27 Gennaio 2019 Giudiziaria

‘BALANCE’, IL GIP MASTROENI: COSI’ SI ‘SPORCA’ LA SACRALITA’ DELL’ACCOGLIENZA

Vittime come «oggetti» e «merce di scambio», anche se minorenni. Carnefici «rivelatisi soggetti senza scrupoli e privi di qualsiasi umanità». Nella seconda categoria vengono individuati Rita Ihama e il marito Monday Imarhiagbe, che per la Procura di Messina sono i «capi e organizzatori dell’associazione criminale». In che modo? «Stabilendo le strategie operative, impartendo ordini e disposizioni» agli altri componenti, «mantenendo i contatti con gli altri membri dell’organizzazione di stanza in Nigeria e Libia».

Elementi, questi, riconducibili al primo dei due temi sui cui si fonda l’integrazione dell’ordinanza sulle esigenze cautelari, firmata dal gip Salvatore Mastroeni. Che ravvisa, tra le altre cose, il «rafforzamento delle esigenze cautelari per la ulteriore gravità delle condotte anche valutata in altri procedimenti per Giovanni Buscemi», l’ex vigile del fuoco messinese di 71 anni che insieme a Ihama, Imarhiagbe e Precious Ovbokhan Igbinomwanhia, si trova da venerdì mattina nella prigione di Gazzi.

Come si legge in un articolo di Riccardo D’Andrea sulla Gazzetta del Sud in edicola, l’esigenza di integrazione, proposta dal sostituto procuratore Maria Pellegrino (in conferenza stampa, al Comando provinciale dei carabinieri, era presente la collega Giovannella Scaminaci), sulla base delle indagini effettuate dal Nucleo investigativo dell’Arma, trova pienamente d’accodo il giudice sulla «gravità dei fatti».

Nel caso di Buscemi, Mastroeni si richiama a un altro procedimento da cui emerge un altro indizio «assolutamente coerente» rispetto agli elementi emersi nell’operazione “Balance”, condotta dal tenente colonnello Ivan Boracchia e dai suoi uomini.

Il gip definisce addirittura uno “scempio” i reati perpetrati, visto che siamo nel campo «dell’impossessamento di beni destinati ai migranti», dopo che lo stesso Buscemi «passava le informazioni sugli sbarchi all’associazione, per reclutare schiave e schiavi, e chiedere due “nere” in cambio». Così, «le bimbe nigeriane sono da salvare in mare e qui in Italia», come nel caso «del singolo volontario che ne vuole due alla volta come Buscemi». Ciò spinge il gip a puntare l’indice verso “le maglie di controllo prossime a zero”, anche perchè “è notorio il punto dove le nigeriane si vendono a Messina e anche dove si vendono i minori non accompagnati maschi”. Non solo: esprime “l’orrore giuridico per le bimbe e per l’uso dei colori per indicare essere umani”, a maggior ragione “se si approfitta di ruoli di accoglienza, sporcando un attività che dovrebbe essere sacra”. E che dire delle “mille strutture che crescono se prendono soldi statali e poi tengono e consentono in limitati casi l’operare di schiavi del sesso e del lavoro sfruttato o il mendicare o delinquere”? Semplicemente “fanno cattiva opera quando la loro è meravigliosa nei limiti della giusta mercede”. Tornando ai viaggi della speranza, l’Italia (“povera”) viene presentata quale ‘eldorado’. Un mezzo, questo, “per illudere e far partire giovani per poi soggiogarli col credito”, “creando dei virtuali schiavi, se non disperati”. Quindi, “il volontario che ‘vuole le nere’ fa reato di gravità inaudita”, così come se “ruba il cibo ai poveri”. E tale condotta è talmente “grave che proporzionato è solo il carcere e cosi’ si ribadisce una seconda volta per Buscemi”. Da ciò deriva il fatto che occorre indirizzare la lente anche su quanto accade successivamente agli sbarchi. Inoltre, rileva il gip Mastroeni, nel comportamento degli attuali indagati si “ravviserebbe in astratto il concorso in Italia ad associazione mafiosa internazionale, ma non ritualmente contestato correttamente per eccesso di presupposti perchè più che intimidazione e omertà c’è dominio di territori e uomini, lo schiavismo è un plus, il controllo del territorio è effettivamente in Libia, una parte strutturale si consuma all’estero”. Alla luce di tutto questo il giudice conferma le misure adottate nell’ordinanza. E ancora: “I morti in mare, gli schiavi, la prostituzione, le associazioni criminali, i ladri di vite, di anime e di soldi, i criminali che pianificano questo genocidio non interpellano le sole coscienze ma il pm, il giudice penale e lo Stato tutto”. In conclusione il gip traccia un parallelismo tra ‘l’abominevole criminale sterminio degli ebrei” e quello che “si ripete ora su un’altro popolo innocente”. Il che impone al giudice di “cercare di valutare su associazioni di qualsiasi tipo”, su “mandanti di qualsiasi livello”. Anche se si rischia la vita. In nome di una nobile causa: “Disvelare e fermare nel singolo processo un tratto di genocidio”.

