MESSINA: CONDANNATO A 2 ANNI E 2 MESI L’EX MARINAIO FERDINANDO ODDAMO

6 Giugno 2019 Inchieste/Giudiziaria

di Edg – E’ stato condannato dal giudice monocratico Rita Sergi a due anni e due mesi, oltre che alle spese processuali e alla confisca delle somme (7 mila euro) sequestrate, l’ex marinaio calabrese Ferdinano Oddamo, 66 anni, che avrebbe ottenuto la pensione di inabilità (“indennità di accompagnamento”) attraverso una truffa.

Il Gip Tiziana Leanza, nel giugno 2016, gli aveva notificato un decreto di sequestro preventivo, mentre il sostituto procuratore Stefania La Rosa, titolare dell’indagine, lo aveva denunciato per truffa in pubbliche erogazioni, frode, falso e falsa perizia.

Il sessantaseienne è in pensione da 13 anni. Per alcuni mesi fu sotto l’occhio vigile degli investigatori che lo pedinarono e filmarono durante tutto il giorno, scoprendo che svolgeva una normalissima vita, compiendo atti assolutamente incompatibili con la sua presunta invalidità totale (“l’indagato assume un contegno incompatibile con la riconosciuta inabilità, guida un’autovettura, usa con padronanza e frequenza un telefono cellulare, deambula regolarmente senza alcun tipo di assistenza o di appoggio, si orienta nello spazio senza difficoltà, realizzando normali rapporti interpersonali con i propri familiari e conoscenti”) e inducendo in errore le commissioni mediche, “procurando a sé un ingiusto profitto consistente nella ricezione della pensione mensile di inabilità erogatagli dall’Inps”.

Oddamo infatti non avrebbe potuto nemmeno uscire di casa per gravissime problematiche legate allo stato mentale («… un quadro di grave compromissione delle condizioni fisiche tale da limitarne in modo pressoché totale l’autonomia di movimento e di pensiero»).

Pochi giorni dopo il sequestro, il tribunale del riesame, con provvedimento emesso il 20.06.2016, accolse parzialmente il ricorso proposto dal difensore di Oddamo, l’avvocato Nino Cacia, annullando il decreto di sequestro preventivo emesso dal gip Leanza su richiesta del pm Stefania La Rosa, ridimensionando il valore del sequestro operato in precenza (127mila euro). I giudici del riesame annullarono il capo e), nonchè riqualificato la ipotesi di cui al capo a) nella semplice ipotesi di truffa.

Intanto il legale del marinaio, l’avvocato Nino Cacia, ha scritto la seguente nota che noi pubblichiamo di seguito:

“Il Tribunale – travisando gli univoci risultati istruttori in favore del mio Assistito che avrebbero dovuto portare ad una sentenza di assoluzione – ha ritenuto di condannarlo, fondando il proprio convincimento esclusivamente sulla base delle impressioni e delle valutazioni fornite dagli operanti ritenute all’evidenza maggiormente convincenti rispetto alle certificazioni rilasciate nel corso di oltre dieci anni da numerosi sanitari appartenenti a strutture pubbliche.​ Sebbene dal dispositivo non emerga il percorso argomentativo, ho ragione di ritenere che siano state valorizzate esclusivamente le impressioni dei verbalizzanti che da un semplice servizio di appostamento in un noto bar cittadino, hanno desunto la falsità della documentazione medica rilasciata da strutture pubbliche. In ragione delle contestazioni mosse all’Oddamo e del rilievo che costui aveva ottenuto l’indennità di accompagnamento e la pensione di inabilità a seguito di pronuncia del giudice del lavoro e di plurime certificazioni rilasciate da enti pubblici ospedalieri, si era chiesto — al fine coadiuvare il giudice nell’adozione di un provvedimento corretto – di disporre perizia sulle effettive condizioni di salute del mio Assistito per verificarne la rispondenza con le certificazioni mediche ottenuto nel corso di ben 12 anni da sanitari diversi. Il giudice ha ritenuto di non effettuare tale adempimento istruttorio. La scelta amareggia e, nello specifico, lede le garanzie difensive di un imputato che – in ragione delle sue documentate condizioni di salute – si vede ingiustamente condannato. Non appena saranno depositate le motivazioni verrà proposto appello anche perchè – a tacer d’altro – è inaccettabile privilegiare impressioni o valutazioni di operanti rispetto a competenze professionali di sanitari appartenenti a strutture pubbliche”.