‘TERZO LIVELLO’: IL PENTITO NUNNARI ACCUSA PIPPO CAPURRO ED EMILIA BARRILE. “TAVILLA MI CHIESE DI PAGARLI IN CAMBIO DI FAVORI”

31 Maggio 2019 Inchieste/Giudiziaria

di Antonio Mazzeo – La tariffa standard per una spinta per poter cambiare il proprio alloggio popolare nel Comune di Messina? Cinquemila euro secondo quanto ha raccontato ai giudici del processo Terzo livello il collaboratore di giustizia Vincenzo Nunnari. Sempre secondo Nunnari, c’era pure chi poteva intercedere per sbloccare le pratiche per la meritata pensione di reversibilità, in cambio stavolta, del 20% delle somme ottenute. In verità, il racconto del collaboratore non sempre è apparso lucidissimo e non sono mancate le contestazioni del Pubblico ministero e di alcuni degli avvocati difensori. Vincenzo Nunnari, tuttavia, ha ribadito quanto in passato aveva riferito agli inquirenti: negli ambienti criminali si sapeva di poter contare anche sul pregiudicato Marcello Tavilla per incontrare qualche politico di punta della città capoluogo dello Stretto. E quando lo stesso Nunnari avrebbe chiesto a Tavilla un aiuto per un paio di alloggi popolari ed una pensione negata, il pregiudicato, in cambio di denaro, gli avrebbe presentato l’allora consigliere comunale di Forza Italia Giuseppe “Pippo” Capurro (oggi imputato eccellente al processo Matassa sui presunti sostegni elettorali delle cosche peloritane – il Pm ne ha chiesto la condanna a due anni e sei mesi) e l’ex Presidente del consiglio (prima Pd, poi Forza Italia) Emilia Barrile, imputata chiave del Terzo livello.

“Io non credo che facevo parte di un gruppo criminale, ma di un gruppo di rapinatori”, ha esordito Vincenzo Nunnari in udienza. “Io la carcerazione l’ho avuta quando avevo 17 anni, mi hanno arrestato per un tentato omicidio perché ho sparato ad uno. Ho fatto tre mesi e mezzo e sono uscito. Mi hanno arrestato dopo qualche anno per estorsione. Poi per rapina, poi ancora per estorsione. L’ultima carcerazione ce l’ho avuta nel 2003 per tentato omicidio a Giuseppe Leo; ho preso dodici anni e ne fatto sette. Sono uscito nel 2009 e poi sono stato arrestato un’ultima volta nel 2017 per rapina. Ho deciso di collaborare con la giustizia per un cambiamento di vita e poi per l’età che avevo, molto avanzata, ed ero stanco. Non è stata una scelta molto facile, ma alla fine ho scelto di dare un senso alla mia vita”.

A domanda del Pm Fabrizio Monaco su una sua eventuale conoscenza di vicende relative all’assegnazione di case popolari a Messina, il teste ha risposto:Qualcosa di assegnazione sì, conoscevo qualcuno che si interessava di case popolari. Era Giuseppe Capurro, un ex consigliere comunale. Lui era indaffarato all’Istituto Autonomo Case Popolari. Mi è stato presentato da Marcello Tavilla; io l’avevo interessato per mia figlia per farle cambiare casa, essendo che c’ho una figlia disabile e dov’era lei non ci poteva stare. Lei abita in una casa popolare a Zafferia che è nell’acqua, umida, una casa piccolina, non ci si può muovere e voleva un alloggio decente per gli invalidi. Marcello Tavilla me l’ha presentato e Capurro s’è messo a disposizione però ha chiesto cinquemila euro per questo. Marcello Tavilla, rivolgendosi a Capurro, mi disse: Va be’, il cambio te lo faccio fare, gli dobbiamo dare cinquemila euro a Capurro. Io ho detto: Va be’, fai quello che devi fare che poi i cinquemila casomai te li do. Ho domandato a Marcello: Ma come mai mi ha chiesto…? Ma perché glieli dobbiamo dare? E Marcello dice: Lui è un amico nostro e se le cose vanno bene qui all’Istituto Autonomo Case Popolari, non c’abbiamo problema. Gli ho detto io: Ma non c’è più problema per che cosa? A me che mi entra? E lui risponde: No, sono cose nostre. Cioè erano cose di lui, Tavilla, e di Capurro. E delle persone che aveva vicino Capurro”.

