LE RIVELAZIONI DEL PENTITO VIRGIGLIO – LA MASSOMAFIA DELLO STRETTO: Il Ponte, il Porto di Gioia Tauro e gli esami facili nell’Ateneo di Messina

21 Febbraio 2019 Inchieste/Giudiziaria

DI ANTONIO MAZZEO ED ENRICO DI GIACOMO – Ministri, ‘ndrine, frammassoni, faccendieri e costruttori per governare le Grandi Opere in Calabria a partire dai lavori di ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio e di quelli per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. A rivelare le occulte trame ordite per accaparrarsi le ingentissime risorse finanziarie destinate ai maggiori programmi infrastrutturali destinati al sud Italia è il collaboratore di giustizia Cosimo Virgiglio (nella foto di copertina), già ai vertici della massoneria italiana ed ex fiancheggiatore della potente cosca dei Molè della Piana di Gioia Tauro. Virgiglio è stato sentito il 18 febbraio come testimone al processo che vede imputato a Reggio Calabria l’odierno sindaco di Imperia, Claudio Scaloja (foto sotto), pluriministro di Forza Italia negli esecutivi di Silvio Berlusconi (dell’Interno nel biennio 2001-2002, per le Attività produttive nel 2005-06 e per lo Sviluppo economico nel 2008-2010), accusato di aver favorito la latitanza in Libano dell’ex deputato forzistaAmedeo Matacena, condannato a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa e attualmente residente a Dubai.

 

 

“Era il 2005 più o meno, stavano facendo i lavori per l’ammodernamento per l’autostrade e le famiglie della Tirrenica non volevano scontri”, ha raccontato il collaboratore di giustizia. “A loro non piaceva fare danneggiamenti e attentati perché attiravano l’attenzione delle forze dell’ordine”. Così – come riporta la giornalista Alessia Candito nel Corriere della Calabria – le ‘ndrine tentarono la strada dell’accordo previo, tramite il cosiddetto sistema Ugolini “di cui il pentito faceva parte e che per anni avrebbe lavorato come una sorte di Stato parallelo, in grado di determinare l’evoluzione politica, economica e sociale dell’Italia”. Un sistema interamente in mano alla massoneria, al cui vertice ci sarebbe stato Giacomo Maria Ugolini, ambasciatore della Repubblica di San Marino in Vaticano. “C’era il gotha del potere e con quel mondo la ‘ndrangheta aveva rapporti solidi e strutturati, cementati da comuni interessi e complementari esigenze”, spiega Virgiglio. Così quando il colosso delle costruzioni Impregilo ottiene i lavori dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e vince il bando per il general contractor per la progettazione esecutiva e i lavori di costruzione del Ponte sullo Stretto, il clan Molè invia un proprio uomo di fiducia per discutere l’affaire con il gran maestro Giacomo Maria Ugolini. “L’uomo cui i Molè delegano la trattativa è Carmelo Cedro”, spiega Cosimo Virgiglio. “Si tratta di un imprenditore, nel settore della costruzione dei biliardi e dell’affitto delle macchinette da gioco. Lui e la famiglia, suo padre in particolare, sono stati sempre vicini ai Molè anche per legami di parentela. Erano le persone di fiducia per determinate situazioni, anche perché avevano molte amicizie nelle forze dell’ordine. Carmelo Cedro da sempre scalpitava per entrare nei Templari (…) Quando Impregilo si aggiudica gli appalti e si prepara a dare il via ai lavori, i Molè si rivolgono a lui. Cedro chiese di intervenire a Ugolini, che scese in Calabria per una riunione durante la quale venne discussa l’intera questione. E Ugolini alla fine gli disse ti mando dal ministro dell’Interno e andò da Scajola. Lui per Ugolini era uno che sapeva muoversi con Impregilo… Un giorno l’ho chiamato e mi ha detto che era in viaggio. Mi fa, sto andando da Claudio. Cedro all’epoca aveva una macchina particolare, una coupé. Rocco Molè in quel periodo era contento perché era riuscito a entrare nei lavori dell’autostrada…”.

Non è la prima volta che il collaboratore Cosimo Virgiglio riferisce in merito agli interessi del potente clan di Gioia Tauro per le grandi opere in via di realizzazione in Calabria. Nel marzo 2010, deponendo in videoconferenza al processo Cento anni di Storia, dinanzi al tribunale di Palmi, Virgiglio si era soffermato in particolare su come si fosse mosso il boss Rocco Molè per accaparrarsi parte dei cantieri del Ponte sullo Stretto e la gestione delle attività del Porto di Gioia Tauro. Rocco Molè fu poi ucciso in un agguato nel febbraio del 2008 in contrada Ciambra, Gioia Tauro, per ordine dell’ex cosca alleata dei Piromalli.

