di piazza San Giorgio nei giorni di Natale, «per fallimento, per stimolare il pensiero e la riflessione dei credenti». Le celebrazioni riprenderanno all’Epifania.

E il clamoroso ‘sciopero del Natale’ di don Farinella ha subito trovato una sponda tutta messinese. Il gesuita padre Felice Scalia (foto Edg), filosofo e teologo (ha insegnato alla facoltà teologica dell’Italia Meridionale e poi all’Istituto Superiore di Scienze Umane e Religiose di Messina), ritenuto dal potere politico e anche da quello della Chiesa un ‘prete scomodo’, ha voluto esprimere tutta la sua solidarietà nei confronti di una decisione che condivide pienamente e che avrebbe voluto prendere anche lui nella piccola chiesa di Santa Maria della Scala, dove celebra messa e soprattutto insegna a uomini, donne e bambini l’importanza di essere spiriti liberi e coscienze critiche. Nell’omelia, durante la messa della vigilia di Natale, ha voluto sottolineare con forza la necessità di condividere con chi è più in difficoltà, rivolgendo il pensiero e le parole a tutta quell’umanita’ che attraversa il mare per raggiungere l’Italia ma che viene respinta dalle politiche razziste del ministro degli interni Salvini.

Sarei stato tentato anche io, come don Farinella, come segno di protesta o comunque come un grido silenzioso di cristiani, di non celebrare messa. Immaginate se per Natale nessuno nella Chiesa avrebbe celebrato messa, non perché non si voleva celebrare la nascita del Signore, ma per dire chiaramente che il Cristo che tanti italiani aspettano non è il Cristo del Vangelo di Matteo, di Marco, di Luca e di Giovanni, ma è il Vangelo del Governo, che è molto distante da questo. Meno male che non sono io il responsabile di questa Chiesa…. Però stiamo mandando una lettera di solidarietà”.  “Questo è il mio Natale più terribile”, ha aggiunto durante l’omelia. “E’ il mio Natale più triste. E forse non solo il mio, anche il vostro.  Dove sta nascendo il Signore? In una terra dove non c’è posto per l’uomo. In una casa dove prevalgono ingordigia, avarizia, voglia di essere sempre i primi. “Prima gli italiani…”. In questi giorni un bambino nasce in mezzo al mare, si chiede asilo, l’Italia si rifiuta perché “è un pericolo pubblico…”. In questo Paese è diventato delinquenza dire anche ‘ama il prossimo tuo’. Ma non possiamo perdere la speranza, non possiamo starcene con le mani in mano. E’ Papa Francesco che ci dice che abbiamo bisogno di rivolta interiore, di manifestare”.

La Piccola Comunità Nuovi Orizzonti ha quindi sentito il bisogno, assieme a Padre Felice Scalia, di scrivere una lettera di adesione alla scelta di Don Farinella, ‘perché non si senta uno strambo per aver fatto un gesto profetico che condividiamo‘. Di seguito pubblichiamo il testo.

“La celebrazione del Natale interroga ogni comunità (cristiana, religiosa, laica, civile) sul senso del suo stare insieme. La memoria di fede della nascita di un Dio che si fa uomo nascendo nella povertà di un viaggio senza accoglienza, dovrebbe mettere in crisi i limiti del nostro cuore, inquietare le nostre coscienze, aprirci a una rivoluzione interiore che metta prima di sé gli altri, spingerci a rifondare la nostra convivenza (comunitaria, sociale, civile, nazionale) in base a quei principi di amore, accoglienza, nonviolenza, dono di sé e perfino della propria vita che Gesù ha incarnato in maniera assoluta e radicale nella sua vita. Invece rassicura i “turisti della fede”, come li ha definiti Don Farinella, parroco di S. Torpede a Genova, decidendo di tenere chiusa la sua parrocchia per il Natale 2018.

Di fronte alle scelte politiche di chi mette “prima degli altri, noi”,  – è scritto nel documento della Piccola Comunità Nuovi Orizzonti – non possiamo non condividere la ribellione espressa da Don Farinella, perché Gesù è venuto a testimoniare l’esatto opposto. Dal suo primo momento di vita (quando richiama misteriosamente attorno a sé la parte umile, laboriosa e affaticata della società: i pastori dormienti in una fredda notte decembrina), fino all’ultimo suo respiro (quando, dopo aver ripudiato l’uso della spada per difendere la sua incolumità, pone il dono della propria vita come segno dell’amore più alto verso ogni uomo), Gesù ha sussurrato, vissuto, gridato nell’abbandono in croce: “prima di noi, gli altri”.

Per questo è ipocrita celebrare il Natale plaudendo rassicurati a chi sceglie di chiudere porti e Paese, lavandosi le mani del sangue di giusti. È ipocrita celebrare il Natale senza levare una voce di protesta contro politiche che, prima di essere antistoriche e miopi, sono antiumane e oscurantiste. È ipocrita riempirsi la bocca di “radici cristiane” per la società nazionale e ripudiare nelle scelte di governo del Paese i valori di Gesù. È blasfemo recitare preghiere e brandire il Vangelo nei comizi elettorali per poi tradirne il messaggio e le istanze nei provvedimenti che si assumono.

E non è accettabile la risposta di chi pretende di relegare alla sfera privata l’attivazione dei doveri di solidarietà che sono alla base della convivenza civile. Non può dirsi cristiana una società che respinge con la violenza delle porte chiuse chi chiede aiuto, condannandolo a una “irregolarità sociale” che deriva non dalla sanzione ad azioni antisociali di cui si è personalmente responsabili, ma solamente dal fatto di non esser nati in Italia e di cercare nel “civile” occidente un rifugio operoso dalla guerra, dalle persecuzioni o dalla fame. Il cristiano che ha ricevuto la responsabilità di guidare la comunità non può rivendicare orgogliosamente il ripudio dei valori di Gesù.

Noi celebriamo il Natale chiedendo a Gesù che nasce di ridonarci il messaggio di amore, speranza, emancipazione dell’umanità che vorremmo incarnare nella nostra esistenza e nella nostra resistenza a una società malata, ipocrita e, nei fatti, anticristiana. Celebriamo il Natale  – conclude la lettera – esprimendo la nostra vicinanza e il nostro apprezzamento a chi, per scuotere la coscienza nazionale, rifiuta con clamore di celebrare un Natale ipocrita“.