Gotha 7, chiesti oltre 270 anni di carcere per il clan di Barcellona

5 Febbraio 2019 Inchieste/Giudiziaria

E’ arrivato ad una tappa cruciale il processo abbreviato Gotha 7, la più recente operazione antimafia della Dda di Messina  a Barcellona Pozzo di Gotto. Stamane il procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e il sostituto Fabrizio Monaco hanno chiesto al Gup Salvatore Mastroeni di condannare tutti e 30 gli imputati, sollecitando pene dai 2 ai 14 anni di reclusione, per 271 anni e 6 mesi di carcere complessivamente.

Alla sbarra ci sono tutti nomi di peso della storica gerarchia della cosca ma soprattutto le nuove, agguerrite leve, i più giovani che si preparavano a prendere le redini della cosca. Ma la retata delle forze dell’Ordine, Carabinieri e Polizia insieme, a gennaio del 2017 ha messo fine a tutto, spedendo 40 persone in carcere.

Oggi i PM Di Giorgio e Monaco hanno tirato le fila delle indagini, confermando per tutti le ipotesi d’accusa iniziali, messe in piedi grazie al contributo dei collaboratori di giustizia, le intercettazioni e i pedinamenti dl Ros, le verifiche della Squadra Mobile.

Gli investigatori, dopo le precedenti operazioni antimafia che hanno assicurato al carcere duro i capi storici del clan, quelli che avevano preso le redini alla metà del decennio scorso, alleandosi con i “mazzarroti”, il clan stava riorganizzandosi affidando in particolare le estorsioni ai reggenti, alcuni nomi già noti altri imprenditori incensurati. Agli atti dell’indagine anche i rapporti tra insospettabili, o incensurati chiacchierati ma mai finiti in inchieste, e i mafiosi storici.

LE RICHIESTE DI CONDANNA

Ecco le richieste: 12 anni di reclusione per Antonino Antonuccio; 10 anni per Antonino Bellinvia, Tindaro Calabrese, Massimo Giardina, Alessandro Crisafulli, Antonino Giuseppe Treccarichi, Sergio Spada e Carmelo Salvatore Trifirò; 7 anni per Salvatore Santangelo e Santino “Gigi” Benvenga; 7 anni e mezzo per Giovanni Calderone e Salvatore Chiofalo; 1 anno per Domenico Chiofalo (in continuazione con le precede denti condanne); 11 anni e mezzo per Sebastiano Chiofalo, Francesco Foti e Massimiliano Munafò; 12 anni per Antonino “u lupu” D’Amico, Giuseppe Antonio Impalà, Francesco Carmelo Messina; 3 anni per Antonino De Luca Cardillo e Tindaro Santo Scordino; 14 anni per Mariano Foti, Ottavio Imbesi, Tindaro Santo Scordino; 9 anni per Fabrizio Garofalo, 5 anni per Alessandro Maggio, 13 anni per Agostino Milone; 2 anni per Carmela Milone, Antonino Polito; 10 anni e mezzo per Domenico Giuseppe Molino.

Le pene sono state calcolate “al ribasso” di un terzo, perché gli imputati hanno optato per il rito abbreviato. Hanno cioè accettato di farsi giudicare in questa prima fase, alla fine delle indagini, senza passare per il dibattimento processuale, ottenendo una riduzione della pena.

Si torna in udienza l’11 e il 19 febbraio prossimi per le arringhe dei difensori. Poi la parola passerà al giudice per la sentenza.