 

L’ORDINANZA DEL GIP PAROLE COME PIETRE

Sono parole come “pietre del nostro tempo di naufragi sfruttati” quelle che il gip Salvatore Mastroeni ha distillato nell’ordinanza di custodia cautelare, per delineare il contesto e raccontare della barbarie, dello sfruttamento, della schiavitù, dei guadagni sporchi all’ombra dei migranti.

E questa importantissima inchiesta della Procura di Messina e dei carabinieri del Nucleo investigativo, spia di un modus operandi europeo delle mafie transnazionali, è purtroppo solo una “goccia” disvelata nel “mare” che accade giornalmente davanti ai nostri occhi. Senza che nessuno se ne accorga.

Ecco cosa scrive il gip in un passaggio: “Inquinare, approfittare, dirigere, arricchirsi su questa esigenza umanitaria è arricchirsi sulla pelle dell’uomo”. E ancora: “Creare questa che il giudice definirà una sorta di cancro criminale, che aggrava e peggiora, una esigenza umanitaria vera, è crimine contro l’umanità, come lo appare appunto la messa in vendita delle bambine nigeriane, ampiamente documentata probatoriamente nelle indagini. Nel presente procedimento, che per casi ma mostra quasi tutti i campi dei reati connessi alla tratta, manca, con non raggiungimento della gravità assoluta in astratto rappresentabile, quello dello spostamento anche di terroristi, fenomeno emergente in dato solo di conoscenza generale, in coeve indagini di altra Procura, e la prova del finanziamento dalla tratta per armi per terroristi, nonché, per completezza, il traffico, la vendita di organi umani, gli omicidi per espiantare organi”.

Per il gip c’è “… la prova della gravità del fatto anche, ancora, per i suoi disastrosi effetti riflessi, inserire la tratta nell’immigrazione, al di là di ogni altro rilievo evidenziato, sfruttare, irridere e approfittare delle maglie della accoglienza, contaminare proprio la accoglienza che dovrebbe restare sacra, ma questo – osserva il magistrato -, sin dai soccorsi in mare gestiti da scafisti che chiamano o fanno chiamare le unità di soccorso, volte a salvare, non servire la tratta, fino all’approfittare dei ruoli di volontario, calcolare i soldi pagati, i benefici di essere minori non accompagnati, è fare mercimonio di un dramma, è fare mercimonio dell’umanità e dei suoi abitanti”.

Cosa è la tratta? Cosa accade nel Mediterraneo? La risposta è sempre nelle parole del gip: «Si affronta in questo procedimento il segmento della tratta e la sua grave infiltrazione nella immigrazione clandestina sotto due aspetti essenziali: uguali sono i mercanti di uomini che si arricchiscono su poveri immigrati schiavizzandoli per quel pezzo di viaggio che non finiscono di pagare, per lo sterminio che ne fanno, di schiavi o meri uomini in cerca di futuro, perché e la vita loro è preziosa da salvare sempre ma, per gli schiavisti, rispetto all’affare, ha valore zero perché i soldi che girano sono da viaggio in yacht, e abbandonarli in mare anche a morire su gommoni è strategia stragista per ottenere, anche riempendo il mare di morti, realizzazione al guadagno schiavista e no, al grave disegno di un inserimento di schiavi e approfittare di una accoglienza che, da sacra, in questi casi diviene usata ed inspiegabilmente cieca. Gli aiuti e la loro portata si conosce, le mille strutture che crescono se prendono soldi statali e poi tengono e consentono in limitati casi l’operare di schiave del sesso o del lavoro sfruttato, o il mendicare o delinquere, fanno cattiva opera quando la loro è meravigliosa nei limiti della giusta mercede».

“Buscemi ruba e vende il cibo”

Il gip tratteggia anche la figura dell’indagato Giovanni Buscemi. E scrive che in questi ambiti c’è l’assoluta necessità “… di scongiurare i reati ‘scempio’ perpetrati, per il livello indiziario. In più manifestazioni e nello stesso campo. Arrivati al livello del denaro, dell’impossessamento di beni destinati ai migranti, dopo che Buscemi passava le informazioni sugli sbarchi all’associazione, per reclutare schiave e schiavi, e chiedeva due ‘nere’ in cambio”. Buscemi, scrive ancora il gip, insistendo più volte sullo stesso concetto, “… passava le informazioni sugli sbarchi all’associazione, per reclutare schiave e schiavi, e chiedeva bimbe nere in cambio… donne bambine destinate alla prostituzione, a Messina in Italia in Europa, sotto gli occhi silenti di troppi”. Ma faceva anche altro, era un “… volontario che ruba e vende il cibo… che ruba il cibo ai poveri”, che “fa un reato di una gravità inaudita”.