Europee, il Pd Messina: «Con Bartolo tenteremo di mettere un argine alla deriva razzista, xenofoba e populista»

27 Maggio 2019 Politica

A urne chiuse arriva anche il commento da parte della Segreteria provinciale del Pd di Messina, che fa il punto sui risultati ottenuti.

«Nonostante il clima ormai irrespirabile – si legge in una nota – le urne aperte consegnano al Partito democratico l’onore e l’onere della seconda forza politica in Italia, unica barriera all’avanzata di movimenti che vorrebbero un Paese a due velocità, più avido, più egoista, meno accogliente. E Pietro Bartolo, medico dei migranti di Lampedusa, è il secondo più votato in Sicilia: con lui in Europa, tenteremo di mettere un argine alla deriva razzista, xenofoba e populista che il Paese ha intrapreso dopo le consultazioni Europee”.
«L’affermazione personale di un candidato fuori dagli schemi eppure perfettamente rappresentativo dei valori del Partito Democratico, che ha convinto ed ha attirato il voto di chi si è recato alle urne con coscienza e responsabilità, tanto da aver guadagnato seggi nei collegi Centro e Insulare (per il quale opterà), fa il paio con la riconferma di Caterina Chinnici, deputato europeo uscente che si è fatta valere per il suo lavoro silenzioso, continuo e costante, e per la sua coerenza e competenza: merce sempre più rara in un panorama che predilige apparenza e urla e che premia improvvisazione e pressappochismo. Anche in città – si legge ancora – nonostante exploit politici figli dei tempi e delle circostanze che non avranno vita lunga, il Partito Democratico riesce a migliorare le percentuali di Regionali 2017 e Politiche 2018, passando dal 12,58% al 17,38%, confermando come la politica vada costruita con azioni concrete e responsabili, senza farsi influenzare dal clima avvelenato. Da queste idee, da questi principi, il Pd di Messina vuole ripartire, consapevole che la vera battaglia inizierà adesso, programmando il futuro e prevedendo la ricostruzione dalle macerie che senza ombra di dubbio lasceranno i governanti pro-tempore: che hanno ampiamente dimostrato, sin dalle candidature, che quello che interessava era il risultato, non la rappresentatività dei territori. Lo dimostra la presenza, come capilista, di Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, e di candidati imposti dall’alto o “manovrati” da abili burattinai” di candidati imposti, che per vanagloria personale, hanno abbandonato a sé stessa la città che dovrebbero amministrare “senza se e senza ma”».