“Marcello Tavilla mi ha spiegato che il Capurro aveva grosse conoscenze nell’Istituto Autonomo Case Popolari e che avevano delle cose in programma, cose grosse”, ha aggiunto Nunnari. “Poi io non sono andato nei particolari con Tavilla per sapere quello che faceva o non faceva. Però m’ha detto che era messo, lui, in una situazione che stavano facendo un progetto che avevano tra di loro e se le cose andavano bene, problemi per gli amici non c’erano più. Marcello Tavilla era una persona che prima era affiliato con mio fratello Gioacchino; era anche un amico mio, un amico che conosco da tanti anni. Con Tavilla eravamo nella stessa squadretta io e lui, con mio fratello, in quanto facevamo rapine insieme. Poi quando è uscito dal carcere si è messo con un’altra persona, con un altro clan. S’è messo con il clan di Carmelo Ventura detto Carmileddu, abita a Camaro Superiore, lui è il boss che c’è lì a Camaro. Però Marcello era sempre amico mio e ci vedevamo sempre. Se dovevamo fare qualche lavoro lo facevamo insieme, ogni tanto…”.

Nel corso della sua deposizione, Vincenzo Nunnari ha ammesso di avere incontrato, sempre tramite Marcello Tavilla, pure l’allora Presidente del consiglio Emilia Barrile. “Praticamente c’era la mamma della mia convivente di allora, Nunzia Panarello, che doveva prendere dei soldi arretrati di pensione di suo marito che gli era morto e, poveretta, era disperata”, ha riferito il teste. “Il marito lavorava all’ospedale come infermiere e lei doveva prendere centomila euro di reversibilità perché dopo che il marito era da tanti anni che era morto non gliel’avevano dati. La mia convivente l’ha detto a me. Le ho detto: Guarda, adesso parliamo con Marcello e vediamo quello che si può fare. Ho parlato con Tavilla e lui mi ha dato appuntamento al Municipio. Mi ha presentato la signora Barrile e gli ho esposto il caso e ho detto alla signora: Va be’, gli faccia avere tutti gli ordinatici a Marcello e poi ci sentiamo. L’ho salutata e mi sono allontanato un pochettino e Marcello ha parlato alla signora. Poi Marcello mi ha detto: Vedi, se quella somma di arretrati che deve prendere sono centomila euro, ventimila euro li dobbiamo dare alla Barrile. Gli dissi: Ma te li ha chiesti lei? E Lui: Li dobbiamo dare alla Barrile. Gli ho detto: Va bene. Io poi ho riferito alla mia convivente e lei ha parlato con sua madre. Sua madre disse: No, ventimila euro non glieli do, mi rivolgo all’avvocato e vediamo se posso recuperare i soldi lo stesso. E questo è stato l’unico abboccamento che ho avuto con la Barrile, su questi fatti. Ciò è accaduto prima che mi arrestassero, 2014 o 2015, non mi ricordo veramente le date bene, ma era in questi periodi”.

“Alla conversazione in cui abbiamo parlato per quanto riguardava l’interessamento per recuperare questi soldi di arretrati, di accelerare questa pratica, io ero presente”, ha ribadito Nunnari. “Ma la richiesta di soldi, se la Barrile gli ha detto: Dammi questi ventimila euro su cento, questo a me l’ha detto Marcello, non me l’ha detto la Barrile. Io questo non l’ho sentito, posso giurare davanti a Dio che non l’ho sentita questa cosa. Queste cose Marcello Tavilla me le disse subito dopo che ha lasciato lei. Anzi, addirittura, ricordo che m’ha detto: La Barrile è un’amica degli amici e può arrivare in tutti i posti e ventimila euro glieli dobbiamo dare. Io risposi: Ohi Marcello, riferirò, tutto qua. La signora Barrile disse che lei aveva conoscenze per fare questa situazione, cioè per fargli avere questi arretrati di pensione… Poi come faceva non lo so e non so l’ufficio dov’è che andava lei… Qualche conoscenza, qualche pezzo grosso, qualcuno in alto come ha detto Marcello, ma io non so dove lei si interessava a parlare. Non ho chiesto dettagli, però Marcello voleva i dati della signora per darli alla Barrile. E poi il resto se la vedevano loro”.

