LA SCOPERTA: C’è il messinese Spadola tra i ricercatori. Si credeva estinto ma il Boa delle Sabbie vive in Sicilia

26 Dicembre 2018 Culture

Si pensava fosse una specie già estinta e mai presente in Italia: invece l’Eryx Jaculus, il noto Boa delle Sabbie si trovava ad Agrigento, Caltanissetta e persino vicino a Licata.

A scoprirlo uno studio condotto da un equipe di zoologi costituita da Gianni Insacco, direttore scientifico del Museo di Storia Naturale di Comiso, in collaborazione con Filippo Spadola, del dipartimento di Veterinaria dell’Università degli Studi di Messina e da Salvatore Russotto e Dino Scaravelli dell’Università di Bologna.

L’Eryx Jaculus: il Boa delle Sabbie.

Catturati vivi e studiati circa sei esemplari, il team di studiosi ha potuto appurare la presenza di una moltitudine di serpenti. I quali,  vivono nella pianura alluvionale “Piana”, sita vicino al fiume Salso.

I “serpenti proiettili”, come li chiamavano gli antichi greci, sono un specie molto rara. Gli esemplari, infatti, si trovano soltanto nei Balcani del Sud, in Grecia, Nord Africa e in Medio Oriente.

Specie non velenosa, il Boa delle Sabbie cattura e uccide soffocando le sue prede (lucertole, topi e lumache) fra le spire. È lungo circa mezzo metro, vive nascosto sotto terra ed evita la luce del sole. Inoltre, è assolutamente innocuo per l’uomo.

Proiettili per i greci

«I Greci erano soliti impiegare serpenti come proiettili da gettare sulle navi avversarie prima dell’assalto, per creare scompiglio e paura e in genere usavano vipere private del veleno o, in alternativa, specie simili come il Boa delle Sabbie», spiega Gianni Insacco.

Gli antichi greci, dunque, usavano proprio i serpenti per terrorizzare i soldati.