MAFIA. L’AVV. LO CASTRO SECONDO IL PENTITO GRASSO: IN RAPPORTI CON ROMEO PRIMA DEL 2011

9 Gennaio 2019 Inchieste/Giudiziaria

Nella sua seconda lunga deposizione al processo Beta sulla “cupola” mafiosa a Messina, dopo quella del 30 novembre scorso, ieri l’imprenditore pentito Biagio Grasso ha continuato il suo lungo racconto sull’impasto tra i mafiosi del gruppo Romeo-Santapaola, funzionari, affaristi e imprenditori, con la copertura pseudogiudiziaria dell’avvocato Andrea Lo Castro («era il nostro legale a 360 gradi»), che poi è lo scenario principale del processo.

Erano quasi le cinque del pomeriggio quando è finita l’udienza. E l’elenco del groviglio di operazioni immobiliari, alcune non andate in porto, che l’imprenditore ha ricostruito con una grande lucidità nonostante il tempo trascorso, è stato parecchio lungo, sul canovaccio delle domande che a turno gli hanno posto i sostituti della Dda Liliana Todaro e Fabrizio Monaco. E chi ‘governava’ tutto questo ‘mondo di mezzo’ messinese delicato da Grasso? Secondo il pentito erano in quattro: “Andrea Lo Castro e per questo ho detto si era formato un direttorio, diciamo che le strategie su come muoverci, indipendentemente da quello che potevano essere le indicazioni legali, le faceva insieme a me, a Carlo Borella e a Vincenzo Romeo”.

Grasso, che nel 2010 quando spostò i suoi affari a Messina da Barcellona e dalle nostre parti veniva presentato come «… socio di Vincenzo Romeo persona di fiducia già vicina al clan di Pippo Gullotti», tra il 30 novembre e ieri ha riproposto per esempio le storie delle società Carmel, Seggi, Edil Raciti, XP, Else Spa, Demoter, Cubo, B.G. Costruzioni, Brick e Solea. Oppure della «… “Matura” sì, è una fiduciaria di Carlo Borella, con sede in Lussemburgo gestita da un ufficio a Lugano, dove io ci sono stato e… dove lui controllava alcune quote della Demoter e aveva tutta una serie di… diciamo di accordi parasociali e di scritture private con altri imprenditori, fra cui Nino Giordano».

Oppure della società «… Calos Srl, dove Lo Castro sapeva al 100 per cento che nell’operazione c’era direttamente Vincenzo Ercolano che era… fittiziamente rappresentato da tale Petralia Antonio di Paternò, in questa società». E ha anche parlato di alcune conoscenze “di peso” acquisite nel tempo: «… direttamente Vincenzo Ercolano, Roberto Vacante, il figlio di Nitto Santapaola diretto, Francesco Santapaola, in virtù di un’estorsione o un recupero somme ai danni dell’architetto La Spina in riferimento ad un vecchio affare che La Spina aveva fatto con i capi storici del clan Santapaola negli anni ’80 e di cui ho riferito…». Ha riferito di «… Michele Spina comunque personaggio noto anche alla criminalità, perché Michele Spinaper chiarire è il nipote di Sebastiano Scuto nonché proprietario dell’ex gruppo Alis e nonché soggetto vicino al clan Laudani, cosa confermata anche da Vincenzo Romeo successivamente». Ancora ha affermato che «… Vincenzo Romeo procurò circa 3 milioni e mezzo di euro in contanti a Michele Spina raccogliendolo tra investimenti che ha fatto lui personalmente e gli investimenti che hanno fatto famiglie, a detta di Vincenzo Romeo e poi confermato anche da Spina, importanti della Sacra Corona Unita e diciamo di… e di altri clan criminali calabresi».

IL RUOLO DI ANDREA LO CASTRO

“Le chiederei di analizzare un pò più nel dettaglio questa posizione processuale”. E’ iniziata così ieri l’udienza del processo Beta. Ovvero quando il sostituto della Dda Liliana Todaro ha chiesto all’imprenditore pentito Biagio Grasso (foto) di riprendere da dove aveva interrotto il 30 novembre scorso.: la figura dell’avvocato Andrea Lo Castro, incastrata nel contesto del processo con le figure di Vincenzo Romeo e degli altri. A raccontare la cronaca della deposizione è Nuccio Anselmo su Gazzetta del Sud. Grasso, rispondendo, ha detto tra l’altro che “i rapporti, quelli che ho potuto constatare io, iniziano nel 2011, anche se sia Lo Castro sia Romeo Vincenzo si conoscevano precedentemente a questa data, per rapporti loro personali“. E che i due si conoscessero ben prima del 2011 Grasso ieri ha dichiarato di averlo appreso da entrambi. Lo Castro avrebbe poi confermato a Grasso di sapere che “…Enzo Romeo era figlio di Francesco Romeo nonché cognato di Nitto Santapaola, e quindi persona di riferimento a quel gruppo”. Un’altra domanda del pm: Lei fino a quando ha proseguito l’attività imprenditoriale con Romeo e Lo Castro?”. Risposta: “Fino a quando poi i rapporti con Romeo si sono un pò deteriorati, e soprattutto con Lo Castro, quando assunse l’incarico, in maniera diciamo un pò borderline, della Di Stefano Costruzioni, che era in netto contrasto con la XP Immobiliare, che era la società mia, per quanto riguarda l’operazione dei 64 alloggi di villaggio Aldisio“. Ma solo con lui, perchè “i rapporti con Romeo continuarono”. Il periodo in cui ruppe il rapporto? “fine 2014, inizi 2015”.

Secondo quando ha poi riferito ieri Grasso e pubblicato su Gazzetta del sud, l’avvocato Lo Castro in più occasioni per conto dei Romeo propose il rimedio delle “false fatturazioni” per aggirare i problemi che si erano via via proposti, e avrebbe ideato anche frodi fiscali.

Altra domanda del pm: “Ci sono stati episodi in cui è stato invece l’avvocato Lo Castro a rivolgersi ai Romeo per risolvere qualche sua problematica?”. Risposta: “Si, una in particolare…è stato con un imprenditore di Catania, di cui non ricordo il nome, che si è precipitato nel suo studio, minacciandolo in maniera violenta, diciamo anche di percosse, in quanto a detta di questo imprenditore gli aveva fatto perdere una causa al tribunale di Catania, perchè non l’aveva seguita bene”.

Si riprende il 21 all’aula bunker del carcere di Gazzi. Ma c’è pendente una richiesta di ricusazione presentata dai difensori nei confronti di uno dei giudici, Lettera Silipigni.