Estorsione, condannati capi del clan di Santa Lucia sopra Contesse

8 Febbraio 2019 Inchieste/Giudiziaria

Otto anni ad Antonino Spartà, fratello del boss Giacomo, e 9 anni e 4 mesi al reggente Gaetano Nostro. Non ci sono dubbi che c’erano i vertici del Clan di Santa Lucia sopra Contesse dietro all’estorsione dell’impresa di servizi catanese impegnata all’Università di Messina.

Il giudice per le indagini preliminari Maria Militello ha chiuso ieri sera il processo in abbreviato, decidendo le due condanne per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nostro e Spartà sono difesi dagli avvocati Salvatore Silvestro e Antonello Scordo.

Ad inchiodarli era stata la Squadra Mobile, che aveva scoperto l’estorsione mentre effettuava l’indagine “Matassa”. I poliziotti avevano scoperto che la ditta che effettuava in sub-appalto la pulizia all’ateneo e la manutenzione degli impianti di condizionamento dell’Iacp di Messina era sotto la protezione del potente clan della zona sud. Protezione che aveva un prezzo ovviamente, quella di due assunzioni.

L’impresa aveva infatti tra i suoi dipendenti Gaetano Nostro, assunto nel dicembre 2015 e impiegato in ateneo,  e Antonino Spartà, dal gennaio 2012 assunto come elettricista.

Alla fine degli accertamenti, la Dda aveva chiesto ed ottenuto il provvedimento cautelare per entrambi, già detenuti per altri guai giudiziari.