TUTTI I DETTAGLI – LA SENTENZA: CONDANNATO A 4 ANNI E MEZZO L’EX CONSIGLIERE CICCIO CURCIO

10 Aprile 2019 Inchieste/Giudiziaria

 

Dopo cinque anni di dibattimento, è arrivata stasera la sentenza del processo Via Facile, con al centro alcune pratiche edilizie del Comune di Messina tra la fine del decennio scorso e l’inizio di questo.

Il “principale protagonista” dell’inchiesta, diretta dal vicequestore Fabio Ettaro (foto), era Francesco (Ciccio) Curcio (foto), ex consigliere comunale, arrestato per corruzione nel 2013. Oggi per lui la Procura, rappresentata dal PM Antonio Carchietti, aveva chiesto la condanna a 5 anni e 9 mesi per tutte le accuse contestate. Il Tribunale lo ha condannato a 4 anni e mezzo, assolvendolo da una delle accuse contestate.

LA SENTENZA della Corte presieduta da Mario Samperi (presidente) e Valeria Curatolo e Alessandra Di Fresco è arrivata poco dopo le 20. Ecco il dettaglio: 2 anni e 7 mesi per Roberta Curcio, 2 anni per l’imprenditore Aurelio Arcoraci, Giuseppe Bonaccorso e Antonino Scimone; 3 anni e 2 mesi al dipendente Comunale Biagio Restuccia e Luca D’Amico, 3 anni a Luigi Ristagno. Assolti per non aver commesso il fatto Enzo Pinnizzotto e Placido Accolla (da tre capi d’imputazione ciascuno).

Nel pomeriggio il PM Antonio Carchietti aveva chiesto soltanto due assoluzioni, quelle di Pinnizzotto e Accolla, che non avevano materialmente preso parte ai verbali “incriminati” delle Commissioni, e per tutti gli altri condanne tra i 2 e i 3 anni, ad esclusione di Curcio.

I giudici hanno poi assunto altre così dette “pene accessorie”, alcune interdizioni. Così, Francesco Curcio, D’Amico e Restuccia non potranno svolgere uffici pubblici per cinque anni, Curcio padre e figlia non potranno avere incarichi dalla pubblica amministrazione per 3 anni lui e per la durata della pena Roberta. Per Arcoraci, Bonaccorso e Scimone pena sospesa e non menzione. Cadono i reati per un capo d’imputazione (D) contestato a Francesco Curcio e per due capi (C e F) di cui rispondeva Ristagno. 

Il Tribunale ha infine rigettato la richiesta di risarcimento del WWF, costituitasi parte civile. Il Comune di Messina non si era invece costituito.

Collegio difensivo composto dagli avvocati Gianluca Gullotta, Carmelo Vinci, Marcello Scurria, Isabella Barone, Nunzio Rosso, Carlo Zappalà, Pinuccio Calabrò, Cinzia Picciolo, Enzo Grosso e Roberto Materia.

A dare il via agli accertamenti erano state le dichiarazioni dell’agronomo Saverio Tignino che nel gennaio 2012, lasciati gli incarichi al Comune, aveva denunciato anomalie negli iter di molti progetti edilizi.

GLI INDAGATI INIZIALI

I dieci indagati ricompresi nell’avviso ex art. 415 bis c.p.p. erano Francesco Curcio, ex consigliere comunale ed ex componente della Commissione di Palazzo Zanca adibita alla Valutazione di impatto ambientale; la figlia Roberta Curcio, ingegnere, nonché consulente tecnico di parte; Aurelio Arcoraci, amministratore unico di una società edile; Giuseppe Bonaccorso, imprenditore edile; gli ex componenti della Commissione ‘Via” Luca D’Amico, Luigi Ristagno, Vincenzo Pinnizzotto, Placido Accolla, e il segretario verbalizzante Biagio Restuccia; e infine il privato Antonino Scimone. Le ipotesi di reato erano differenziate: Curcio e la figlia rispondevano di tre capi d’imputazione a testa legati ad altrettanti presunti casi di corruzione, mentre gli imprenditori Arcoraci e Bonaccorso ognuno di un singolo presunto episodio di corruzione; i componenti della Commissione ‘Via” di alcuni episodi di falso in relazione all’attività amministrativa dell’organo; infine Scimone come privato determinatore, in concorso con i Curcio, per un caso di corruzione legato al rilascio di un parere per la realizzazione di una piscina in contrada Guarnacci.

Dall’inchiesta uscì definitivamente l’ing. Massimo Fulci, inizialmente indagato assieme agli altri dieci, per il quale la Procura richiese al momento delle richieste di rinvio giudizio l’archiviazione.

L’INCHIESTA

A lavorare all’inchiesta con il sostituto Todaro sono stati gli investigatori della sezione di Pg della polizia coordinati dal vice questore Fabio Ettaro, che effettuarono verifiche su decine di progetti edilizi, due dei quali, relativi alla realizzazione di complessi tra Sant’Agata e Sperone, a giudizio della Procura erano viziati da un iter illegittimo. I reati contestati maturarono in seno alla Commissione preposta alla valutazione e all’eventuale concessione del benestare a progetti edilizi tenuti a rispettare salvaguardia, protezione e miglioramento dell’ambiente, compresa la conservazione di habitat naturali, flora e fauna selvatiche. Le indagini hanno evidenziato il ruolo centrale di Francesco Curcio, il quale, membro della stessa Commissione, avrebbe prodotto atti contrari ai doveri d’ufficio nell’ambito di analisi di specifici progetti.

LA VICENDA – Tra il 2010 e il 201 2, in seguito ad alcune denunce, la Procura ha puntato la lente d’ingrandimento sulle attività della Commissione comunale Via. La Pg della polizia, coordinata dal pm Liliana Todaro, ha verificato che determinati progetti avrebbero ottenuto una sorta di corsia preferenziale circa i pareri favorevoli, necessari all’avvio della realizzazione di complessi edilizi. Due, su una ventina esaminati dagli investigatori, sarebbero stati viziati da anomalie. Ragion per cui, nel registro degli indagati finirono 11 persone, quattro delle quali (Curcio padre e figlia, Arcoraci e Bonaccorso) originariamente sottoposte ai domiciliari. Il gip dispose la sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio nei confronti di Biagio Restuccia, 60 anni, dipendente del dipartimento Pianificazione urbanistica di Palazzo Zanca. Gli vennero contestate tre ipotesi di falso commesso dal pubblico ufficiale. Servendosi di intercettazioni telefoniche e ambientali, gli inquirenti hanno ricostruito i rapporti con amministratori di società di costruzione o con chi ne curava gli interessi, le cui pratiche sarebbero state favorite a fronte di incarichi professionali conferiti a Roberta Curcio, con parcelle per la redazione di progetti ben superiori ai prezzi di mercato.


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