Quanto riferito da Vincenzo Nunnari non ha del tutto convinto il Pubblico ministero che ha voluto leggere in aula quanto lo stesso collaboratore aveva verbalizzato agli inquirenti nel corso di un interrogatorio del 27 settembre 2017: Aggiungo che una volta mi recai al Comune in compagnia di Marcello Tavilla per incontrare la Barrile, Presidente del Consiglio Comunale, per chiedere un interessamento di costei per l’assegnazione di una casa popolare alla madre della mia convivente. Mia suocera, tra l’altro, era in attesa di ricevere delle somme di denaro quali arretrati di pensione. Tavilla mi presentò alla Barrile al Municipio, in un corridoio dove c’è il bar, e le chiesi un interessamento per la madre della mia ex convivente. Io poi mi allontanai, li lasciai parlare, perché lo stesso Tavilla mi disse di allontanarmi. Tavilla parlò ancora con la Barrile in disparte e dopo mi disse che ella aveva assicurato il suo interessamento per l’assegnazione della casa popolare, in cambio della somma di cinquemila euro (…) Quanto all’incontro con la Barrile, Tavilla la contattò per telefono davanti a me, per avere l’appuntamento. Questo fatto è accaduto circa due anni fa… “Sì che lo confermo, certo che lo confermo, assolutamente sì”, ha risposto Vincenzo Nunnari dopo la contestazione del dottore Fabrizio Monaco. “Le cose non me le sono inventate… Però abbiamo parlato anche con Capurro di questa cosa, abbiamo parlato con tutte e due persone, signor Giudice. Anche per la casa ci siamo rivolti alla Barrile… Abbiamo parlato perché anche la mamma della mia convivente voleva fare un cambio con un’altra casa popolare vicino, perché lei in quella casa a Zafferia non voleva stare che aveva dei problemi. Voleva cambiarla perché là sopra c’era molta delinquenza, gli scassinavano sempre la casa, gli facevano dispetti e voleva una casa nella parte di Gazzi, quelle case dove c’è il campo sportivo. E poi voleva abitare vicino sua figlia a Gazzi (…) Con la Barrile, in quella circostanza in cui ci siamo visti, abbiamo parlato sia del fattore della casa e sia per la pensione della mamma della mia convivente. Ricordo tra l’altro che quando gliel’ho detto, Marcello Tavilla ha contattato la Barrile per telefono. Tre volte l’ha chiamata. All’indomani o dopo qualche giorno da questo contatto l’abbiamo incontrata al bar al Comune. Quel giorno, non mi scordo mai, la Barrile aveva i capelli biondi ed un giacchettino giallo. Non lo so se ci furono poi dei contatti telefonici tra la signora Barrile e Tavilla, perché quando si sono lasciati gli ha detto ci sentiamo ed ho visto Marcello che gli ha fatto segno con la mano così, ci sentiamo, ma per telefono. Poi non so come si sono sentiti perché io con Marcello per quanto riguardava questo fatto qua, non mi sono interessato più, perché alla signora i soldi non interessavano più. Cioè lei diceva: Io non pago soldi. Poi per la sua casa non ci sono andato più e siamo invece andati la seconda volta per parlare per mia figlia e non abbiamo parlato più della signora, ma non più con la Barrile, ma con Capurro. Però una cosa è certa, che Marcello Tavilla ha detto a me: Se le cose vanno bene qua al Comune, ci sistemiamo tutti. Perché Capurro si faceva forza con Carmelo Ventura, che avevano le mani dentro gli uffici dell’Istituto Autonomo Case Popolari”.

“Poi non se n’è parlato più con la Barrile per il cambio di casa”, ha concluso il collaboratore. “Con la Barrile si è parlato soltanto della pensione e poi non s’è parlato più nemmeno di quella. Per quanto riguarda mia figlia, ne abbiamo parlato sia con la Barrile sia con Capurro, per la casa. Per mia figlia ci volevano questi soldi. Poi, io, siccome convivevo con la signora Panarello, non mi sono interessato più e mia moglie mi ha detto: Hai parlato con Marcello? Ed io: Sì, ho parlato, mi ha detto che ci vogliono cinquemila euro, ed i cinquemila euro glieli dava se faceva cambio. Poi non s’è fatto niente, mi hanno arrestato e di questa cosa non mi sono potuto più interessare. Però, a tutt’oggi, ancora la mia figlia cambio non ne ha fatto. Gli hanno detto no (…)  La richiesta di somme di denaro l’ha fatta Capurro…”.

 

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