Numerose le attestazioni da parte dei giudici sulla “straordinaria attendibilità” del collaboratore. Agli atti del processo in cui è imputato l’ex ministro Scajolaè allegata in particolare una informativa redatta il 19 aprile 2018 dalla Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria su una fitta rete di relazioni tra imprenditori, politici, clan e massoneria, alla base della quale ci sono proprio le rivelazioni dell’ex “fratello” Cosimo Virgiglio. “Considerazioni sull’attendibilità di Virgiglio sono state fatte da due GIP del Tribunale di Reggio Calabria nell’ambito dei procedimenti penali n. 9339/2009 RGNR DDA da cui è scaturita il 2 luglio 2016 l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Giorgio De Stefano +7 (c.d. Operazione Mammasantissima) e n. 3798/15 RGNR DDA con l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Giuseppe Graviano +2 in data 14 luglio 2017 (Operazione‘Ndrangheta stragista)”, scrivono gli inquirenti della DIA.“Cosimo Virgiglio ha avviato il proprio percorso collaborativo nell’ambito del procedimento Maestro, nel quale era stato tratto in arresto per la partecipazione all’associazione mafiosa cosca Molè, federata ai Piromalli sino al 2008. La sua collaborazione è stata decisiva in uno dei procedimenti di maggiore importanza mai celebrati a carico della ‘ndrangheta tirrenica, il processo Cento anni di Storia. E’ stato uomo di fiducia dei Molè per conto dei quali movimentava imponenti capitali che venivano investiti nel settore della contraffazione e delle importazioni tramite il Porto di Gioia Tauro, professionista colto, già massone di provata fede, appartenente alla Loggia Garibaldini d’Italia”.

In riferimento alla sua affiliazione massonica, Virgiglio aveva confermato ai magistrati il contenuto di un memoriale redatto il 9 agosto 2013 da un altro collaboratore di giustizia, Antonino Lo Giudice, in cui era riportata la descrizione di una “società segreta costituita da tre tronconi: una legalizzata – di cui facevano parte professionisti di alto livello come giudici, servizi segreti deviati, uomini dello stato; la seconda da politici, avvocati, commercialisti; la terza da criminali con poteri decisionali e uomini invisibili che rappresentavano il tribunale supremo che giudicavano la vita e la morte di ogni affiliato, tutti uniti in unica potenza incontrastata”. L’informativa della DIA riportava in sintesi pure il contenuto di due successivi verbali d’interrogatorio di Cosimo Virgiglio. “Egli riferisce dei rapporti fra la Loggia Garibaldini d’Italia, la loggia coperta diGiacomo Maria Ugolinidenominata Grande Oriente di San Marino e i Molè/Piromalli”, si legge nel verbale  del 24 marzo 2015. “Virgiglio riferisce del ruolo avuto da lui stesso e da Carmelo Cedroed i suoi fratelli. Riferisce che lui è uscito da tale contesto quando si stava concretizzando l’alleanza fra Garibaldini/Molè e Grande Oriente di San Marino (…) Riferisce del progetto di pilotare la scarcerazione di Mommo Molè per motivi di salute attraverso Cesare Previti ed il dott. Ceraudo/Ceravolo medico del DAP Boccardelli, segretario di Ugolini, condannato per 416 bis c.p. in Appello nell’operazione Maestroe Giorgio Hugo Balestrieri presidente del Rotary di New York uomo di punta della loggia di Ugolini (già ufficiale della Marina Militare, già iscritto alla Loggia Propaganda 2, come risulta dagli atti della Commissione Parlamentare d’Inchiesta presieduta dall’on. Tina Anselmi, Balestrieri è attualmente imputato innanzi al Tribunale di Palmi, per rispondere del delitto di concorso esterno nella cosca Molè, reato per il quale è stato raggiunto da misura cautelare, confermata in sede di gravame (…). Riferisce del ruolo di grande influenza in Calabria, in quanto legatissimo a Licio Gelli, di tale omissis di Cosenza, persona inserita nel contesto della loggia di Ugolini che può a sua volta considerarsi una sorta di continuazione della loggia Propaganda 2 in quanto connotata dai medesimi obiettivi di potere e soprattutto dalla struttura copertae segreta, senza contare i legami personali fra Licio Gelli, Ugolini e Balestrieri ed i medesimi legami che la loggia di Ugolini aveva, al pari della P2, con gli ambienti e la finanza vaticana (non a caso Ugolini era ambasciatore di San Marino presso il Vaticano, anzi decano degli ambasciatori di tutto il mondo presso il Vaticano). La ‘ndrangheta utilizzava tale struttura per ripulire il denaro garantendo in cambio la gestione a favore di tale struttura segreta dei flussi elettorali a favore dei soggetti politici”.

