26 anni fa l’assassinio di Beppe Alfano

8 Gennaio 2019 Inchieste/Giudiziaria

«Beppe Alfano, al quale mi legava una sincera amicizia e un sodalizio politico, era un giornalista ‘scomodo’ che non faceva sconti a nessuno. Una scelta, quella di volere fornire un’informazione libera e democratica, che ha pagato con la vita. Giornate come quelle di oggi servono per riflettere e sensibilizzare ancora di più l’opinione pubblica sull’importanza e sul ruolo fondamentale della stampa, ma anche per ricordare l’impegno di chi ha sacrificato la propria vita per questo modello di giornalismo».

Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in occasione del 26mo anniversario dell’uccisione del corrispondente del quotidiano ‘La Sicilia’ da Barcellona Pozzo di Gotto.

“Ventisei anni fa veniva ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto il giornalista Beppe Alfano – ricorda il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Giulio Francese -. Anzi, giornalista non lo era ancora, il tesserino lo avrebbe avuto alla memoria anni dopo. Faceva l’insegnante ma il giornalismo era la sua passione. Gliene venivano in tasca pochi spiccioli, ma non aveva importanza, al cuore non si comanda. E Beppe Alfano ci metteva il cuore nelle sue cronache, la serietà e il rigore di chi ama questo mestiere e rispetta i lettori. E teneva gli occhi aperti, per raccontare tutto ciò che vedeva, che sapeva, come deve fare un buon giornalista. E scriveva, dalle pagine de La Sicilia con cui collaborava, di abusi, sprechi, inadempienze nella pubblica amministrazione, ma anche di mafia e degli intrecci, in quel territorio, con politica e massoneria. Scriveva e le sue parole davano fastidio. E non hanno esitato a ucciderlo per metterlo a tacere. Ventisei anni dopo, ricordiamo quel sacrificio, ricordiamo la serietà professionale di Beppe Alfano, il suo rigore, il suo essere giornalista vero. E pensiamo ai tanti giornalisti-collaboratori di oggi che si riconoscono nel suo esempio e nel suo rigore e vanno avanti, con passione e dedizione, nonostante siano pagati poco e quando capita, nonostante le minacce e gli insulti via social. Un pensiero anche alla sua famiglia, alle sue fiere battaglie per onorare la memoria di Beppe, che ha dato fastidio anche da morto. Un pensiero e un abbraccio particolare alla figlia Sonia, indomabile nelle sue battaglie in nome della legalità, esponendosi a seri rischi. E che non ha esitato a rinunciare alla scorta per sottolineare le “disattenzioni” di chi dovrebbe garantire la sua sicurezza. Una decisione che ci preoccupa e che getta una cupa luce su questo anniversario”.