GETTONOPOLI A MESSINA, LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA D’APPELLLO

25 Giugno 2019 Inchieste/Giudiziaria

Depositate le motivazioni della sentenza d’appello del processo sulla Gettonopoli di Messina. Al centro l’indagine condotta dalla Digos nel 2015 le presenze ‘veloci’ dei consiglieri comunali nelle commissioni consiliari al Comune di Messina.

Il processo d’appello si è concluso nel 2018 con 15 condanne e 2 assoluzioni. I giudici dell’appello, nelle motivazioni, prendono in considerazione le tre situazioni: le sedute in cui i consiglieri si allontanavano subito dopo aver attestato la presenza e prima ancora che la seduta venisse dichiarata aperta, poi ci sono le sedute andate deserte per mancanza del numero legale, una terza categoria riguardava presenze in cui il consigliere è stato presente in aula durante i lavori pochi minuti. Situazioni che, spiegano, «sono molto diverse tra di loro e non possono essere unitariamente valutate».

Nella prima ipotesi secondo i giudici «è impossibile parlare di partecipazione». Secondo la Corte d’appello «In questo caso non si tratta di una partecipazione “non effettiva”, ma di una non partecipazione alle seduta che esclude comunque il diritto al gettone».

Diversa è invece la questione della partecipazione alla seduta anche per un periodo breve. Sono i cosiddetti «tre minuti» che erano stati usati come parametro nell’inchiesta. «In astratto – scrivono i giudici – è evidente che anche una partecipazione di qualche minuto può assumere un rilievo ai fini dei lavori di una commissione», «mentre taluno potrebbe prendere parte alla medesima seduta per ore, disinteressandosene totalmente». Per questo motivo il parametro della permanenza per almeno tre minuti «appare anche a questa Corte del tutto arbitrario».

Infine la terza ipotesi quella in cui i consiglieri, dopo aver firmato, andavano via senza attendere la verifica del numero legale. Allontanandosi prima della verifica secondo i giudici «hanno lucrato il gettone di presenza disinteressandosi totalmente della possibilità che, con la loro effettiva partecipazione, la seduta avrebbe potuto regolarmente avere luogo».

Nelle ipotesi in cui il consigliere si è allontanato dalla sala della commissione prima dell’inizio ella seduta e senza farvi più ritorno è impossibile parlare di partecipazione (…). Che, per ritenere la partecipazione a una seduta sia sufficiente presentarsi all’orario della convocazione, apporre una firma e andarsene è interpretazione che, prima che essere manifestamente insostenibile secondo il senso comune, non ha alcun fondamento giuridico (…). In situazioni di questo tipo i pervenuti, consapevoli della prassi per cu le presenze venivano annotate nel verbale, non in seguito ad appello nominale ma facendo riferimento a dei fogli lasciati a disposizione dei consiglieri prima dell’inizio della seduta, hanno apposto a firma su detti fogli al solo scopo di lucrare indebitamente il gettone di presenza pur non avendo alcun interesse a partecipare alla seduta, tanto da allontanarsene prima del suo inizio”.

“E’ certo vero – scrivono ancora i giudici facendo riferimento agli argomenti portati da alcuni difensori – che l’attività politica può essere svolta anche in forme non convenzionali che comprendono anche l’astensione dalla partecipazione all’attività di una commissione o del consiglio comunale (…) A tutto concedere, poi, l’ipotetico atto politico di non partecipare alla commissione avrebbe potuto considerarsi atto legittimo ove non avesse comportato la corresponsione di un gettone per un’attività certamente non posta in essere”.

Sui tre minuti, come detto, i giudici di secondo grado la pensano diversamente rispetto al Tribunale.

“Dette ipotesi – la partecipazione effettiva ma per un periodo estremamente breve ndr – sono assimilabili dal punto di vista morale quali condotte finalizzate a lucrare il gettone di presenza con il solo sacrificio di recarsi negli uffici comunali per il tempo necessario ad apporre una firma. Rispetto a situazioni di questo tipo, tuttavia il silenzio del regolamento comunale su termini e modalità legittimanti la corresponsione el gettone di presenza assume rilevanza decisiva. (…).

Anche in questo caso il richiamo alla effettiva partecipazione appare fuorviante. Pretendere di apprezzare circostanze ulteriori diverse dalla mera presenza fisica in commissione finisce per ancorare il diritto al gettone a elementi che non hanno alcun fondamento normativo. In astratto, del resto, è evidente che anche una partecipazione di qualche minuto può assumere rilievo ai fini dei lavori di commissione, se non attraverso un intervento formale, quanto meno con l’attività di relazione con gli altri consiglieri, mentre taluno potrebbe prendere parte alla stessa seduta per ore, disinteressandosene totalmente. Non è dunque possibile in mancanza di un parametro certo valutare in concreto se il consigliere, fisicamente presente alla seduta, vi abbia anche effettivamente partecipato. Per tali ragioni il parametro della permanenza dei tre minuti appare a questa Corte del tutto arbitrario”.

 

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