Messina, estorsioni alla società “Il Detective”: tutti assolti gli imputati

20 Giugno 2019 Inchieste/Giudiziaria

Tutti assolti. Ad oltre dieci anni di distanza dal primo processo. È la vicenda del fallimento della società “Il Detective srl”, che ieri ha avuto un altro pronunciamento davanti alla seconda sezione penale.

Si tratta di ciò che rimaneva in piedi del troncone principale quando, nel 2017, gli stessi giudici decisero che per molti reati e imputati si doveva dichiarare la prescrizione.

Quel giorno quindi il processo proseguì solo per sei dei tredici imputati: Carmelo Altomonte, Antonina Corio, Marco Lenci, Salvatore Privitera, Maria Russo, Vincenzo Savasta. Tutti – tranne Altomonte -, accusati di estorsione ai dipendenti. E dopo dieci anni, i giudici li hanno assolti «perché il fatto non sussiste».

In qualità di dipendenti amministrativi erano accusati di aver obbligato alcuni dipendenti ad accettare pagamenti in nero dello straordinario e in misura minore al dovuto, attraverso la minaccia del licenziamento.

Teste principale dell’accusa per questo capo di imputazione era Salvatore Di Natale, sindacalista aziendale della Cgil: sentito in fase di indagine dalla Guardia di Finanza aveva fatto delle dichiarazioni di accusa nette e dure agli imputati.

La società Il detective, che quando iniziarono le indagini della procura aveva 7 milioni di euro di fatturato e 100 dipendenti, nel 2013 è stata dichiarata fallita.

Fallita è stata dichiarata pure la società Corio srl (ex Vigilnot).

Da quest’ultimo fallimento è nato un procedimento penale per bancarotta fraudolenta che al termine del processo d’appello ha visto condannate Daniela Corio  e Cristina Corio a  3 anni e 6 mesi di reclusione.

Daniela Corio, nell’ambito di un’altra costola dell’inchiesta principale, è stata condannata con sentenza passata in giudicato ad otto mesi di reclusione per rivelazione del segreto d’ufficio: nel corso della guerra societaria aveva chiesto e ottenuto informazioni riservate da impiegati della Prefettura di Messina.