Il 19 aprile 2016 Virgiglio rivelava alla DIA di Reggio Calabria altri inediti particolari sui rapporti tra le cosche calabresi e le logge massoniche dell’area dello Stretto. “Sono entrato o meglio mi sono avvicinato alla massoneria per il tramite del messinese Carmelo Ugo Aguglia, nobile messinese, intorno alla fine degli anni ‘80”, dichiarava il collaboratore. “Io frequentavo l’Università di Messina. Per la verità iniziai a frequentare il Rotary. Il Rotary era un trampolino di lancio per entrare nei GOI (Grande Oriente d’Italia, NdA). Il tempio di Messina che si trovava nella zona del Papardo. Ricordo che fra gli altri frequentatori di questi ambienti massonici di Messina vi era Franco Sensi, presidente della Roma Calcio. Nel 92/93 arrivò a Messina, da Reggio Calabria, la soffiata su di una indagine sulla massoneria. In quello stesso periodo Aguglia mi fece entrare nell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, che è un sodalizio organico al Vaticano. A capo di tale Ordine vi era Mons. Montezemolo, zio di secondo grado del più noto Luca Cordero. La cerimonia di iniziazione si celebra in chiesa. All’interno dell’Ordine vi era Elio Matacena”.

 

 

Nel corso dell’interrogatorio, Cosimo Virgiglio si soffermava poi sul “mercato degli esami gestito dalla massoneria deviata di Messina; dei collegamenti fra tali ambienti e i Piromalli; delle controversie che intorno a questo mercato erano insorte e del conseguente intervento dei Piromalli e, in particolare di Domenico Piromalli il vecchio (defunto); dei collegamenti – indiretti – di Pino Piromalli con il Gruppo Ligresti, nel settore immobiliare lombardo avvenuto sempre per il tramite di una loggia massonica; delle banche Credito Cooperativo del Tirreno di San Ferdinando, fondata grazie ai buoni di Cosentino, massone di Cittanova, legato a Gelli ed Alliata, utilizzata dalla ‘ndrangheta, (banca poi fallita) e di quella del Cosentino stesso fondata e creata a Cittanova…”. Venivano prodotte ed allegate al verbale del 19 aprile 2016 “n. 6 foto di recente scattate dal dichiarante che ritraggono paramenti massonici nonché n. 3 foto di cerimonie massoniche cui partecipò il dichiarante; la tessera di iscrizione alla massoneria del 2002 del dichiarante; n. 2 foto di cene svolte a margine di riunioni massoniche a Reggio Calabria; n, 10 fogli contenenti i verbali di riunione massoniche; n, 2 fogli contenenti l’elenco delle logge Garibaldine d’Italia; documento di 5 fogli relativo alla inaugurazione di loggia massonica; stampa di un convegno svolto presso Villa Vecchia dal PD, a dimostrazione della notorietà del luogo; n. 2 lettere di rinuncia all’obbedienza massonica e relativa busta; richiesta della loggia Garibaldina indirizzata al sindaco di Sant’Eufemia di Aspromonte; foglio del giornale Quotidiano della Calabria del 27 marzo 2003 in cui vi è articolo sulle iniziative della gran loggia; n. 1 foto dell’Ugolini; n. 1 foglio su cui con grafia manoscritta sono indicati dei nominativi di aspiranti massoni da parte di confratelli. Tale appunto veniva conservato in quanto contenente l’indicazione – fatta nel 2006 – di Mulè (in realtà Molè) Michele detto Michelino cioè il cugino di Rocco ed il fratello di u ganciu”.

“La struttura massonica calabrese era molto ampia ed era composta da una parte visibile ed una invisibile”, riferiva inoltre Virgiglio ai magistrati della Direzione Antimafia. “Nel 2004/05 Franco Labate, medico di Reggio Calabria, si era rivolto a Peppe Piromalli per creare un punto di contatto con Licio Gelli; nell’estate del 2005, Ugolini mi confidò che i Templari erano espressione di poteri deviati pericolosissimi, riconducibili a Licio Gelli, ad Antonio Campana, a loro volta collegati ai Piromalli ed a omissis; Villa Vecchia era utilizzata per incontri promiscui tra prelati, di cui Ugoliniaveva ampia prova…”.

“Virgiglio, che, come si è visto, oltre ad avere un comprovato rapporto organico con la cosca Molè-Piromalli, era documentatamente, un massone di lungo corso (produceva anche la sua lettera di dimissioni dalla Loggia Garibaldini d’Italia del 2006) dunque, oltre ad essere lui stesso la prova vivente della commistione fra le due militanze, quella massonica e quella mafiosa, era la persona che più di qualsiasi altra, era in grado di riferire dei rapporti fra le due citate entità”, conclude la DIA di Reggio Calabria nella sua informativa del 19 aprile 2018. “Oltre confermare (sul solco di Di Bernardo, Lauro, Barreca ed altri ancora) la commistione fra le due entità, Virgiglio specificava come Gelli ed i suoi uomini avessero un ruolo attivo non solo nei contesti massonici che operavano in Calabria, ma anche nei rapporti con le cosche e in particolare quelle tirreniche dei Molè/Piromalli…”.